Il Bologna FC e la città

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Domenica sera sono stato ospite in studio della trasmissione Tempi supplementari, in onda sul circuito Radio Nettuno – Radio International e condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto, con la collaborazione di Ugo Bentivogli. Di seguito la trascizione dell’intervista, dedicata pricipalmente al rapporto tra la squadra e la città. Il Bologna Fc può essere uno straordinario veicolo di promozione per il nostro territorio. La collaborazione con la società e i tifosi è preziosa in questo senso, ma tutto parte dall’amore per la città e i suoi colori. Nell’intervista abbiamo avanzato diverse ipotesi sulle quali stiamo in effetti già lavorando e molti tifosi si stanno esprimendo. L’argomento ha suscitato molto interesse. Qualche giorno dopo, esattamente il 27 gennaio in occasione della Giornata della Mermoria, il Sindaco Merola ha annunciato l’intenzione di intitolare la curva San Luca ad Arpad Weisz. La proposta arriva dagli studenti della scuola Guinizelli. Weisz, ungherese, ha vinto tre scudetti in Italia, uno con l’Ambrosiana e due con il Bologna, che ha poi portato anche a successi internazionali. Per le sue origini ebraiche fu deportato ad Auschwitz, dove morì con la famiglia. La sua figura è stata riscoperta qualche anno fa da Matteo Marani in un libro. A mio avviso, si tratta di una scelta di grande valore.

Assessore, cosa l’ha colpita di più della vittoria del Bologna a Reggio Emilia contro il Sassuolo?
“Soprattutto il gioco di squadra. Questa settimana tutti ripetevano di quanto il Bologna dovesse dimostrare di avere carattere per riuscire a fare risultato e tutti sapevamo che contro la squadra di Di Francesco non sarebbe stato facile. Il risultato è stato sicuramente bello, in particolare per quanto fatto vedere nel secondo tempo, e mi ha colpito Donadoni al termine della gara quando ha parlato di Zuniga. E’ stato il suo primo pensiero e questo è sintomatico di come abbia preso in mano la squadra. Si tratta di una squadra con molti ragazzi giovani che in serie A devono ancora dimostrare tante cose: questo è lo spirito del Bologna ed  è un bello spirito, che rende merito a Donadoni e a tutto il gruppo”.

Un dato particolarmente importante, oltre che dal campo, è arrivato dagli spalti visto che i tifosi del Bologna erano circa 4mila e sembrava di giocare in casa più che in trasferta. La squadra, in sostanza, riesce a muovere davvero tantissime persone.
“E’ un aspetto fondamentale. In questi anni questa comunità ha sofferto tanto, i tifosi ne hanno letteralmente viste di cotte e di crude e il fatto che vadano in trasferta in così tanti è un bellissimo segnale. Al Mapei Stadium hanno fatto la differenza, erano l’uomo in più in campo”.

Come descriverebbe, oggi, il legame tra la città di Bologna e la squadra di calcio?
“La parola chiave credo sia squadra. In questi anni abbiamo visto come il Bologna calcio, ma più in generale lo sport cittadino, sia stato in difficoltà. Anche quanto accaduto nel basket ci può far capire quanto, nonostante le sfortune sportive, esistono una tifoseria e una passione straordinari. Questo è lo spirito che, in generale, la città ha per le sue cose e per la bolognesità.
Lo ritroviamo in tante cose della città, anche nella tifoseria del Bologna, ed è fondamentale. La nuova gestione del Bologna ha saputo interpretare nel modo giusto il legame che la tifoseria e la città hanno con la squadra mettendoci quel pizzico di internazionalità e di saper fare nel lungo periodo in termini di programmazione, investimenti, denaro e capacità di fare. Questo è molto importante, visto il momento attuale, perché ci mette nelle condizioni giuste per pensare anche le cose per la città per la squadra con lo sesso stile”.

