Cosa rimane dopo la luce

12311226_896500160441671_4719593391183080831_nDopo la magica serata di sabato, penso si renda necessario immaginare un futuro attorno alle Due Torri di Bologna e al tema della luce. Le vie Rizzoli e Ugo Bassi possono svolgere un nuovo e importante ruolo nella scenografia, rappresentando insieme a Piazza Maggiore il cuore di un distretto culturale pedonale tra i più straordinari del Paese. Pertanto, perchè non mettere in campo un progetto in grado di richiamare persone da tutto il mondo “sotto le Due Torri” nel periodo tra Natale e Capodanno? Un festival delle luci e dei beni culturali, unico nel suo genere, in grado di stupire e sprigionare il massimo di Bologna e della sua grande bellezza, che progressivamente arrivi a coinvolgere anche zone più periferiche nei quartieri della città con la collaborazione e la partecipazione dei cittadini. Un progetto che non si limiti a un evento, ma che ci proponga nuove prospettive per migliorare la viviblità delle aree coinvolte.

Le foto di sabato sera sono molto eloquenti e riportano una delle più imponenti manifestazioni di popolo che si siano realizzate nella storia recente della città. Un lungo ed emozionato corteo ha atteso l’accessione della nuova illuminazione permanente, ai piedi della Torre Asinelli in Piazza di Porta Ravegnana,  via Rizzoli e Ugo Bassi fino all’incrocio con San Felice. Decine e decine di migliaia di persone richiamate unicamente dall’amore per un simbolo civico. Già altre volte, le Torri erano state protagoniste di grandi adunate. La più sentita e partecipata rimane la lettura dell’Inferno di Dante da parte di Carmelo Bene il 31 luglio 1981, per commemorare l’anniversario della Strage alla Stazione. Ora, le Due Torri si possono finalmente scorgere a lunga distranza anche nel buio della sera, non più come prima quando parevano tagliate a metà.

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Vista dalla rocchetta della Torre Asinelli

Per anni, la Torre Asinelli è stata oggetto di interventi di restauro e limitata nell’utilizzo, ma ora è finalmente libera. I TDays nel weekend, insieme al rifacimento (durato un anno) di via Rizzoli, Porta Ravegnana e Piazza della Mercanzia hanno di fatto aperto una nuova prospettiva rendendo quest’area un vero e proprio proscenio. Nel raggio di un chilometro possiamo trovare i principali musei cittadini e spazi espositivi, le chiese, gli itinerari della città medioevale, i mercati rionali tradizionali e molti degli spazi suggestivi dell’estate culturale bolognese. I lavori per il restauro dell’ex cinema Arcobaleno – Modernissimo e del sotto passo Galleria D’Accursio (tra Piazza Re Enzo e Sala Borsa) sono al calcio d’inizio. Uno dei bracci di Piazza di Porta Ravegnana, lo ricordo, è via Zamboni che attraversa la zona universitaria e ricomprende, oltre al Teatro Comunale, un numero importante di istituzioni e collezioni d’arte. In Piazza Maggiore la facciata di San Petronio è stata di recente illuminata, Palazzo del Podestà ristrutturato e tra i momenti più sentiti dalla città vi sono il Cinema i Piazza promosso dalla Fondazione Cineteca e il Capodanno con il tradizionale incendio del “Vecchione” insieme al djset “Dall’alto”.

Ecco, dunque, la mia proposta. Per prima cosa, diamo un ordine alla nostra ricchezza e prendiamoce cura tutto l’anno, tramite un dettagliato progetto di valorizzazione culturale, commerciale e turistica del distretto attorno alla T. Il culmine di visibilità potremmo raggiungerlo con una programmazione dedicata al tema della luce e dei beni culturali, da collocare nell’intervallo tra Natale e il primo giorno dell’anno, già a partire dal 2016 o dal 2017. Un periodo molto interessante soprattutto in chiave turistica. Non servirebbero a questo scopo grandi nomi di cantanti, nè stravolgimenti della nostra preziosa autenticità. Tutt’altro. Investire ogni anno milioni di euro in eventi con nomi di caratura mediatica, può far sbancare al botteghino nell’immediato, ma non rafforza il posizionamento internazionale di una città in modo duraturo. Almeno non come quelle città che sono riuscite ad affermare il loro genius loci in chiave contemporanea. Solo queste ultime, infatti, hanno veramente associato il loro nome a una proposta culturale o a un’esperienza turistica unica a livello mondiale. A mio avviso, Bologna ha tutte le caratteristiche per compiere questo passo.

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Foto di Valerio Greco

Il progetto dovrebbe coinvolgere anche le nostre periferie, che meritano altrettante iniziative di valorizzazione all’interno delle quali la luce può avere un ruolo fondamentale, in campo artistico tanto quanto nella rigenerazione urbana. Sono molteplici, infatti, gli esempi di interventi in molte città del mondo che hanno adottato un sapiente uso delle fonti luminose per rendere più vivibili, belli e sicuri un parco, una piazza, gli spazi di aggregazione. Un disegno di luce può dare nuova vita e prospettive, restituire alla comunità un luogo dimenticato. Molti forse non lo sanno, ma dal 2014 al 2016 a Bologna è attivo un programma di cantieri, 20 ogni anno per tre anni, finalizzati proprio a cambiare tutta l’illuminazione cittadina. Stiamo cambiando insieme a Enel 41 mila punti luce. Le vecchie lampade saranno sostituite con il LED. Avremo così più luce, risparmieremo il 40% sulla bolletta e avremo un sistema di controllo punto a punto. Non più quindi intere strade al buio per problemi tecnici dati da un solo lampione.

