Un fondo startup da 50 milioni presso le Scuole Aldini di Bologna

Le scuole sono il  vero incubatore di idee, il lugo migliore sul quale investire per dare un futuro ai nostri figli, ai loro talenti e alle loro imprese. Nel corso di questi quattro anni di mandato ho cercato ripetutamente di trovare la via giusta per spingere in alto nell’agenda politica questo tema, ricercando nuove forme di collaborazione tra il mondo scolastico, quello imprenditoriale e gli enti locali. Per questo, sono molto felice delle due notizie che abbiamo dato oggi: aprirà nel 2016 a Bologna ‘Barcamper Garage’, un programma di accelerazione di startup e spazio di innovazione (Mentorship + Coworking + Fablab + Incubazione), affiancato da un fondo venture capital, che effettuerà investimenti in accelerazione, seed e early stage per un totale di 50 milioni di euro. Animatore del progetto sarà Gianluca Dettori, fondatore di dpixel. Obiettivo del programma sarà attrarre in città e lanciare oltre 50 startup innovative da tutta Italia. Inoltre, grazie all’accordo tra Unindustria, Comune di Bologna e dpixel, il ‘Barcamper Garage’ avrà sede presso l’Istituto Aldini Valeriani.

Il ‘Garage’ sarà realizzato presso gli ex-laboratori di edilizia dell’Istituto di Istruzione Superiore Aldini Valeriani Sirani, la prima scuola superiore di istruzione tecnica pubblica e gratuita in Italia, che da oltre 160 anni costituisce il polo di eccellenza e di avanguardia bolognese nella formazione di imprenditori, professionisti, manager, quadri e tecnici molti dei quali hanno dato vita a imprese piccole e grandi. Il programma ospiterà su un’area complessiva di circa 800 mq le startup selezionate in tutta Italia attraverso il ‘Barcamper’, per lavorare a stretto contatto con il team di dpixel e mettere a punto i propri progetti, prototipi, business plan e contatti con gli investitori. Una parte dello spazio e dei contenuti sarà specificatamente dedicato alla fabbricazione digitale e al making. L’apertura del ‘Barcamper Garage’ si colloca all’interno di un più ampio progetto di sostegno anche finanziario allo sviluppo dell’imprenditorialità e dei talenti innovativi che avrà il proprio fulcro nelle attività del progetto Primomiglio già supportato da Fondo Italiano di Investimento, Banca Sella Holding e da oggi da Unindustria Bologna.

L’Istituto Aldini Valeriani visto dall’alto

Nel 2013, per la prima volta avanzai l’ipotesi di costituire un fondo per startup con il quale il Comune di Bologna avrebbe potuto collaborare anche conferendo patrimonio. Con l’operazione ‘Barcamper’ questa ipotesi si realizza, essendo l’Istituto Aldini ancora di propietà comunale. Soprattutto si consolida indirettamente un’altra idea: la ‘cultura tecnica’ e le scuole del nostro territorio rappresentano un ambiente fondamentale per sviluppare innovazione ed educare i ragazzi all’imprenditorialità. Un rafforzamento necessario come non mai, perchè continua a verificarsi la paradossale situazione che vede le famiglie propense a iscrivere i figli presso i licei piuttosto che in Istituti tecnici, spesso considerati veri e propri ammoritizzatori sociali per immigrati o ceti sociali meno abbienti. Le aziende che vanno bene sui mercati internazionali ci dimostrano, invece, tutt’altro cosa. Cresce la voglia, infatti, di assumere giovani competenti sulle nuove frontiere tecnologiche e cognitive, giovani dotati di attitudine e apertura mentale.

Il Sindaco Merola e il Presidente Vacchi oggi a FARETE 2015

Questa consapevolezza, nel 2014 ci ha portato a partecipare al bando della Fondazione Bloomberg dedicato ai Sindaci europei proprio con un progetto dedicato alla messa in rete delle competenze imprenditoriali con le scuole superiori. Un percorso che ci ha permesso di incontrare decine di professori e imprenditori, dai quali abbiamo tratto una profonda convinzione: occorre una politica pubblica dedicata a promuovere ed accellerare la collaborazione tra imprese, scuole e enti locali, per trasmettere competenze e innovare sia i modelli imprenditoriali, sia quelli formativi. Un approccio già avviato in molti istituti o spazi cittadini, come il ‘Giardino delle imprese’ della Fondazione Golinelli, presso le Serre dei Giardini Margherita, l’istituto Belluzzi-Fioravanti dove si realizzano laboratori per i prototipi con aziende internazionali come Texa, Toyota e Sharp, o i progetti di alternaza scuola-lavoro di Ducati e Lamborghini. Oramai, infatti, sono diverse le academy promosse da aziende interessate a contribuire alla formazione specializzata a livello di medie-superiori. Da ultima la disponibilità del Presidente di YOOX, Federico Marchetti, che proprio questa estate ha parlato della volontà di fondare a Bologna ‘una grande scuola di arte della tecnologia’.