Che sinergie possono nascere tra squadra e città?
“Questo aspetto, legato al turismo, è molto importante. Abbiamo ancora tante potenzialità, siamo la città italiana che cresce di più e stiamo sfiorando i 2 milioni e mezzo di turisti. Il 50% dei turisti sono stranieri, una cifra che fa invidia a Rimini. Non dimentico la crescita dell’aeroporto e dell’Alta velocità. Con il Marconi abbiamo superato i 7 milioni di passeggeri e abbiamo il primo volo intercontinentale per Dubai. Questo ci dice quanto Bologna oggi è in Italia e anche in Europa perché i collegamenti che abbiamo ormai sono semplici: basti dire che ci sono 9 collegamenti giornalieri per Londra. Saputo ha scelto una città che sa essere internazionale nonostante abbia una dimensione media, questa è la nostra forza vincente e il turismo che cresce è proprio un segnale di questo.  Il turismo che cresce significa anche una città che comunica verso l’esterno e una società di calcio che vuole crescere facendo investimenti nel lungo periodo probabilmente ha scelto la città giusta dove mettere le loro risorse rischiando relativamente. Su una piazza come Milano o Roma sarebbe stato diverso. Su Bologna, in questo momento, è un buon investimento”.

In concreto, come si legano le deleghe che ha il suo Assessorato con il Bologna calcio?
“Il Bologna e l’Amministrazione stanno già lavorando insieme. C’è una parola chiave che unisce le mie deleghe, ed è autenticità, che per molti di noi che seguono il Bologna fa rima con bolognesità. Fa però anche rima con quello che i turisti stranieri riconoscono alla nostra amata città. Autenticità è la cosa di cui parlano di più, sono stanchi di andare in città italiane dove di fatto vedono solo tantissimi turisti con ombrellini e macchine fotografiche: realtà che sembrano più Disneyland che una vera città italiana. Bologna ha ancora una dimensione vivibile e autentica. Per essere autentica deve avere molti cittadini che continuano a frequentarla, che la amano, che fanno vivere queste esperienze ai visitatori che arrivano. E’ emblematico che digitando oggi “Bologna” nei motori di ricerca on-line si trovano immagini completamente diverse rispetto a quelle di cinque anni fa, e questo perché milioni di studenti, cittadini e visitatori fotografano Bologna e la loro esperienza anche nel centro storico e riempiono la rete del loro racconto di Bologna. Pensate se i tifosi della squadra fossero coinvolti su questo in maniera molto più strutturata. Penso proprio a tutto lo stadio, a chi segue tanto dalla Città metropolitana quanto da ogni parte del mondo. Abbiamo una grande opportunità, quella di partecipare alla promozione di Bologna nel mondo. Sta funzionando, quindi facciamolo anche con la squadra”.

Si è già parlato di iniziative concrete con il Bologna, magari pensando a pacchetti che comprendano volo, hotel e partita?
“Sì, abbiamo già parlato di questo. Bologna Welcome è l’agenzia che ci supporta nella promozione nazionale e internazionale da ormai un anno e mezzo. Ha un contratto con noi di tre anni, investiamo un milione e mezzo l’anno solo per la promozione della città, lavoriamo con le principali compagnie aeree. Con la squadra abbiamo lavorato sugli sponsor, e il Bologna è l’unica squadra in serie A che ha tra gli sponsor imprese locali: questo, nell’ambito del rapporto con la città, è un aspetto molto importante. Negli ultimi anni sono particolarmente aumentati i turisti inglesi e americani, che vengono a Bologna per fare corsi di cucina, per passeggiare e conoscere la città, fare test drive e vedere il Museo della Ducati. Se, come il Barcellona, anche noi inserissimo tra gli itinerari la squadra, lo stadio e magari un futuro museo all’interno dello stadio sono certo che avremmo fatto bingo. Sappiamo quanto il calcio italiano è forte nel mondo. A Pechino sono entrato in un locale e c’era una persona con la maglia del Bologna. Ero convinto pensasse fosse quella del Barcellona, invece mi ha detto che voleva proprio la maglia del Bologna perché giocando alla play station si era innamorato di un giocatore del Bologna”.

