Strasburgo: forum cultura di Eurocities

Si è concluso oggi il mio mandato come presidente del Forum Cultura di Eurocites, la rete delle principali città europee. Come previsto prenderà il mio posto l’assessore alla cultura di Ghent con il supporto del deputy leader di Birmingham, quest’ultimo in qualità di vicepresidente. Il cambio è avvenuto ufficialmente oggi a Strasburgo nel corso della sessione autunnale del Forum, dal titolo “Foster our Cities plural identities – Promuovere le identità plurali delle nostre città”. Il programma degli incontri, suddivisi in tre giornate, era composto da due sessioni plenarie e due strutturate in gruppi di lavoro. In avvio, una rappresentanza ristretta del Forum da me guidata ha incontrato l’on. Silvia Costa, attuale Presidente del Comitato Cultura e Istruzione presso il Parlamento Europeo, già relatrice del programma Europa Creativa. L’occasione è stata utile per fare il punto sull’agenda della nuova Commissione Europea appena nominata e condividere un piano di lavoro comune tra la rete di città e il Comitato parlamentare.

Sono molte le opportunità di finanziamento che la programmazione 2014 – 2020 ha riservato alle politiche culturali in generale. Considerando l’approccio trasversale che si è voluto dare, in ogni settore è possibile ritrovare linee dedicate. Una scelta certamente innovativa, ma anche dispersiva e che rischia di perdere peso. Ecco perchè riteniamo essenziale che le aree urbane siano direttamente protagoniste nell’implementazione di questi programmi e fondi, con un forte coinvolgimento degli operatori del settore. A questo proposito e con un focus specifico sui fondi strutturali diretti alle aree urbane, per l’Italia i PON Metro e parte dei POR regionali, insieme a Silvia Costa abbiamo concordato di promuovere una sessione seminariale per l’inizio del 2015.

Come anticipato, il Forum ha affrontato la questione delle identità plurali delle città. Non è un caso che sia stata scelta proprio Strasburgo per trattare questa tematica, la città del Parlamento e del Consiglio d’ Europa. L’istituzione che riunisce i 47 paesi firmatari della Convenzione europea sui diritti umani è il pilastro della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale sovraintende l’attuazione della Convenzione stessa. Gli individui possono portare denunce di violazioni dei diritti umani alla Corte di Strasburgo una volta che tutte le possibilità di ricorso siano state esaurite nello Stato membro interessato.

La questione delle identità culturali è stata sollevata e riconosciuta nei nostri ordinamenti nel 2011 tramite la Dichiarazione universale dell’UNESCO sulla diversità culturale. La diversità tra le culture, patrimonio comune di tutta l’umanità, apre la strada a enunciazioni di principio che riaffermano come la cultura sia costituita da “tratti distintivi spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano società e gruppi sociali e che essa include, oltre alle arti e alle lettere, modi di vita, di convivenze, di sistemi di valori e credenze”. Inutile dire quanto in questo momento l’argomento sia attuale, di fronte alle tensioni sche attraversano i nostri paesi e le città. Basti rilfettere sull’impatto della nuova ondata di migranti e profughi provenienti da aree di conflitto o alla recrudescenza dei movimenti e partiti xenofobi ultranazionalisti. Ma è soprattutto il lato positivo dell’interculturalità e delle differenze ad avere interessato il nostro Forum. Nelle esperienze delle comunità locali, infatti, si fanno sempre più spazio progettualità culturali votate alla collaborazione e alla cocreazione. La cittadinanza attiva e l’amministrazione condivisa stanno emergendo come ambiti fondamentali per il dialogo e il rafforzamento del senso di appartenenza ad una nuova dimensione civile europea. Questo vale tanto per i nuovi arrivati quanto per i nativi, laddove le differenze mettono in discussioni sicurezze e interessi consolidati.

In che cosa queste identità consistono? Quali sono le loro radici? Quali gli strumenti e quali i metodi stiamo per promuovere la diversità culturale e la dignità della persone? Come questa diversità si riflette nelle politiche culturali e artistiche locali? Possono i concetti di diritto alla cultura e di democrazia culturale ridefinire i nostri approcci e pratiche in modo da porre i cittadini al centro delle nostre politiche? Queste sono alcune delle domande che ci siamo posti insieme con i rappresentanti delle istituzioni come il Parlamento europeo, il Consiglio d’Europa e l’UNESCO. I risultati dei gruppi di lavoro saranno consegnati nella prossima sessione primaverile del Forum che si terrà a Torino, probabilmente in aprile. Nel frattempo le città, alla luce di quanto emerso, contamineranno le proprie proposte per i bandi della programmazione europea.

Dopo gli appuntamenti di Firenze, Danzica, Belfast e Derry, concludo la mia presidenza del Forum con la consapevolezza che Bologna ha molto da dire in ambito europeo. La mia passione per le politiche culturali e la creatività mi ha spinto ad assumere questo incarico nonostante nella Giunta bolognese io segua deleghe economiche, quali attività produttive, commercio e turismo, oltre che le relazioni internazionali. L’ho fatto nella convinzione che la promozione di una città come la nostra non potesse rimanere fuori dal circuito europeo, ma nemmeno svolgere un ruolo di secondo piano. Promuovere la visione economica e sociale della cultura è a mio avviso il punto di partenza per affermare l’accesso alla cultura come diritto. Occorre infatti partire dalle condizioni di ingresso e di partecipazione alla produzione culturale oltre che alla mera fruizione. Da qui l’interesse che in questi anni ho cercato di rafforzare, laddove possibile, sul fronte degli spazi collaborativi e delle tecnologie abilitanti, quando mi sono occupato di industrie creative o agenda digitale. Sempre in questa direzione ho ritenuto fondamentale premere sull’internazionalizzazione degli artisti e degli operatori culturali, protagonisti di scambi con l’estero o del rilancio del turismo quale contesto di opportunità per l’offerta di contenuti culturali e la valorizzazione del patrimonio.

Molto altro si potrebbe dire, se non in primo luogo che la nostra ambizione nelle relazioni internazionali culturali deve prima di tutto essere quella di imparare dagli altri e migliorare noi stessi, non tanto quella di insegnare. Semmai navigare spinti dalla curiosità e dalla fame di contenuti. In questo senso, la mia esperienza alla guida del Forum Cultura di Eurocities è stata straordinariamente interessante. Un risultato che non avrei mai raggiunto senza il supporto di uno staff straordinario, quello dell’Ufficio Relazioni internazionali e del Dipartimento Economia e promozione della città presso il nostro Comune. La nostra reputazione internazionale cammina in primo luogo sulle loro spalle di funzionari pubblici. Se negli anni Bologna ha saputo costruirsi un posizionamento da “esempio” per molte altre città, anche grandi dimensioni, un perchè ci sarà sicuramente. Sono loro.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...