Artisti di strada a Bologna

Hanno fatto notizia i quattrocento euro di multa a Bologna per aver suonato la chitarra in Piazza Maggiore con un’amplificatore. E’ successo sabato sera alle otto e mezza all’artista Michele Lupo, in arte BuskerWolf. Oggi ho avuto modo di intervenire sull’accaduto tramite le pagine de La Repubblica e Il Resto del Carlino. Giovedì 5 novembre alle ore 14, infatti, si riunirà per la prima volta la Commissione Attività Produttive del Consiglio Comunale proprio allo scopo di definire una nuova regolamentazione per l’arte di strada nel centro storico della città. Attualmente il regolamento di polizia urbana permette l’arte di strada libera ovunque con alcune limitazioni, tra le quali il divieto di utilizzo di strumenti di amplificazione. Questa impostazione, a mio avviso, è da considerare alquanto superata con l’avvento delle pedonalizzazioni e dei TDays che hanno molto incentivato il ritorno al centro storico di cittadini e turisti, di conseguenza anche di artisti di strada. A seguito di ciò i classici problemi di convivenza, come in tante altre città del mondo. Un tappeto di suoni e colori, dove tutto viene considerato alla pari, dal suonatore di pentole fino al diplomato al Conservatorio. Naturalmente, per arte di strada non si intende unicamente la musica, ma tutte le forme artistiche come il teatro, i mimi, la pittura ecc. Ora che i cantieri di Via Rizzoli e Ugo Bassi si stanno concludendo, non è più rimandabile un’organizzazione della cosa rispettosa dei luoghi e dei residenti, ma anche finalizzata a valorizzare l’arte stessa. Per questo motivo, da alcune settimane, un gruppo nutrito di artisti di strada che frequentano Bologna sta lavorando con me alla stesura di una nuova regolamentazione che desideriamo sottoporre alla Giunta e al Consiglio.

Giovedì proporrò alla Commissione attività produttive di calendarizzare alcune udienze conoscitive proprio per ascoltare la loro voce, così come quella di residenti e commercianti della zona attorno alla T. Ci sono varie ipotesi in campo, tutte orientate a ribaltare l’attuale impostazione per rendere più efficace e chiaro il sistema. Il mio parere iniziale, poi vedremo dove ci porterà il confronto, è che l’area attorno a Piazza Maggiore vada pensata sempre di più come un distretto culturale e commerciale di grande importanza in particolare nei week end pedonali. Questa parte di Bologna merita un progetto capace di parlare ai bolognesi così come ai tanti visitatori stranieri che nel raggio di un chilometro possano godere di un numero ampio di musei, spazi espositivi, iniziative, luoghi d’interesse. Su questo stiamo lavorando ma non è il post giusto per dilungarmi a proposito.

Seguendo esempi di altre città, sono per indentificare un numero definito di aree nella zona della «T» dedicate dove possano esibirsi gli artisti con nuove regole, nel rispetto della convivenza con residenti e negozi. Queste aree devono quindi essere scelte con cura. Eventualmente qui potremmo permettere un minimo di aplificazione, mentre al di fuori di esse sono per non permettere alcuna esibizione. Il tutto attraverso un sistema di prenotazione e autorganizzazione gratuiti. Se ciò è già oggi possibile in altre città, perchè no sotto le due torri?

L’attuale divieto di amplificazione è un punto cruciale. Ne ho parlato anche con BuskerWolf proprio ieri dopo avere appreso della sanzione. Finora si è assistito ad un paradosso: che un non amplificato, magari con tromba o tamburi, sia molto più rumoroso ma non venga multato. Per questo valuterei l’idea di permettere un minimo di amplificazione, vietando però gli strumenti più rumorosi. Il nuovo regolamento potrebbe essere operativo già dall’inizio del 2016, se il Consiglio lo approvasse. Oltre a questo si potrebbe prevedere anche un appuntamento annuale dedicato a i buskers.

Dulcis in fundo, vorrei che la Commissione sentisse il parere di Beppe Maniglia, multato più di una volte e attualmente senza permesso. Non è quasi mai stato dentro le regole. Il suo rapporto con residenti e commecianti della T è molto negativo perché quando suona impedisce a tutti gli altri di fare attività, compresi i lavoratori. Sono 30 anni che suona a Bologna in queste condizioni. Ora, io non vorrei essere il primo assessore che lo caccia, ma nemmeno l’ultimo che permette a Beppe Maniglia di fare quello che gli pare a scapito degli altri cittadini. Se Beppe è davvero un simbolo della città, si deve assumere oneri e onori dando il buon esempio. Abbassi il volume e rispetti le regole.


