Bologna e New York insieme per una alimentazione giusta

Presentazione di Bologna a Eataly, New York

Nei giorni scorsi, Bologna si è presentata a New York come città del cibo su invito di  GrownNY, l’ente no-profit che gestisce le politiche per la sostenibilità ambientale. In rappresentanza della nostra città hanno preso parte alla delegazione, oltre a me, anche Andrea Segrè, Presidente del CAAB e Preside della Facoltà di Agraria, i rappresentanti di Aeroporto, Bologna Welcome, Bologna Business School (Unibo) e alcune imprese tra le quali Coop Adriatica, impegnata nel progetto EatalyWorld – FICO. Momento centrale della 4 giorni USA la firma di un “Memorandum of Understanding” tra Comune di Bologna, GrowNY e CAAB, un accordo reciproco per la promozione dell’agricoltura sostenibile, la tutela dell’ambiente e della salute nelle nostre città. Il Memorandum si propone di facilitare l’accesso al cibo qualità per i cittadini e di ridurre al minimo gli sprechi alimentari. A questo scopo, verranno realizzati laboratori, stage e altre forme di scambio a partire da una collaborazione dedicata alla riprogettazione del mercato ortofrutticolo della grande mela, il Teminal Produce Market (2 miliardi di dollari di fatturato annuo). L’occasione è stata utile anche per presentare Bologna alla stampa e agli influencer americani. Per molti visitatori USA, infatti, Bologna è riconosciuta come una delle mete logisticamente più comode e interessanti per visitare l’Italia. Di seguito il mio racconto della missione. La città di New York ha 138 farmer market, dei quali 54 aderiscono al programma Green Market dedicato a promuovere l’agricoltura regionale e l’accesso al cibo salutare e biologico. Dal 1976, l’iniziativa offre alle piccole aziende a conduzione familiare la possibilità di vendere i loro prodotti direttamente ai consumatori. Il direttore del Green Market Program Michael Hurvitz ha invitato Bologna per sviluppare una partnership. Dopo avere conosciuto la realtà del CAAB e del contesto bolognese, Michael ha convinto lo staff del Sindaco De Blasio e in particolare la “New York City Economic Development Corporation”, l’ente che ha il compito di attuare le iniziative economiche per l’ufficio del primo cittadino. Oltre a coordinare e controllare la presenza dei produttori nella rete dei mercati urbani, il Green Market Program assicura che le persone con basso reddito possano acquistare i prodotti dei mercati contadini tramite un sistema di “food stamp” agevolati, simile al sistema degli empori solidali italiani di Portobello e del progetto Case Zanardi recentemente inaugurato dalla nostra Amministrazione. La prima visita è riservata alla New York più povera, precisamente a Red Hook, zona ovest di Brooklyn, dove GrownNY ha allestito un Community Garden (orto urbano) speciale che offre lavoro e cibo biologico ai ragazzi del quartiere. L’orto è creato stendendo sopra un piazzale di cemento tonnelate di compost proveniente dallo ZOO cittadino, terreno fertile per la coltivazione. Giovani e meno giovani vengono così tolti dalla strada offrendo formazione, reddito e cibo sano. Disseminati anche in altre aree della città, i Community Garden di GrownNY rappresentano un’iniziativa semplice e a suo modo efficace per affrontare una delle questioni più critiche della condizione sociale americana: l’accesso a una corretta e sana alimentazione da parte delle fasce più povere della popolazione. Brillano i nostri occhi e brillano gli occhi di Michael davanti alla distesa di letame fumante e foglie secche sul retro di un megastore IKEA. Mentre noi siamo alla deriva nella periferia urbana di New York, oltre Oceano e più precisamente a Bologna si contano 47 farmer market in attività e quasi 3 mila orti aperti alla cittadinanza.