Il Temporary Store in Galleria Cavour ha avuto molto successo per quanto riguarda i turisti. Si può pensare a un luogo fisso in Piazza Maggiore?
“Sì”.

Il nuovo stadio può diventare un volano anche per il turismo?
“Il progetto è stato consegnato alla Soprintendenza proprio nei giorni scorsi. Si tratta di un progetto bellissimo, che punta alla ristrutturazione dell’attuale Dall’Ara. Noi abbiamo un grande dono del Signore, che è quello di avere uno stadio storico e vicino al centro. Io abito dietro allo stadio e so bene cosa significa dal punto di vista del traffico e di altri problemi, ma non c’è dubbio che per chi viene da fuori questo sia un aspetto fondamentale. Alcuni impianti anche di grandi team non sono propriamente un bijoux, il nostro invece è un signor stadio. A Bologna a mio avviso abbiamo due perle: una è lo stadio, l’altra è il Pala Dozza, che dobbiamo mettere a posto: Luca Rizzo Nervo ci sta lavorando. La storia di Bologna, non solo del calcio ma anche della cultura, è passata da lì. Possiamo fare degli investimenti e possiamo anche ottenere risorse economiche da questi investimenti lavorando su questi due spazi. Lo stadio in particolare è vissuto dai cittadini, visto che è uno spazio comunale e pubblico: ad esempio, c’è la piscina che stiamo ultimando. Oltre allo stadio dobbiamo prenderci cura dell’area accanto e progetti come Skeggia, che danno servizi a chi viene alla partita o passeggia in zona, sono fondamentali. Si può partire in bicicletta o a piedi dalla Certosa e si può arrivare fino a Casalecchio al Parco Talon, lungo il fiume e con il passaggio collinare, e questo non offrono tutti a dei tifosi. Di solito ci si aspettano le forze dell’ordine, Bologna è anche un’altra cosa”.

Si potrebbero studiare agevolazioni particolari per quanto riguarda il trasporto pubblico nei giorni delle partite?
“Con il progetto dello stadio si sta ragionando anche sulla mobilità complessiva. Ci sono varie idee, quando il tutto verrà presentato si entrerà nel dettaglio. In ogni caso, certamente sì. Uno stadio che vuole attirare famiglie e vuole avere una valorizzazione commerciale deve necessariamente avere dei servizi e dei collegamenti migliori di quelli attuali, anche perché dobbiamo aiutare la cominutà a non avere sulle proprie spalle quelli che sono i disagi di una partita o altri eventi. Si può certamente portare avanti un progetto in collaborazione con il club e i tifosi”.

Si potrebbe pensare a dei Bologna Point in stazione o all’aeroporto?
“Certo. Abbiamo Bologna Welcome proprio all’arrivo. Stiamo pensando, con il club, di lavorare su questo, si tratta di fare un progetto di marketing e merchandising in questa direzione. Ho trovato il club molto disponibile. Ad esempio Montreal, la città di Saputo, ha legami molto forti con Bologna. Entrambe sono città Unesco, noi per la musica loro per il design. E’ una delle città culturali più interessanti del mondo, un posto straordinario. Oltre alla squadra, tra Italia e Canada, Bologna e Montreal, si possono fare molte cose e credo che lo sport possa essere un veicolo fondamentale”.

Lei ha avuto modo di parlare con il responsabile marketing del Bologna Christoph Winterling?
“Si, e abbiamo condiviso diverse cose. Lui sta lavorando in particolare con l’assessore Rizzo Nervo sullo stadio e su altre proposte. Siamo interessati a sviluppare un lavoro sui giovani, sulle scuole e sulle periferie. Dobbiamo immaginare la Bologna di oggi come un’area metropolitana con un milione di abitanti, le scuole sono un punto fondamentale. Se vogliamo uno stadio vissuto dalle famiglie e con tanti abbonati dobbiamo pensare a delle offerte per loro fatte in un certo modo e dobbiamo anche fare cultura del calcio e dello sport. Dobbiamo pensare allo stadio e al Bologna calcio come un bene comune e dobbiamo partire dalle scuole. Credo che insieme ai club dei tifosi e alla squadra si possa fare molto. Nelle nostre periferie ci sono tanti progetti da portare avanti con gli adolescenti e credo che il Bologna possa essere protagonista non solo come società ma anche come comunità di tifosi”.