26 commenti on “Artisti di strada a Bologna”

  1. Federico berti scrive:

    Gentile Sig. Lepore.
    Interessante la sua proposta di regolamentazione. Come suonatore ambulante mi permetto di farle tuttavia presente alcune cose, nell’intenzione di consentirle un’ottimizzazione dei risultati:

    1) Il gruppo ‘nutrito’ di artisti con cui lei sta collaborando non è affatto rappresentativo dell’intrattenimento popolare e di strada a Bologna. Al contrario, si tratta di una minoranza che negli ultimi 6 anni ha preso possesso brutalmente della piazza scacciandone chi prima la viveva con discrezione da quindici anni, tra cui il sottoscritto e altri.

    2) Il gruppo con cui lei è in trattativa utilizza strumenti di manipolazione del pubblico dibattito e arriva a escludere dal dibattito chiunque abbia proposte diverse dalla ristretta cerchia del loro gruppo dirigente, che si può ridurre a 4-5 persone. Il comportamento che assumono è peraltro spesso aggressivo nei confronti degli stessi colleghi e sono portatori di inutili polemiche fra artisti.

    3) La questione degli amplificatori non è risolvibile con una legge ad hoc perché il problema non è affatto, come questi artisti vorrebbero far credere, una questione di potenza, ma di garbo e buona educazione: 50 Watt per un harmonium di bicchieri non sono la stessa cosa che 5 watt per una chitarra blues distorta. Il problema è quello che suoni e come lo suoni, ma soprattutto come ti poni rispetto al territorio che attraversi.

    4) Purtroppo non basta chiedere prima e dopo al commerciante dirimpettaio se disturba la musica, poiché un suono che è in grado di raggiungere 100 persone contemporaneamente in un raggio di 60-70 metri quadrati, non arriva solo ai commercianti vicini. La strada non è un palcoscenico, non è lo stadio né il teatro olimpico. Le ricordo che il limite per la definizione di ‘concertino’ è 200 spettatori e che il capannello di spettatori occupa una porzione considerevole di suolo pubblico.

    5) I ragazzi che affollano il centro storico di Bologna con i loro spettacolo sono per lo più desiderosi di fama e successo, tendono ad allargarsi quanto più possibile espandendo la dimensione dell’uditorio e aumentando al massimo la loro visibilità. Fanno questo peraltro nella convinzione che la loro sia ‘vera’ arte, senza preoccuparsi dei gusti di chi abita o lavora intorno al posto che si sono scelti.

    6) Questi ragazzi inoltre non hanno l’accortezza di lasciar respirare la piazza, ma tornano e poi ritornano creando un sovraffollamento invivibile. Questo è l’atteggiamento che disturba la cittadinanza. Lei potrà creare un regolamento ad hoc, ma prima o poi incontrerà altre proteste da parte dei comitati cittadini antidegrado, o per la pubblica quiete, come avviene di solito in tutti i luoghi dove si lasci a questo tipo di utenza la libertà d’imporsi a chi subisce la loro arte senza parteciparvi attivamente.

    Caro assessore, da vent’anni svolgo il mestiere del cantastorie e mi creda se le parlo con la franchezza di chi proviene da una tradizione antica per Bologna, come lo è quella dei nostri poeti di strada. Il regolamento che adesso è in vigore, ha funzionato benissimo fin quando gli artisti si sono inseriti con la dovuta discrezione nel territorio.

    I ragazzi che vengono multati oggi pensano di poter vivere la città come se il centro storico fosse un busker festival permanente. Come si sarà accorto, ignorano il resto della città. Non vanno nei giardini di periferia, non decentrano la loro presenza ma si affollano tutti intorno allo stesso raggio come le galline sulla greppia del granturco.

    Il signor Lupo sta usando i media per farsi propaganda e per pubblicizzare il suo nuovo disco, ma se legge bene le sue stesse testimonianze noterà che aveva davanti a sé un centinaio di persone e occupava, come si vede dalle immagini che lui stesso ha pubblicato, un suolo pubblico più grande del mio intero appartamento.

    Perché mai un suonatore ambulante dovrebbe essere autorizzato a farlo gratuitamente, quando tutti gli altri commercianti nei dintorni pagano anche la tassa di smaltimento dei rifiuti, oltre al suolo pubblico? Non pensa che potrà ricevere molte proteste dai residenti, se adotterà diversi pesi e diverse misure per attività sostanziamente simili?

    Lei si rende conto che suddividendo in ‘zone’ e ‘turni’ autogestiti l’area nei dintorni di Piazza Maggiore darà inesorabilmente inizio a un sistema di monopolizzazione mafiosa da parte di persone che hanno già fatto il deserto intorno a sé?

    Spero con tutto il cuore che non commetterà questa leggerezza. Lo spero come cantastorie e come cittadino. Il regolamento attuale è perfetto così. Il ragazzo è stato multato perché i suoi colleghi hanno creato un clima di tensione e scatenato delle guerre sante proprio intorno al problema dell’amplificazione.

