Le città come beni comuni

Conflitti sociali, crisi e mutazione del lavoro, rigenerazione degli spazi inutilizzati, nuove povertà urbane, migranti e rifugiati, cambiamento climatico e dissesto idrogeologico, diritto alla casa. Negli ultimi anni questi temini sono tornati prepotentemente alla ribalta sulla scena politica, non più unicamente a seguito delle campagne promosse da organizzazioni non governative e movimenti. Per la prima volta le città sono diventate il palcoscenico sul quale questi problemi sono piombati prepotentemente pretendono una soluzione. In realtà, in molte comunità e governi urbani, tra la società civile organizzata tanto quanto tra i sindaci,  è esplosa la consapevolezza che le vecchie ricette che contrappongono gli interventi dello ‘Stato’ all’assolutismo del ‘Mercato’ non funzionano più. Semmai, più che risolvere, finisco per dilaniare le comunità locali. A Bologna abbiamo individuato una strada per interpretare questo cambiamento, un cammino che ci ha portato a scegliere i ‘beni comuni’ come paradigma e visione del nostro futuro urbano. Come ho già avuto modo di dire, attorno al tema è stata sparsa retorica a fiumi, coì come attorno a espressioni quali ‘smart city’ e ‘sharing economy’. Recentemente, Giovanni Battistuzzi su il Foglio ha affermato: ‘si è assistito alla creazione, all’esaltazione e poi al tracollo indecoroso di molti satrapi benecomunisti che sbandieravano la gestione comune della città come la panacea di tutti i mali non tenendo in considerazione però che la gestione di ciò che deve essere di tutti non può essere fatto nel modo burocratizzato della pubblica amministrazione, ma deve nascere da altro’. A Bologna abbiamo provato rompere questi schemi lavorando sul fronte concreto dei ‘Patti di collaborazione’ prima e poi sull’affermazione di un’idea di città, nella quale i ‘beni comuni’ non vengano solamente difesi ma immaginati come un giacimento da rigenerare e dal quale estrarre valore sociale, culturale, economico e ambientale. Fattori che abilitano la comunità a fare e a prendersi cura di sè, fattori che redistribuiscono potere prima ancora che reddito. Un metodo democratico scomodo, lo potremmo definire anche così, che ha scompaginato qualche aspettativa e allargato gli schemi politici tradizionali. Da qui gli esempi che ho più volte riportato destinati alla rigenerazione di spazi dismessi che creano opportunità di servizi e lavoro, la collaborazione tra scuole tecniche e imprese, la gestione condivisa aree verdi e strade, la nuova rete civica iperbole e l’utilizzo degli strumenti digitali per abilitare la comunità al ‘fare’, la rete delle ‘Case Zanardi’ e l’emergenza abitativa negli spazi inutilizzati, fino al percorso ‘Collaborare è Bologna’ nei quartieri cittadini per la scelta dei progetti chiave ai quali destinare i fondi europei 2014-2020. Progressivamente, questo nostro metodo è diventato una visione di città a tutti gli effetti, tanto da essere riconosciuto come tale a livello internazionale. Ecco dunque perchè si tiene a Bologna, all’Opificio Golinelli, il 6 e il 7 novembre, la conferenza “The City as a Commons: Reconceiving Urban Space, Common Goods and CityGovernance” organizzata da LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni – progetto in collaborazione tra l’Urban Law Center della Fordham University di New York e l’International Center on Democracy and Democratization (ICEDD) della LUISS Guido Carli di Roma.

Organizzata, con il supporto di Fondazione del Monte di Ravenna e Bologna, del Comune di Bologna e di Fondazione Golinelli, la conferenza dimostra come un’altra attenzione e gestione del patrimonio di tutti sia possibile, come una città possa cambiare con il contributo di una gestione del territorio allargata, una progettualità e un’apertura a più attori sociali nel governo del patrimonio comune. I promotori hanno tratto ispirazione dal ‘Regolamento di Bologna sulla collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni’, nonché da altri esperimenti italiani. E’ la prima Conferenza Tematica IASC che riunisce studiosi, ricercatori, politici, professionisti e innovatori sociali.

La’appuntamento cercherà di sviluppare meglio il concetto di ‘beni comuni urbani’ alle diverse scale, in quali circostanze e contesti emergono, ciò che contribuisce alla loro durata e l’efficacia, e ciò che li minaccia. Sempre più sentita, inoltre, è la necessità di una narrazione condivisa che tocchi anche tematiche strutturali quali le infrastrutture, il benessere e lo sviluppo economico. Trovate il programma qui: http://www.labgov.it/urbancommons, ma vi segnalo in particolare le sessioni aperte a tutti, tra le quali quella di sabato 7 novembre alla quale parteciperò insieme all’Assessore all’economia della città di Barcellona.

16:00 – 16:45 – Saturday | Closing Presentation and Roundtable Discussion

Bologna, Barcelona and the Scientific Community: Designing the City as a Commons

Matteo Lepore, City Commissioner – Bologna and Miquel Ortega, City Commissioner, Barcelona

Sheila Foster, Christian Iaione, Tine De Moor



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