Portland ve la raccontiamo noi

Forse non lo sapete, ma dal 4 all’8 di giugno sono stato a Portland (Oregon) per il decimo anniversario del gemellaggio con la nostra Bologna, ospite dell’Associazione Portland-Bologna Sister City e dell’Associazione La Vita bella. Per l’occasione il Comune ha selezionato 3 giovani realtà locali, imprenditoriali e creative, sostenendo il loro viaggio negli Stati Uniti. Tra amministrazioni pubbliche i rapporti sono ormai stabili, in ambiti quali cultura, mobilità, sostenibilità ambientale e risparmio energetico. All’ottimo rapporto che intercorre sul piano istituzionale si affianca una fitta rete di scambi che coinvolge la società civile grazie appunto alla Portland-Bologna Sister City Association (PBSCA), che raggruppa singoli cittadini e personalità della città americana. Interessati a promuovere le relazioni di amicizia organizzano concerti, lezioni, presentazioni e le serate chiamate know-BO una volta al mese. Era la prima volta a Portland per la giunta Merola e proprio per non limitarci ad un mero incontro istituzionale, ho pensato fosse importante investire sulla presenza di tre startup innovative selezionate: SGNAM, GINGER e Kinodromo, rispettivamente attive nei settori del food delivery, del crowdfunding e della distribuzione cinematografica. A disposizione un programma di incontri di scambio e formazione presso la città americana. Da notare che gli Stati Uniti sono diventati quest’anno il primo paese nella classifica del turismo straniero bolognese, inoltre la west coast è un’area estremamente interessante per lo sviluppo imprenditoriale e l’innovazione. Ecco di seguito il mio racconto di un pugno di giornate passate a “Portlandia”. Educata, accessibile e liberale, dotata di un fascino oscuro trasgressivo, dove per tanti il sogno degli ann’90 è ancora vivo.

Il vento competitivo della California spinge molte persone più a nord verso Portland, in cerca di un seconda chance o di un costo della vita inferiore. Con un’ampia disponibilità di energia a basso costo, la città dell’Oregon è una vecchia signora che ha cambiato pelle grazie all’arrivo di nuovi impianti industriali ad alto contenuto tecnologico. Qui troviamo il World NIKE Campus e sei campus della Intel, la prima corporation dello stato per impatto occupazionale (17mila posti di lavoro). I media descrivono Portland come la città americana più verde e sostenibile, con una proposta eno-gastronomia degna di una capitale europea. La campagna della Willamette Valley è ricoperta dalle coltivazioni di Pinot nero, mentre l’import di vino italiano negli Stati Uniti ha raggiunto proprio all’ombra delle vette innevate del Monte Hood il suo massimo quantitativo pro capite. Nel quartiere della “Old town” dunque non mancano il buon vino e la ristorazione di qualità. Ovunque, le micro brewery amate dagli hipster crescono felici, accanto alle warehouse riqualificate come spazi di collaborazione e fablab.

In occasione del decimo anniversario del gemellaggio, ho avuto modo di svolgere molti incontri e di cogliere tanti collegamenti. Insieme a me, Francesca Martinese, responsabile dell’Ufficio relazioni internazionali del Comune di Bologna, che dal 2004 cura questa speciale partnership siglata con l’allora Sindaco Guazzaloca. Alla missione hanno partecipato Giulia, Virginia e Giovanni, in rappresentanza delle tre startup bolognesi selezionate dal Comune di Bologna, rispettivamente Kinodromo, Ginger e Sgnam, oltre ai ragazzi dell’associazione pianorese “La Vita bella”. Sono questi ultimi, infatti, che hanno curato l’organizzazione della settimana bolognese in Oregon grazie al sostegno del GAL e nostro. Presso la location Casa Bologna, nel centro di Portland, si è svolta una rassegna con numerosi appuntamenti, corsi di cucina bolognese a cura della chef Giorgia Lambertini, una mostra fotografica sull’Appennino, un incontro con Mary Tolaro-Noyes, scrittrice americana autrice del libro Bologna Reflections, una serata a cura della DER, con la proiezione dei documentari “Old Cinema” di Davide Rizzo e “Ortobello” di Gianluca Marcon e Marco Landini.

La firma dell'accordo di amicizia al municipio di Portland - Foto by Virginia Carolfi

La firma dell’accordo di amicizia al municipio di Portland insieme a Phil Potestio (PBSAC) – Foto by Giovanni Cavallo

Negli stessi giorni CasaBologna, nel centro di Portland, ospiterà una rassegna con numerosi appuntamenti quali corsi di cucina bolognese, una mostra fotografica sull’Appennino, un incontro con Mary Tolaro-Noyes, scrittrice americana autrice del libro Bologna Reflections e altro. Chiuderà la rassegna la serata a cura della DER, lunedì 9, che vede la proiezione dei documentari Old Cinema di Davide Rizzo e Ortobello di Gianluca Marcon e Marco Landini. – See more at: http://www.comune.bologna.it/news/bologna-portland-10-anni-di-gemellaggio#sthash.PToYGEZz.dpuf
Negli stessi giorni CasaBologna, nel centro di Portland, ospiterà una rassegna con numerosi appuntamenti quali corsi di cucina bolognese, una mostra fotografica sull’Appennino, un incontro con Mary Tolaro-Noyes, scrittrice americana autrice del libro Bologna Reflections e altro. Chiuderà la rassegna la serata a cura della DER, lunedì 9, che vede la proiezione dei documentari Old Cinema di Davide Rizzo e Ortobello di Gianluca Marcon e Marco Landini. – See more at: http://www.comune.bologna.it/news/bologna-portland-10-anni-di-gemellaggio#sthash.PToYGEZz.dpuf