    Ora Bologna non ne può più. Chiama i vigili a qualsiasi guaito d’ugola o scricchiolio di rullante. Sarà necessario un periodo di calma, un giro di vite, e tutto ritornerà come prima. Qualche multa verrà ancora fatta ai più molesti, specialmente quelli che (accade più spesso di quanto lei non creda) si fanno scudo della folla tentando di aizzarla contro il vigile di turno.

    Il regolamento così com’è contiene l’interdizione formale dell’amplificatore, ma nessuno era stato multato prima (se si esclude l’ormai anziano gonfiator di borse alla fontana del Nettuno). questo perché Bologna è sempre stata molto tollerante, nessun vigile interviene se non chiamato da qualcuno. Quando c’eravamo noi, questo non succedeva. Eppure suonavamo tamburi, clarinetti, violini e chitarre amplificate. Con discrezione, però.

    Con la richiesta di lasciare il regolamento così com’è, interpellando le associazioni di vicinato che vivono o lavorano nel centro storico. Non studi un regolamento cogli artisti senza interpellare i cittadini! Sono loro che andranno al voto.

    Ringraziandola per avermi prestato la sua attenzione, porgo i miei cordiali saluti e mi dichiaro a disposizione per qualsiasi chiarimento. Pubblicherò questa mia lettera anche sul mio sito web, la inoltrerò ai comitati cittadini di mia conoscenza, in modo che possa avere la massima diffusione sul territorio bolognese.

    Buon lavoro

  2. monia scrive:

    dott. Lepore, l’unica cosa che dovrebbe far notizia è che lei è lì da 4 anni e si accorge solo ora di questi problemi. ne parla come se fosse compito altrui non aver risolto queste cose, mentre era compito suo ma evidentemente non se n’è accorto.

  3. Fabrizio scrive:

    Sig. Assessore, lei sta parlando con alcuni artisti di strada, che definisce “un nutrito gruppo”. Sembra quasi che voglia far sembrare partecipato questo processo amministrativo, ma non lo sarà mai se non è l’amministrazione (con i suoi doveri di trasparenza) a stabilire un metodo partecipativo vero che lasci capire e che documenti gli argomenti e le dinamiche che concorrono alla decisione.

    Inoltre le faccio notare che la parte in causa da sentire non è solo quella degli artisti di strada, perchè un regolamento a postazioni toglierà a tutti i cittadini il diritto di occupare estemporaneamente un metro quadro di strada per esprimersi, che qualcun altro potrebbe avere già prenotato (il che è assurdo!!).
    Il fatto di non arrecare disturbo agli altri cittadini è già definito da leggi esistenti che forse non volete applicare, ma non è giusto che sia il cittadino a fare le spese di questa “pigrizia” amministrativa, perdendo diritti e trovandosi suddito di regolamenti nati da un dialogo che pare svolto tra signoria e corporazione.

    Questo argomento pare una sciocchezzuola destinata solo a fare populismo, in un’Italia che ha già un bel po’ di altri problemi… Se però Lei volesse dare un contributo alla coesione sociale (garantendo pari ascolto e pari diritti a tutti i cittadini indistintamente), anzichè fare distinzioni fra categorie di “addetti” e categorie di non aventi diritti, forse metterebbe la sua goccina di lubrificante su quegli ingranaggi che, quando girano bene, stiamo tutti meglio e ci ritroviamo parte di un sistema virtuoso.
    Saluti

  4. Matteo scrive:

    Cara Monia, interveniamo ora al termine del Cantiere di via Ugo Bassi – Rizzoli. Per un anno la situazione è assolutamente diversa e atipica. Inoltre, non mi sembra di avere scaricato responsabilità su altri. Ora siamo qui che affrontiamo il problema. Non vedo francamente i motivi di questa polemica.

  5. Matteo scrive:

    Salve Fabrizio, grazie per il contributo. Ma quindi tu lasceresti tutto com’è? Ti informo che sono molti i residenti che aspettano questo intervento.

  6. Matteo scrive:

    Ciao Federico, ti invito a dire la tua in Commissione.

  7. Rispondo prima a Monia. Durante la settimana del Ferrara Buskers Festival molto cittadini ferraresi fanno il possibile per prendersi le ferie, perché non sopportano la manifestazione. E’ un’ottima trovata turistica, ma per il residente rappresenta un sacrificio da farsi una volta l’anno.

    Ora la crisi finanziaria ha portato a un ridursi di questi rumorosi festivals e tutti quegli animatori trovandosi a spasso, invadono le piazze nella vita quotidiana portandovi il clima dlela grande festa patronale, il sistema dei grandi cerchi, delle grandi folle. Il malinteso è che quella sia arte di strada. Non lo è.