Promuovere l’attitudine all’imprenditorialità dei giovani non è un male e non è un’azione precoce, se fatta nel modo giusto. Per farlo occorre però definire uno chiaro schema di gioco all’interno del quale i tre protagonisti di questo modello di innovazione territoriale non prevalgono l’uno sull’altro, ma possono crescere insieme. La nascita di tante academy imprenditoriali a contatto con le scuole, se da un lato rappresenta una fatto importante, presta tuttavia il fianco ad un rischio, il progressivo svuotamento delle competenze educative della scuola pubblica, laddove la scuola venga considerata un mero contenitore e non, invece, una dimensione da coltivare e rafforzare attraverso l’aggiornamento dei docenti e degli strumenti di laboratorio. Un legame, quello tra scuola e impresa, che non può essere concepito come l’acquisto di un bene o di un servizio da parte dell’impresa nè, parimenti, una ricerca di sponsorizzazione da parte della scuola.

Si tratta, a tutti gli effetti, di ‘collaborare per il bene comune’ e dunque serve un patto per uno scambio reciproco di valore che deve essere vincente e non perdente per qualcuno nel lungo periodo. Questo patto deve portarci a stimolare la creatività dei ragazzi fino a raggiungere la prototipizzazione delle loro idee e la loro messa alla prova; deve offrire alle imprese occasioni di sperimentazione per innovare modelli di business e contatti anche con possibili futuri lavoratori o imprenditori; deve garantire a scuola e insegnanti un aggiornamento diretto verso la frontiera più avanzate, in termini di contenuti e tecnologie. Tutto ciò deve avvenire in un territorio dove scuole e imprese possano trovare facile accesso a finanziamenti, spazi e relazioni per ‘fare insieme’. Ambire alla realizzazione di questo ecosistema potrebbe rappresentare un forte elemento di attrattività per capitali, imprese e talenti a livello globale, così come nel passato fu per il modello dei ‘distretti emiliani’. Più ancora che gli investimenti in ricerca e sviluppo, infatti, gli investimenti sulla ‘collaborazione’ tra scuola, impresa e territorio, a mio avviso, possono riposizionare Bolgona e l’Emilia-Romagna con un loro specifico nazionale.

In questo senso, il Sindaco di Bologna ha deciso di dedicare una parte dei fondi europei PON Città Metro per fondare questa nuova politica pubblica e condividere il coordinamento di un programma condiviso con le energie imprenditoriali disponibili. Entro il 2015, tali fondi saranno finalmente resi operativi dal Governo nazionale e potremo mettere in campo ciò che ci prefiggiamo a livello metropolitano. Inutile dire che la nascita garzie a ‘Barcamper Garage’ di un fondo da 50 milioni di euro per startup con sede all’interno delle Aldini rappresenta un pilastro di questo percorso. A questo proposito, oggi il Sindaco Virginio Merola ha proposito la definizione di una nuova Politica di sviluppo territoriale denominata ‘Patto di Collaborazione per la formazione e l’attrattività”. Un patto da siglare tra Regione Emilia-Romagna, Città Metropolitana di Bologna, Comuni e imprese del territorio interessate, all’interno del quale si vadano a condividere investimenti, strumenti e governace di un modello di innovazione per la Bologna da un milione di abitanti, che faccia perno sugli elementi fino a qui descritti.


2 commenti on “Un fondo startup da 50 milioni presso le Scuole Aldini di Bologna”

  1. Fabio scrive:

    Tutte le volte che si parla di incubator o di innovazione tecnologica,spuntano sempre le solite aziende del piffero (vedi yoox & company) che non hanno nulla da insegnare a chi invece è in grado di sviluppare delle vere innovazioni. Da un lato ci sono i politici corrotti che a stento arrivano alla terza media che si prendono l’arbitrio di voler insegnare metodi e sistemi per sopravvivere e da un altro troviamo le solite imprese che a spese della classica conoscenza altolocata vuole fare da maestro nel mondo it. Yoox non è altro che un rivenditore a mezzo commercio elettronico dei propri beni, se qualche LUMINARE vuole farci spiegare da questa azienda come si creano positroni fotovoltaici o grid computerazionali di biogenetica (giusto per fare un esempio) ne sarei veramente lieto. Se la risposta non c’è, allora è giunto il momento di comprendere cosa per quale ragione si rimane in Italia a leggere informzaioni create da buffoni per i soliti buffoni!!

  2. […] a cui si accompagnano notevoli investimenti pubblici. Il programma di accelerazione di startup (ne ho parlato qui) e spazio di innovazione con il fondo venture capital, che dal 2016 partirà alle Aldini Valeriani […]


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