L’Urlo di BLU e la scelta di Bologna

CdXRZPtWAAA7Dnz.jpg_largeSe ne parlerà eccome di quello che è successo oggi a Bologna, in tutto il mondo. A caldo la penso così. Il gesto che BLU ha compiuto cancellando tutte le sue opere credo sia da rispettare. Con questo urlo, peraltro non da solo, ha voluto dirci quanto per lui sia stato grave organizzare quella mostra (Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano, promossa da Genus Bononiae, con il sostegno della Fondazione Carisbo), in quelle modalità e senza coinvolgere la comunità degli autori e degli artisti della scena urbana. Dobbiamo tutti meditare sul suo gesto e aprire un dibattito vero, perchè l’arte non si può strappare ma va rispettata.

Da assessore al turismo ho cercato di promuovere Bologna anche come destinazione legata all’arte contemporanea e alla street art. Questo è stato e sarà ancora uno dei motivi per visitare Bologna, dunque la cancellazione di quelle opere è chiaramente un danno. Ci dobbiamo però dire che l’arte urbana non è per sempre. Ad un certo punto, che un graffito ed il suo muro vengano rimossi è quasi scritto nel codice genetico dell’arte urbana. Quindi non mi scandalizza affatto quello che ha fatto BLU. Soffermarsi sul danno economico o sul fatto che non ci sarà più un itinerario turistico ora non mi interessa. Al contrario, penso che dobbiamo rispettare la scelta di BLU e riflettere su quello che Bologna vuole essere nel proprio futuro, cioè se ancora vogliamo essere uno spazio per l’avanguardia e la creatività.

Per ora questo, ma avremo modo di parlarne ancora. Ne sono certo.

 


One Comment on “L’Urlo di BLU e la scelta di Bologna”

  1. Federico Berti scrive:

    Istituzionalizzare l’arte di strada è il primo passo per addomesticarla. Un leone in gabbia non ha la stessa voce, questo il motivo per cui s’è arrivati al rifiuto di Blu, perché nonostante la sua dichiarata indisponibilità a collaborare, si è volut museificare lo stesso. Costringendol* al suicidio.

    Purtroppo si continua a parlare di Blu come d’un semplice artista, quando è manifestamente e dichiaratamente espressione di un collettivo antagonista, come ha sensatamente ricordato Wu Ming. In questo articolo ho portato l’esempio di Picasso e Matisse, che rifiutarono di collaborare con il governo americano per l’istituzionalizzazione dell’arte murale:

    http://www.federicoberti.it/street-art-al-bivio-diego-rivera-e-lxm24/


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