Red Hook Community Garden – Brooklyn, NY

Il cibo è una grande questione politica negli USA. A partire dalla produzione di sementi OGM fino alla gestione delle grandi catene di distribuzione e ristorazione, la cultura alimentare americana è fortemente condizionata dal marketing e dalle politiche di prezzo delle multinazionali. L’Europa e l’Italia applicano un forte principio di precauzione e un sistema di controlli molto più restrittivo nel campo della filiera agroalimentare. Una distinzione che rischia di essere abbattuta dalla firma del nuovo accordo di libero scambio tra governo USA e Commissione Europea (TTip). Tra i rischi concreti vi sono l’ingresso di merci e alimenti di cattiva qualità prodotti dalle multinazionali americane, come vegetali e carne OGM o prodotti imbottiti di ormoni e fitormoni. Nel 2015 anno dell’EXPO di Milano dedicato al tema “Feed the planet” (nutrire il pianeta) sembra ancora lontana una reale consapevolezza di quanto questo argomento sia critico nella vita di miliardi di persone, nei paesi poveri come in quelli più ricchi. Di certo, l’Italia e in particolare l’Emlia-Romagna detengono un know-how prezioso in ambiti quali la salute, l’educazione e la ricerca agroalimentare. Ecco perchè non possono girare la testa da un’altra parte. Per quanto mi riguarda il messaggio di  “City of food is Bologna” a N.Y. voleva essere soprattuto questo. Non solamente una promozione della qualità gastronomica, ma anche una rassegna delle competenze che la nostra città e la nostra regione possono mettere in atto per contribuire alla promozione di una cultura alimentare e produttiva sane e responsabili. Se in questo momento la cucina e il made in Italy sono all’apice del successo in tutto il mondo, dietro al valore del gusto, a volte effimero, abbiamo il dovere di sapere che si racchiudono molti altri significati. Dalla possibilità di creare occupazione in settori nuovi della nostra economia nazionale e locale, alla necessità di contrastare modelli di sviluppo e produzione sbagliati. Occasioni come quella di New York, le prossime partecipazioni all’EXPO, ma soprattutto il progetto Eataly-World devono contribuire in questa direzione. Altrimenti sarebbero esse stesse un fallimento.

La delegazione bolognese incontra Shen Tong

Di cibo a New York City si occupa anche Shen Tong. Dissidente cinese, leader del movimento studentesco sceso in piazza Tiananmen, persona dell’anno nel 1989 secondo Newsweek, Shen è scappato negli Stati Uniti dove vive con la famiglia. Negli anni ’90 si è dedicato all’impresa sociale e al settore digitale. Noto per la sua vicinanza agli attivisti e scrittori Liu Xiaobo, Wu’er Kaixi, Hu Ping, Ma Jian, Shi Tao e il Dalai Lama, nel 2011 Shen ha sostenuto il movimento Occupy Wall Street dopo avere preso parte anche alle campagne elettorali democratiche di Cliton e Kerry. Negli ultimi tempi, Tong ha deciso di dedicare il proprio impegno finanziario all’incubazione di startup e allo sviluppo di nuovi modelli di business per il “food”. Il suo approccio non è unicamente filantropico, ma comunque interessante poichè si pone l’obbiettivo di sostenere iniziative innovative in grado di colmare il bisogno di cibo sano e accessibile per tutti. Nell’incontro che abbiamo avuto grazie alla giovane imprenditrice bolognese e sua amica Sara Roversi, Shen Tong ci ha raccontato la sua visione e espresso la volontà di collaborare con l’Italia. E’ interessato all’appuntamento dell’EXPO milanese ma soprattutto a comprendere la cultura italiana del cibo e i modelli di innovazione sociale che stiamo portando avanti. Momento esaltante della missione è stato l’incontrato con lo staff di New York City Go. Più precisamente NYC & Company è l’organizzazione ufficiale di N.Y. dedicata al marketing, il turismo e le partnership internazionali. La sua mission è massimizzare le opportunità di viaggio e turismo nei cinque quartieri della città, promuovendo la crescita economica e diffondendo un’immagine dinamica di New York City nel mondo. Un modello di business e di servizio interessante, finanziato dalla municipalità con 12 milioni di dollari annui dalla tassa di soggiorno, per un fatturato complessivo di circa 38 milioni. Un terzo quindi degli introiti della company derivano dal bilancio pubblico, mentre due terzi delle entrate derivano dalle attività di vendita e servizio commercializzate. Il rapporto tra l’ente privato e l’amministrazione cittadina è regolato da un contratto di collaborazione, un impianto molto simile a quello che stiamo sviluppando qui a Bologna. Nel pomeriggio, dello stesso giorno “City of Food” ha fatto tappa al Farmer Market di Union Square, il grande mercato newyorkese ribattezzato quest’anno “Notturno italiano”. La cooking station di Bologna era gestita dallo chef stellato Agostino Iacobucci del ristorante I Portici di Bologna e dalla sfoglina Stefania Civolani della trattoria Il Gallo di Castel Maggiore. Sono stati offerti piatti di lasagne, tortellini in brodo e mortadella del Consorzio Mortadella di Bologna IGP. Sergio Grasso, antropologo alimentare, autore e conduttore televisivo, ha poi presentato la cucina italiana attraverso un percorso enogastronomico. L’evento ha visto la partecipazione della stampa americana, convocata per la firma ufficiale del Memorandum tra Bologna e New York.