Noi bolognesi possiamo richiamare “sotto le Due Torri” migliaia di persone. Le possiamo invitare a vivere con noi una delle esperienze più magiche della loro vita. Già oggi i visitatori esteri ci stanno dicendo che la cosa che apprezzano di più della nostra città è questa, vivere un’esperienza da bolognese. Il turismo straniero cresce ormai da quattro anni a doppia cifra e non si fermerà.

Collocare presso il distretto della T un festival delle luci e dei beni culturali ci porterebbe diritti allo scopo. Abbiamo a disposizione la forma della città e gli spazi da far vivere attraverso una progettazione creativa della luce e dei contenuti, che potremmo affidare a figure competenti reclutabili anche tramite concorsi a livello internazionale. Il tutto avrebbe come punto di forza la magia del Natale. Le giornate del 31 dicembre e 1° genaio richiederebbero eventi di luce, musica ed eventuali altre arti performative in grado di accompagnare migliaia di persone tra le piazze, le torri, i portici e i palazzi di Bologna. Quando parlo di luce non faccio riferimento alle classiche luminarie, ma a istallazioni di light desgin, video mapping e applicazioni digitali. Lione e Torino, le città asiatiche con le manifestazioni delle lanterne, rappresentano da anni un esempio interessante sotto questo profilo. La nostra città dovrebbe individuare anche in questo caso la propria via. Un’identità progettuale peculiare, per l’area urbana medieovale più estesa d’Europa e per le nostre periferie.

In conclusione, questa mia proposta è solo una traccia e una prima suggestione che richiede di essere sviluppata, sia nella sua configurazione di progetto per la valorizzazione del distretto centrale e dei quartieri, sia nella sua fase invernale sotto forma di evento. Su questi fronti, l’Amministrazione sta già lavorando da tempo attraverso alcuni percorsi che ora richiedono di essere ricondotti ad un’unica visione.

P.S.

Tra le occasioni da sfruttare a questo proposito, l’Asse 6 dei fondi struttuali POR FESR. La Regione Emilia-Romagna ha deciso di dedicare risorse specifiche (3 milioni ogni città) per la costituzione di “living lab” (laboratori di coprogettazione con i cittadini) da collocare presso beni culturali da rigenerare. La nostra Giunta ha scelto a questo proposito il sistema di edifici Palazzo D’Accursio, Sala Borsa, Palazzo Re Enzo, Cinema Modernissimo collegati tramite il sistema dei sottopassi di Piazza Re Enzo – Nettuno. Abbiamo dunque un laboratorio di progettazione pronto per quanto descritto sopra, con particolare riferimento all’applicazione delle tecnologie all’interazione e fruizione dei beni culturali.

 

 

 

 


One Comment on “Cosa rimane dopo la luce”

  1. pierluigi molteni scrive:

    La tua riflessione mi sembra molto interessante. Mario Nanni ha fatto esperienze importanti di videomapping a Milano (per la Scala) e Firenze (per la Fondazione Gucci, se non ricordo male). Anche da noi ci fu anni fa la bellissima istallazione di Peter Greenaway in Piazza Maggiore. La luce in questo caso serve a dare una lettura diversa e contemporanea alle architetture storiche, facendole “vivere” attraverso una sorta di autonarrazione. La festa delle luci di Lione è una bellissima manifestazione che è un unicum europeo in cui convivono insieme tante proposte. Nel ns. caso potrebbe essere più circoscritto a due eventi, uno che prende come oggetto le più importanti architetture cittadine e l’altro in periferia, per mano di un artista diverso, in modo da creare una sorta di gemellaggio tra aree diverse e “inducendo” qualità anche all’esterno dei viali. Nel centro storico ci sono “isole” di luce di grande qualità: Piazza Maggiore, le due torri, piazza Minghetti. Sarebbe interessante allargare il recinto. L’area progettuale che hai definito è sicuramente molto interessante, ma è anche dove paradossalmente c’è meno da fare. Penso invece, come prosecuzione ideale del bell’intervento sulle due torri (fino ad oggi di notte era più visibile la torre di Unipol…) ci sia da intervenire su via Zamboni fino a Piazza verdi. Questo sia per un tema di sicurezza, sia di rigenerazione urbana e sociale. Sul tema del concorso, sfondi una porta aperta. Non solo si aumenterebbe la qualità ma permetterebbe un azione di marketing culturale formidabile. Spezzo anche una lancia a favore delle aree verdi dove si fa attività sportiva e dove d’inverno può essere pericoloso addentrarsi (ai giardini margherita ad esempio non si vede una cippa). Un tema progettuale potrebbe anche essere quello.


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