    Non può essere una sagra tutti i giorni, non può essere sempre Domenica. Anche i tortellini mangiarli tutti igiorni vengono a noia. Specialmente se consideriamo che sono tutti ragazzi molto giovani e spesso non sanno trovare il giusto mezzo tra l’euforia e la malinconia, col risultato che abbiamo spettacoli buoni per chi si ferma mezz’ora, ma insopportabili per chi se li sorbisce due o tre ore.

    L’arte di strada è prima di tutto discreta. Sa farsi amare dalla cittadinanza, come si faceva amare il grande Piazza Marino che peraltro pagava la sua piazzola in Montagnola come tutti gli altri senza protestare. Oggi c’è una piazza dedicata a lui a Bologna, e una via a Bazzano. A questi ragazzi che vogliamo dedicare?

    Se prova a informarsi in Questura, scoprirà che non si arriva a una multa di 400 euro dalla sera alla mattina. Esiste un protocollo per il vigile urbano, che inizia dall’avviso verbale. Uno, due o tre avvisi a voce, prima di intervenire allontanando l’ospite sgradito, comunque solo quando un residente lo richiede.

    La sanzione si fa quando c’è una reiterazione molesta dello stesso reato, dopo ripetuti avvertimenti, e comunque parte dalla somma più bassa. Questo può accertarsene l’artista stesso, cui vengono rilasciati dei verbali. Se l’artista oppone resistenza o fa inutili questioni, specialmente in presenza di una folla, la sanzione aumenta progressivamente.

    Nei casi più gravi si può arrivare ance a 1000 euro e sequestro degli strumenti, ma le parlo onestamente: sono vent’anni che esercito sul territorio bolognese e nessuno è mai arrivato a tanto con me e con tanti altri.

    Mi creda la situazione non è semplice come lei crede. Il comportamento di questi ragazzi che hanno invaso le strade negli ultimi 5-6 anni, non è d’integrazione sul territorio. Sono aggressivi persino coi loro stessi colleghi e sbattono fuori dai loro ‘nutriti gruppi’ chiunque non la pensi come loro.

    Il regolamento attuale era stato studiato dagli artisti stessi in collaborazione col Comune di Bologna e l’allora assessore alla Cultura Roberto Grandi, parliamo degli anni a cavallo del 2000. Ha sempre funzionato finché gli artisti erano veramente artisti ‘di strada’ e non aspiranti popstars da grande schermo.

    L’interdizione dell’amplificatore è sempre stata solo formale. Nessuno è mai intervenuto prima del 2010 se non su esplicita richiesta di un residente. Ora la situazione pè cambiata. Questi ragazzi hanno scatenato una guerra prima contro il loro ‘concorrente’ Beppe Maniglia lamentandosi per la sua amplificazione e facendo una bagarre davvero imbarazzante per l’intera categoria

    Poi si sono lamentati quando le forze dell’ordine hanno rivolto contro loro stessi quel provvedimento di ridurre le emissioni dagli amplificatori. Sul Carlino di martedì ho letto che il signor Buskerwolf aveva 100 persone ad ascoltarlo, sono tante.

    Una folla così i cantastorie la prendevano solo dopo aver avvisato in Comune e comunque esibendo una licenza che ora gli stessi artisti di strada hanno voluto abolire. Si rilegga il mio intervento sopra al suo, Monia. Prima di parlare è bene informarsi per non fare brutte figure.

    La ringrazio ad ogni modo per l’apprezzamento positivo da lei espresso per la categoria nonostante i pessimi esempi di civismo che ne hanno infangato l’onore negli ultimi anni e mi auguro che il signor Lepore non commetta la leggerezza di avallare un clima da Busker Festival quotidiano in città. Questo infatti significherebbe la morte per l’arte di strada e una tortura per molti cittadini.

    Cordialità

  8. Federico Berti scrive:

    Dott. Lepore apprezzo molto il suo invito, se vorrà tenermi informato su quando si terrà la tavola rotonda. Grazie, a presto. Mi auguro che vorrà anche interpellare l’associazione Piazza Verdi e Dintorni, che rappresentano la controparte sociale della categoria e si occupa di ‘vicinato urbano’ da tanti anni

  9. Federico Berti scrive:

    Rispondo a Fabrizio. Sono completamente d’accordo con te. E’ vero che molti residenti aspettano un intervento per regolamentare quella che ormai è diventata un’anarchia intollerabile, probabilmente non sanno che una regolamentazione c’è già e i vigili la stanno semplicemente applicando. Non si deve lavorare sul regolamento, ma sulla rieducazione degli artisti. Concordo sull’idea del vicinato urbano. L’amore si fa (minimo) in due, da soli si chiama in altro modo. E insisto che alla Commissione si dovrebbe invitare anche il Questore, mostrare pubblicamente quei verbali spiegherà tante cose a molti cittadini che non sempre conoscono realtà.