Union Square Market: Agostino Iacobucci – tortellini – firma Memorandum

Presentazione di Bologna alla stampa – La Scuola di Eataly

Il rilievo che la stampa americana ha dedicato alla presenza di Bologna è stato importante (Huffington Post US e video reportage ANSA.it). Sia il primo sia l’ultimo giorno abbiamo colto l’occasione per organizzare due press meeting presso i locali della Scuola grande di Eataly, sulla 5° strada. Uno store visitato da oltre sei milioni di persone l’anno, tra le mete più ricercate di Manhattan. Se all’apertura abbiamo presentato la nostra destinazione, esattamente tre giorno dopo è stata la volta della Bologna Business School con la nuova edizione 2015/2016 del MBA Food and Wine. Il Master in Business Administration è un corso internazionale full-time della durata di 12 mesi, a partire dal prossimo settembre 2015. I partecipanti a questo master sono laureati sopra i 25 anni con almeno due anni di esperienza lavorativa e una conoscenza fluente della lingua inglese. Tra i docenti, oltre ad accademici italiani e internazionali, figurano manager di imprese, produttori e chef stellati come Massimo Bottura, intervenuto alla presentazione. Da registrare a verbale che mentre Bottura parlava, a un isolato di distanza due mila persone lo attendevano in fila di fronte ad un chiosco: in programma un hamburger alla senape ribattezzato “Emilia Burger” dallo chef modenese. Non c’è che dire, New York ha rappresentato una tappa importante nel percorso dedicato al riposizionamento internazionale di Bologna. Ne esco più convinto che la nostra città e l’Emilia-Romagna abbiano la possibilità di conquistare un posto ambizioso all’interno del “made in Italy”. Dalla manifattura al design, dal cibo alla moda, i nostri marchi e le nostre competenze rappresentano una parte importante del prodotto interno lordo e della bilancia commerciale italiana. Pertanto, perchè rinunciare agli spazi di visibilità e valorizzazione del nostro territorio all’estero? Grazie alla nascita della Città Metropolitana, con 1 mlione di abitanti Bologna ha la dimensione giusta per proporsi con forza in campo internazionale. Da Rimini a Piacenza tutti possono trarre vantaggio da un rafforzamento dei flussi internazionali lungo la Via Emilia. Non osare sarebbe un delitto. New York, ci rivedremo presto. ————————————————- Budget della missione a New York: la mia segreteria ha preventivato 300 euro per taxi e pasti. Le spese che sono state sostenute da me saranno rimborsate presentando un consuntivo con ricevute allegate. Riporterò sul blog quanto effettivamente liquidato. Volo e alloggio sono stati sostenuti dal CAAB di Bologna, promotore della missione (1.200 euro circa per volo + camera d’albergo).



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