Il Museo che rivoluziona i sensi

13119047_1044260252321284_4613659561630072932_nA Bologna esiste un museo che rivoluziona i sensi. E’ il Museo Tolomeo dell’Istituto Ciechi “Francesco Cavazza”, che ho visitato oggi. Aperto da gennaio 2015 in occasione di ArtCity, grazie a un progetto a cura di Fabio Fornasari (architetto museologo) e Lucilla Boschi (curatrice esperto in intermedialità). Un’altra delle sorprese nascoste nel cuore della città. La cosa bella è il racconto che ricombina memorie, conoscenze, testimonianze relative alla storia di Bologna, intrecciata in modo indissolubile con quella dell’Istituto. Visitare il museo significa intraprendere un viaggio attraverso le tecnologie che hanno aiutato generazioni di persone non vedenti. Le prime macchine per la scrittura a caratteri braille, i primi lettori ottici e vocali, sintetizzatori e mappe sensoriali fino ai giorni nostri. La storia diventa così un caso studio sui temi della trasmissione del sapere, dell’innovazione tecnologica più in generale, dell’intreccio tra linguaggi, uno stimolo a ragionare sul tema della collezione e del suo uso. In questo spazio museale, abbiamo il massimo dell’interazione tra il visitatore e gli oggetti esposti, tutto dev’essere toccato. Un paradosso che quasi provoca i musei di pura conservazione, dove tutto quello che è in mostra viene precluso da una teca di vetro. Se volete spendere bene una mezz’ora del vostro tempo andateci, ne vale la pena.

Il Museo Tolomeo è il punto di partenza per intraprendere un viaggio con un punto di vista differente sulla città di Bologna, per scoprire che visivo e non-visivo sono modalità complementari per conoscere la realtà. Idealmente, la prima sala del museo è la Città di Bologna. In particolare, la sezione urbana rappresentata da via Castiglione, che intreccia la storia delle istituzioni cittadine e delle forme di produzione e di creatività che in essa hanno avuto luogo. Una vicenda a volte non raccontata, per certi aspetti sconosciuta.

Varcata la soglia dell’Istituto Cavazza, si entra subito nello storytelling. L’installazione ha un paesaggio sonoro che non rappresenta soltanto un commento audio agli oggetti esposti, ma una drammaturgia che racconta. Sia per i vedenti che per i non vedenti, i suoni entrano nello spazio senza che ci sia la possibilità di capire da dove essi arrivino, contribuendo alla costruzione di una visione analitica, analoga a quella tattile.

Trovandosi all’interno di una struttura che non nasce con vocazione museale, e che racchiude molteplici funzioni di assistenza e formazione durante i propri orari di apertura, al momento la ricettività del pubblico da parte del museo è limitata a 5000 visitatori annui. La provenienza è ad oggi composta in larga parte da bolognesi. Il museo è dotato di didascalie accessibili anche in Braille, al momento solo per la sala denominata “Wunderkammer”, mentre è in programma un approfondimento sui ritratti della Galleria per arricchirne gli apparati didascalici.

Ad oggi il museo è aperto solo su prenotazione, da parte di singoli e gruppi, per i quali vengono organizzate visite guidate. L’ingresso è gratuito. Sono in corso di valutazione modalità differenti per ampliare gli orari di apertura, tramite istituzione di collaborazioni con l’università per far fare agli studenti stage all’interno del museo.

Il museo viene gestito e aperto in particolare dal responsabile museale e dal curatore, che vengono affiancati da alcuni dipendenti dell’Istituto Cavazza che volontariamente hanno scelto di aggiungere questa attività alle proprio funzioni principali. Oltre a essi, collaborano nel tenere aperto il museo i membri di 0GK Associazione per la promozione sociale dell’arte, che ha nella propria storia numerose collaborazioni con istituzioni culturali cittadine come MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna), il DAMS dell’Università degli studi di Bologna e l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Nel 2016 il progetto del Museo Tolomeo partecipa al concorso MuseoMix Italia. Si tratta di un evento internazionale e co-creativo di tre giorni che raccoglie professionisti con vari profili. L’8 ottobre 2015, MuseoMix era sbarcato a Bologna, durante la conferenza internazionale The Creative Museum, organizzata dall’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna. Quel giorno Juliette Giraud e Fabrice Denise sono intervenuti per presentare il case study dell’esperienza di MuseoMix ad Arles e per condurre un workshop pomeridiano. Proprio quel pomeriggio, alla presenza di una quarantina di persone provenienti da enti e musei di tutta Italia, si è decretata la nascita di questa community italiana. L’obiettivo è “remixare” alcuni musei italiani e abbiamo già iniziato a lavorare per conoscere meglio il modello francese e importarlo, adattandolo alle esigenze dei nostri musei e delle comunità che vi gravitano attorno.


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