  10. Federico Berti scrive:

    Mi scuso per le sviste tipografiche, sono costretto a scrivere questi interventi di getto, con un Iphone e non riesco a correggere tutto bella copia come vorrei

  11. Fabrizio scrive:

    Grazie delle risposte.

    In primo luogo, come prima ho cercato di esprimere, forse male, è malposto il problema se impostato come dialogo tra categorie. L’artista di strada non è una categoria lavorativa, a meno che non sia uno spettacolo viaggiante (il quale pagherebbe il plateatico e sarebbe sottoposto a vari obblighi formali, fiscali, amministrativi).
    In questo caso la categoria “parte attiva” alla quale il Comune si dovrebbe rivolgere non esiste, perchè è la cittadinanza intera. Non c’è differenza tra uno che si vede spesso suonare per strada e un altro che una volta all’anno decide estemporaneamente di usare il luogo pubblico per declamare le proprie poesie. L’estemporaneità è l’unico elemento che rende questo tipo di occupazione del suolo pubblico plausibile. Un sistema a prenotazioni nega il concetto di estemporaneità, anzi impedisce ai veri estemporanei di utilizzare un pezzo di suolo pubblico che invece gli spetta di diritto.

    Secondo argomento. Le regole di convivenza esistono e bisogna che tutti i cittadini siano responsabili, il che significa essere cittadini liberi. Se si impongono regole di procedura (al di sopra delle regole di convivenza) la situazione diventa diversa.
    Le regole di procedura esistono per regolare attività di interesse lavorativo, ma l’arte di strada (quella libera, estemporanea e a cappello) è semplicemente vita, e attuazione di diritti costituzionali: espressione di opinione, espressione artistica e culturale.
    La deriva avviene per maleducazione dei singoli in quanto cittadini maleducati, ed è bene che i vigili facciano rispettare le regole di convivenza in questo senso, sperando che sia buonsenso (es. avviso bonario prima delle sanzioni).

    Nella pratica: di solito il problema di questo tipo di attività è quello delle emissioni rumorose. Le emissioni rumorose sono tollerate dall’autorità in tutti gli aspetti della vita civile (che così, anche grazie a loro, diventa incivile). Sentire però un artista che si esprime, dà particolarmente fastidio. Non c’è oggettività. Cantieri che superano i limiti di emissione, moto smarmittate, auto smarmittate, schiamazzi di ogni genere (“dottore del b.d.c.”), il telegiornale in dolby surround 40 pollici… va tutto bene. L’arte no, forse viene percepita come un’azione più futile e volontaria del far smarmittare una Harley dal meccanico.
    Esiste però uno strumento che si chiama fonometro. Esiste un limite di legge, che è di +3Db sopra i limiti espressi nella zonizzazione acustica del comune. Non si potrebbe comprare fonometri e istruire qualche vigile ad usarli?
    Il fatto di sensibilizzare gli abitanti al diritto alla quiete, potrebbe essere una bella politica culturale per un comune, se eseguita con equità e per ampliare la cultura del diritto.

    Qualsiasi altro parametro che non sia il Db (amplificazione sì/no, watt, tipi di strumento, ecc) assolutamente non è valido per valutare il disturbo e l’emissione rumorosa. L’adozione di regole di divieto per questo o quell’altro parametro che non sia il Db è una spiacevole discriminazione che va a ledere i diritti dei cittadini.

    Quindi, rispondendo in sintesi alla domanda che mi rivolge l’Assessore: ci sono già le norme sul disturbo alla quiete e sul diritto ad esprimersi. Per qualche motivo i comuni non vogliono affrontare oggettivamente la questione dei rumori molesti e si arrovellano a produrre regolamenti infiniti, aumentando l’incertezza ed i divieti per chi vorrebbe vivere civilmente nel rispetto degli altri. Perchè?
    Perchè non iniziate a misurare i Db?? Si farebbe tanto prima e sarebbe giusto!
    E secondo me sarebbe anche un’ottima risposta ai residenti che aspettano soluzioni.

    Scusate la lunghezza.

  12. Federico Berti scrive:

    @Fabrizio. Grazie per i tuoi interventi, si parla sempre troppo poco dei ‘non professionisti’, la piazza è anche loro, per esempio il gruppo corale del quartiere o altro uso non commerciale dello spazio urbano. Sono d’accordo con te su quasi tutte le istanze che esprimi.

    Ho solo qualche informazione aggiuntiva sul discorso dei ‘decibel’. Non sono sempre significativi, in realtà. Dipendono molto dall’acustica naturale dei luoghi e dal rumore di fondo, non è così semplice misurarli: pensa che il canto di un gallo in alcune situazioni può essere teoricamente fuori dal limite massimo!