La parola chiave è quindi ‘inclusivo’. Un Bologna da 25mila posti non corre invece il rischio di essere ‘esclusivo’?
“Dipende dalla politica dei prezzi che si fa e dal progetto che si porta avanti. Credo che la società su questo sarà molto attenta. Ci sono idee che i tifosi hanno già presentato ed è molto importante che il calcio venga vissuto allo stadio. Dobbiamo riportare la gente allo stadio, anche durante la settimana. Altrove, e l’esempio è ancora una volta il Barcellona e di altri, la cultura dello sport non si limita solo alla partita. Se vogliamo che gli stadi tornino ad avere sembianze ‘umane’, dobbiamo partire da qui”.

Il Comune è in ogni caso sempre stato dell’idea di ristrutturare il Dall’Ara, più che di costruire un nuovo impianto.
“Sì, abbiamo sempre avuto questa posizione, che ha collimato con quella della società. Si tratta di fare un buon progetto e riuscire a realizzarlo nei tempi. Anche questo può essere un buon esempio, rispetto al resto del Paese: dobbiamo ragionare su molti aspetti ma siamo a buon punto”.

E’ possibile replicare iniziative come quella che vedeva i giocatori rossoblù andare nelle scuole? E cosa può fare il Comune in questo senso?
“Noi abbiamo diverse iniziative in cui la squadra potrebbe essere protagonista. Da quest’anno è obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro per i ragazzi delle Superiori e soprattutto questa fascia d’età, scuole Medie e Superiori in particolare, ha bisogno di molto supporto. Credo che vedere un giocatore e un professionista che ispiri la loro vita sia molto importante, in un momento come quello, anche per conoscere meglio la città, non soltanto per ragionare sul loro futuro. Molti non lo sanno, ma ogni 10 anni Bologna cambia il 25% della sua popolazione: quando parliamo di bolognesità, significa non solo essere cittadini ma anche diventarlo, per molte persone che vengono da fuori. E più che agli stranieri mi riferisco agli italiani perché Bologna è ancora una città che riceve molte persone italiane che scelgono Bologna per vari motivi: studio, lavoro, amore, veder affermati i propri diritti civili, la sanità. E diventano bolognesi perché si innamorano di Bologna perché qui realizzano il loro progetto di vita. Il Bologna, come squadra, probabilmente è stato adottato da tante persone che sono venute da fuori. Basta andare in curva: credo che molti non siano nati a Bologna. Il Bologna come fede riesce a far diventare tante persone cittadini. A questo aspetto si lega anche il come prendersi cura della propria città Quando si va nelle scuole, attraverso il calcio si può quindi parlare di tante cose”.

A parte lei e l’assessore Rizzo Nervo, quanto è rossoblù l’attuale Giunta comunale?
“La Giunta è formata al 50% da donne e da uomini e questi ultimi sono certamente più interessati allo sport. Nel nostro caso abbiamo delle docenti universitarie, alcune non sono nate a Bologna e non ho mai chiesto quale sia la loro squadra del cuore. Il sindaco si sta molto impegnando sulla squadra e questo gli sta venendo riconosciuto. Al di là di qualche gaffe fatta, l’importante sono i risultati. Con Saputo c’è un buon rapporto, direi che viene allo stadio volentieri e si diverte e questo credo che sia importante. Penso che sarebbe peggio un rapporto finto. Possiamo dirci una Giunta rossoblù, poi è anche vero che più che alla politica questo attiene all’essere cittadini”.