    Il problema infatti non è nel volume, non nella potenza, nemmeno nel timbro, ma nel ‘contenuto’. Quanto sai inserirti nel tessuto sociale. Se i residenti vedono in te il ‘loro’ suonatore, o più in generale una persona ‘gradita’. Anche un mendicante può esserlo, a volte. ricordo che un vecchio suonatore cieco lo consideravano tutti molesto, ma quando gli rubarono la fisarmonica tutti fecero la colletta per ricomprargliela.

    Questo essere ‘parte’ di un quartiere non puoi stabilirlo per legge, ecco perché il regolamento urbano ha sempre demandato al buon senso l’uso della piazza. Ora siamo in fase di tensione e la tolleranza è molto ridotta, ma in condizioni normali Bologna è sempre stata aperta a tutti, professionisti e non.

    Il discorso delle zonizzazioni gratuite che propone il dott. Lepore sarebbe molto valido e auspicabile in periferia. Per il centro storico se il tuo pubblico ‘chiude’ ovvero delimita un’area di spazio urbano sottratta ad altre attività, quello è suolo pubblico occupato dal suonatore. Nei giardini di periferia però sarebbe un valido contributo alla riqualificazione urbana.

    Istituire le ‘zone’ nel centro storico e proibire qualsiasi altra attività al di fuori di quelle significa scatenare la guerra degli Highlanders e tagliare fuori tutti gli altri, un impoverimento culturale per la città.

    La mia proposta è di istituire delle arene gratuite nei giardini pubblici per tutti quelli che lavorano ‘a cerchio’, richiesta di suolo pubblico per chi vuol fare assembramento di folla nel centro storico, libero esercizio limitato a un’ora per chi occupa meno di un metro quadrato senza raccogliere una folla e comunque solo nel caso riesca a instaurare un rapporto positivo con la cittadinanza.

  13. Marco scrive:

    Sig. Federico, le mi sembra insopportabilmente ESTREMISTA nel porre le sue questioni,
    non starò a commentare o ribattere le sue assurdità ingigantite ed eccessivamente dettagliate, nemmeno si stesse parlando di un congegno di astro fisica termo nucleare di navicelle per viaggi interstellari, con questo non voglio certo dire che non ci sta a cuore la quiete pubblica, la sicurezza e via dicendo…
    in tempi cambiano, le cose cambiano e le leggi con esse, non vuol dire che se 20anni fa la legge al riguardo andava bene, deve andare bene anche oggi. A me invece sembra che lei ha trovato un suo personalissimo equilibrio nel svolgere la sua attività bolognese e si è abituato ai suo personali parametri e non vuole che si cambi alcuna legge, non gli interessa di chi non svolge la sua identica espressività e non è come lei in tutta la sua singolare personalità.
    Ma si!! trasferiamo gli artisti di strada in periferia!! magari in autostrada! non si può fare spettacolo nel centro storico, ci sono i negozi, c’è chi ci abita e se si ferma un cerchio di persone a godersi uno spettacolo o della musica si sottrare il pavimento pubblico! a parer mio è il caso che si ridimensioni le idee.
    Perdoni il mio sarcasmo nei suoi confronti ma era inevitabile.
    Per quanto mi riguarda sono d’accordo con Fabrizio, e non posso fare a meno di apprezzare l’impegno dell’assessore Lepore, che ha voluto interpellare gli stessi artisti di strada mettendosi a livello di noi normali cittadini in maniera molto genuina e per quanto vedo sta ricevendo critiche ingiuste.
    L’unica “colpa” che può avere su questa questione e di non essere intervenuto prima.
    Continui così e riuscirà a trovare il giusto compromesso per tutti, anche se tutti non si possono fare contenti….difficile fare i politici..
    Saluti

  14. Dottor Stok scrive:

    Gentile Assessore, faccio parte del nutrito gruppo, di artisti con cui lei si sta confrontando. Mi dissocio completamente dalla Lettera di Federico Berti il quale non ha mai e sottolineo “mai” partecipato ad una riunione. Le riunioni tra artisti stanno proseguendo sono aperte e sono partecipate. Stiamo discutendo tra noi su quali siano le regole più giuste per garantire a Bologna una ricca offerta artistica nelle strade senza creare situazioni di disagio per la cittadinanza. Lo stato dei lavori è sempre pubblicato sulla nostra pagina Facebook al fine di garantire trasparenza e partecipazione. Pensiamo che nell’incontro tra le nostre proposte e le sue possa nascere un ottimo regolamento, quindi a nome di tutti gli artisti (e siamo tanti) che in queste settimane stanno spendendo il loro tempo in interminabili riunioni, la ringrazio. Giulio Ottaviani (artista di strada da 15 anni)

  15. Federico Berti scrive:

    @Marco. Se è d’accordo con Fabrizio, è d’accordo anche con me: se legge bene e non con la fretta che caratterizza molti interlocutori aggressivi, abbiamo espresso in realtà lo stesso punto di vista in termini di proposte, dopo esserci peraltro consultati personalmente. Ci conosciamo meglio di quanto lei conosca me.

    Sulla questione del ‘dettaglio’, mi rendo conto che non è facile entrare nel merito di tante questioni per chi non ha la competenza, né le informazioni necessarie ad argomentare una tesi. Molto più comodo metterla sul personale. S’informi e ribatta in merito alle questioni che le sono state poste, non mi sembra che abbia prestato attenzione a quanto detto. Legge con molta fretta, mi sembra. In periferia è stata proposta soltanto l’arena gratuita.

    Per fare assembramento in centro, esiste già la normativa dello spettacolo viaggiante, a cui l’attività è sottoposta a livello nazionale. Mi dica pure che ne pensa a riguardo, ma la prego di uscire dalla logica dell’attacco personale perché non è utile a chiarire le cose. Risponda a questa domanda piuttosto: perché mai rifiuta di lasciarsi inquadrare nel regime fiscale e legale che peraltro darebbe anche maggior dignità al lavoro che svolge?

    Se lei fa il circo, non sarebbe più dignitoso organizzarsi per farlo seguendo le stesse regole che tutti gli altri piccoli circhi seguono da trecento anni? Cosa la rende così speciale da poter chiudere una porzione di spazio urbano sottraendosi alle norme che tutti gli altri cittadini rispettano?

  16. Federico Berti scrive:

    @Dottor Stock. Il vostro gruppo si riunisce in rete, prima che nella realtà. Non entro nel merito dei metodi autoritari e antidemocratici che lo caratterizza, per quanto ne so non è stata mai data una sola risposta ad alcuna delle questioni che ho sollevato, tuttora si continua a evadere la discussione scatenando inutile polemica, che di certo non rende onore alla categoria.

    Siete molto bravi a guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, ma non sapete vedere la trave che portate nella vostra; se realmente vuole affrontare l’argomento, vale per lei lo stesso invito che ho fatto al suo collega, argomentare con precisione su dati concreti. Attendo ancora una risposta alle domande che ho posto da tempo.

    A lei in particolare ne pongo altre due, pensate davvero che il vostro comportamento sia diverso da quello di Beppe Maniglia? Fatevi un esame di coscienza e rispondete prima a voi stessi. Cosa vi distingue da lui? Detto ciò mi auspico, almeno sulla bacheca di un assessore, un confronto civile.

  17. Federico Berti scrive:

    Visto che il discorso è partito dalla multa al signor Buskerwolf, a questo link si può trovare un suo video molto interessante. Le sue emissioni sonore sono così diverse da quelle di Beppe Maniglia? Siamo onesti.

    Qui un altro video, sempre dello stesso Buskerwolf. Stavolta in Piazza Maggiore. Come si può notare, è in uno spazio aperto, il suono non è amplificato da alcuna parete, il volume è veramente molto alto.

  18. Federico Berti scrive:

    In questa pagina si possono trovare alcuni video del Dottor Stok, in arte Giulio Ottaviani. Un caratteristico esempio di spettacolo da arena, dove il pubblico racchiude una porzione di spazio urbano, delimitandola.

    https://www.youtube.com/user/giuli8lo

    Questa è una suonatrice d’arpa, sempre a Bologna. La differenza mi sembra chiara e inequivocabile. Non rientra nello spettacolo viaggiante. E’ arte di strada, estemporanea e discreta.

    Qui un chitarrista, con amplificatore. Sempre a Bologna. Mi sembra che il video si commenti da solo. Questa è arte di strada.

    Sempre a Bologna. Nessuna amplificazione, ma non vorrei essere nei panni di chi vive o lavora nel raggio di 300 metri. Discoteca? Rave?

    Le sequenze del prossimo video sono talmente eloquenti da non richiedere altra spiegazione. Quando si parla di competenza, ma anche di arte sostenibile nello spazio urbano.

    Questo invece è un concerto rock. Sempre in piazza a Bologna. Una batteria al completo. E’ forse più discreto di Beppe Maniglia?

    Qui siamo di nuovo nell’arena. Un circo senza tendone, accompagnato da un’orchestra dal vivo. Nessuno dice che non debba esibirsi nel centro storico a Bologna, ma non riesco a capire perché dovrebbe farlo senza avvisare nessuno, come han sempre fatto i cantastorie e gli spettacoli viaggianti:

    Ecco un altro gruppo che spesso abbiamo sentito qui a Bologna. E’ più discreto di Beppe Maniglia? Ha delle emissioni sonore diverse?