Il Comune può fare qualcosa per agevolare i tifosi rossoblù di fuori città, che sono quindi bolognesi d’adozione?
“E’ un fenomeno molto importante che hanno molte squadre blasonate. Probabilmente il Bologna ha una sua identità, una sua storia, e questo attira molte persone. Bisogna riconoscersi in una squadra. E’ certamente una cosa su cui possiamo lavorare e su cui stiamo già lavorando. La metà dei turisti di Bologna sono stranieri, bisogna anche ricordare che l’accessibilità di Bologna per tanti italiani è fondamentale. Abbiamo lanciato campagne social come quella di invitare un amico in città e molti ne hanno approfittato per invitare amici da altre parti d’Italia. Grazie anche alla sua Università, Bologna è una delle città più italiane, si arriva da ogni parte d’Italia, si cucina e si parla non solo bolognese e si è tutti dentro la stessa città. E’ una cosa che attira molto più di quanto si possa pensare ed è uno dei segreti di Bologna. I ragazzi della mia generazione spesso sono andati all’estero per lavoro: non la vedo come una cosa negativa, ma dobbiamo essere bravi ad attirarne altrettanti qui e il calcio può essere un aspetto”.

Oltre alla squadra di calcio anche le due torri sono un simbolo della città. Si può lavorare a sinergie?
“Come per quanto riguarda lo stadio, abbiamo presentato in Soprintendenza un progetto, per la prima volta le torri saranno gestite da Bologna Welcome, quindi un’agenzia che si occupa professionalmente di questo. Alla base delle due torri la nostra idea è aprire un punto per il turismo con merchandising e installazioni multimediali che raccontino l’esperienza della torre. Questo Natale avevamo una fila molto importante. Anche questo è un punto interessante sul quale promuovere la squadra”.

Il Comune si è già attivato per far sì che il Premio Bulgarelli non lasci Bologna?
“Sì, l’assessore Rizzo Nervo si sta impegnando in tal senso, ha parlato sia con la famiglia che con chi ha organizzato il premio per trovare il modo di mantenerlo in città. Si tratta di trovare il modo, come si è fatto per la sponsorizzazione della squadra, di trovare persone interessate a costruire un progetto vero e proprio e non semplicemente a sponsorizzare. Se vogliamo dare risalto come merita a questo nome e a questo premio occorre avere progettualità e voglia di tenerlo a Bologna. Noi ci siamo, occorre anche che una parte importante di Bologna che vuole investire ci creda”.

A cosa può portare questa collaborazione tra tutte le parti in causa?
“Io credo soprattutto alle cose concrete, e quindi abbiamo davanti alcuni mesi importanti per Bologna e per il Bologna. Lo stadio è un primo obiettivo, il coinvolgimento dei tifosi nei vari progetti è un altro obiettivo e quindi credo che con Winterling e il resto della società ci possano e debbano essere dei gruppi di lavoro su questo e stiamo lavorando verso quella direzione insieme. Altra cosa concreta è il percorso nelle scuole, sulla tifoseria, la cultura delle scuole e le nostre periferie. Credo che prendersi cura della nostra comunità e della città come tifosi e squadra insieme possa davvero costruire un legame, rafforzarlo e riposizionare un’idea di società rispetto al progetto dello stadio e più in generale della promozione che vogliamo fare. I tavoli di lavoro concreti devono essere su questo, noi come Amministrazione abbiamo il compito di far sì che i servizi in città funzionino, che ci siano gli investimenti giusti. Credo che i tifosi debbano metterci l’anima perché ne hanno tanta e se la inseriscono in questi percorsi il risultato lo portiamo a casa”.

Qual è l’auspicio per il futuro?
“Quello di continuare con il sorriso. Penso che la caratteristica della squadra di Donadoni sia questa. La squadra ha entusiasmo e ragiona come squadra. Credo che la squadra e soprattutto i tifosi si meritino il sorriso”.

Ugo Mencherini – Vittorio Longo Vaschetto – Ugo Bentivogli
Tempi Supplementari



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