    Questi sono sempre in quattro, ma vogliamo paragonarli?

    Ecco un classico duo di artisti di strada. Non mi sento di paragonarli al signor Buskerwolf, che tanto si lamenta delle sue disavventure.

  19. Federico Berti scrive:

    Non capisco, non ha messo i links dei video. Dott. Lepore, la prego di cancellare questo mio intervento… C’è un problema nel sistema.

  20. Beppe Boron scrive:

    Come richiestomi da Federico Berti e da alcuni artisti bolognesi pubblico la mia risposta alla sua lettera

    Carissimo Federico, non voglio entrare nella polemica un po’ sterile su chi sta portando avanti il dibattito con l’assessore, come sempre succede “chi non fa non falla”. Però credo che nel 2015 sia opportuno rivedere certi regolamenti per una serie di ragioni. In primis il fatto che gli artisti e tutti coloro che vogliono esprimersi con la modalità dell’arte di strada sono molti di più di un tempo e questo flusso va capito e regolato, non proibito o riportato indietro nel tempo. Nelle grandi città bisogna, secondo il mio punto di vista, prevedere zone ben regolamentate e zone completamente libere perchè governare la complessità è difficile, ma bisogna provarci. Sul discorso amplificazione mi trovi d’accordo. In molti regolamenti è già scritto che “sono consentite piccole amplificazioni che non rechino disturbo”, poi è chiaro che diventa una questione di buon senso e di sensibilità. Io sono dell’idea che chi mi vuole ascoltare si avvicina ed io, come artista, devo avere il piacere di poter suonare anche piano, non solo forte, per il mio gusto e per quello di chi mi ascolta. Mi trovi invece in disaccordo sul discorso dei cerchi. Se l’artista merita, non intralcia, non disturba e rispetta il regolamento, il cerchio può diventare grande come la piazza che lo ospita, è solo un piacere per il pubblico. Io credo che noi artisti si debba cambiare un po’ punto di vista. Se realmente crediamo che l’arte di strada, come viene scritto in ogni regolamento, sia un momento di valorizzazione degli spazi urbani allora dobbiamo cercare di creare un movimento capace di unire tutto l’associazionismo che vuole valorizzare tali spazi: chi si occupa di pedonalizzazione, di ciclabilità, di orti urbani, di recupero, di feste di quartiere e ancora, ancora, ancora. A quel punto avremo il sostegno dei cittadini, non saremo più soli a discutere se dobbiamo e possiamo amplificare, ma saremo dentro un movimento, un circolo virtuoso di idee e di proposte. Quel che ci vuole è un cambio di passo fuori dalle polemiche. Un abbraccio,

    Beppe Boron

  21. Fabrizio scrive:

    Vorrei ricordare che l’uso della strada pubblica è un diritto quotidiano di tutti. Anche di quelli che non fanno parte di associazioni.
    Feste varie ed utilizzi ricorsivi di alcuni luoghi, possono essere scelte di utilità pubblica (se con misura), ma fanno parte di un altro discorso che non colma un vuoto di diritto…
    La questione secondo me non è “avere il sostegno dei cittadini” per qualche scopo non ben chiarito, ma è più elementare e chiara: dare ai cittadini il modo di esercitare la propria libertà senza molestarsi a vicenda.

  22. Fabrizio scrive:

    Gentile Assessore,
    chiedo se è possibile avere informazione dei contenuti (e di eventuali esiti) della riunione del 19 scorso sulle problematiche dell’Arte di Strada, e se le eventuali determinazioni del suo assessorato saranno pubblicate in via provvisoria da qualche parte prima di entrare in vigore.
    Grazie, cordiali saluti
    Fabrizio Frabetti

  23. Viola C scrive:

    Qualcuno saprebbe dirmi per quale motivo a Bologna agli artisti di strada è permesso suonare per non più di 60 minuti?
    Grazie:)

  24. Matteo scrive:

    L’attuale regolamento già lo prevede. Il limite è stato inserito anni fa per garantire una rotazione degli artisti.

  25. Fabrizio scrive:

    Buongiorno Assessore, ho letto sul Carlino le solite notizie confuse che dà il Carlino.
    Ad esempio non si capisce se il nulla osta sia per amplificarsi, o se chiediate cerimonie di sottomissione al Sacro Vigile anche per suonare acustici o sedersi su una panchina.
    Potrebbe pubblicare direttamente lei la bozza a cui state lavorando? Se no non si sa di cosa si stia parlando… Grazie, cordiali saluti
    Fabrizio

  26. […] Comunale sarà chiamato ad approvare in via definitiva. Per arrivare a questo obiettivo ho curato un percorso di ascolto durato alcuni mesi, che ha visto partecipi artisti di strada, residenti, commercianti e associazioni di categoria, […]


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