La comunità italiana ha raggiunto qui le quaranta mila unità, in una città che conta circa 600 mila abitanti e un’area metropolitana da 2 milioni. Una menzione speciale va data per prima cosa a George Passadore, nostro Cicerone d’eccezione e tra i fondatori dell’Associazione Portland-Bologna. Nel ’96 George ha lasciato la Presidenza della Wells Fargo Bank, nella quale ha lavorato per quarant’anni partendo come garzone. Una forza vitale straordinaria, al pari solo del suo impegno civile per la comunità o della sua collezione di auto d’epoca americane. Già fiduciario del Museo d’Arte di Portland e della Oregon Health Sciences University, ha fatto parte del board della Federal Reserve Bank di San Francisco e del Consiglio di Amministrazione dell’agenzia di trasporto pubblico Tri-Met. Si deve a lui e ad un gruppo di amici (l’allora Commissario di Città Jim Francesconi, il capo della Portland Oregon Visitors Association Joe D’Alessandro, Andrea Bartoloni, avvocato e Console Onorario d’Italia in Oregon) la creazione dei legami tra Portland e l”Italia, in particolare il gemellaggio tra città. Nel 2004 la loro sfida era quella di aprire un canale di business tra i due territori, ma hanno finito per innamorarsi di Bologna senza condizioni. Da allora l’Associazione Portland-Bologna è divenuta un punto d’appoggio fondamentale per molti americani interessati a visitare la città delle due torri. Per i professori e il personale della Johns Hopkins University di Bologna, per molte famiglie e ragazzi coinvolti negli scambi giovanili estivi. Ogni anno, infatti, sono decine i bolognesi e gli americani ospiti delle famiglie dei rispettivi paesi.

Foto by Giulia Giapponesi

Sono in particolare i temi “cibo” e “innovazione” ad avere attirato la mia attenzione. La west coast è ricca di tradizioni culinarie interessanti e di vallate rigogliose. La California è una patria per l’organic food e i farmer market tanto quanto per i surfisti, ma anche l’Oregon si batte bene in questi campi, oltre all’avere una notevole comunità di bikers. Portland è ormai definita la “foodie city” d’America, la capitale del cibo per molti, non fosse altro per la presenza di una nuova ondata di ristoratori e produttori. Un ecosistema creativo che ha saputo unire, tradizioni culinarie europee, capacità manageriale e nuove tencologie. Allo stesso tempo, negli ultimi anni, sono cresciute in città diverse comunità di makers. Gli artigiani di nuova generazione hanno popolato le vecchie aree industriali lungo il Willamette river, fiume che attraversa la città. Nel quartiere nord troviamo, infatti, gli animatori di Portland Made. Rindert e Katrina sono due artigiani e ci raccontano come l’anno scorso sia nata questa rete che riunisce i makers della città. Katrina è sposata con un italiano, mentre Rindert è emigrato da Utrecht, città olandese leader del movimento biker mondiale. Sarà un caso ma Portland, Bologna e Utrecht sono legate da molti punti in comune: le bici, le comunità di startupper, una sede della Nike (per Bologna a Casalecchio).

Il collettivo Portland Made è formato da persone con base a Portland. Riunisce consumatori e produttori locali in un’unica comunità, coinvolgendo entrambi nei processi di design e fabbricazione. Come una società non-profit di mutuo vantaggio, PM si impegna a fornire ai soci l’opportunità di crescere attraverso i media e il supporto del marketing, la formazione, eventi promozionali, opportunità di vendita al dettaglio e altri partenariati locali. Favorendo le relazioni all’interno delleconomia locale, PM lavora per costruire una solida comunità di produzione urbana. Guidati da Rindert e Katrina visitiamo ADX , un hub per la collaborazione in cui individui e organizzazioni vanno a fare e imparare, attraverso la condivisione di strumenti, conoscenze e esperienze. ADX è un makerspace, un centro di apprendimento e un negozio di fabbricazione su misura. In 14.000 metri quadrati, si incontrano designer di alto profilo, studenti, pensionati, costruttori alle prime armi, imprenditori, hobbisti (Foto e resoconto di Kinodromo sulla visita). L’incontro con la comunità dei makers è parte del programma di visita offerto alle tre startup bolognesi. Per Ginger, Sgnam e Kinodromo però il compito non è finito qui. Il console Andrea Bartoloni ha organizzato per loro un incontro con quattro realtà della business community di Portland e un workshop intensivo dedicato alle principali norme americane in tema di startup e brevetti. Presso lo studio AterWynne dove esercita Bartoloni, infatti, incontriamo tre gruppi differenti di incubatori e un imprenditore: Otradi, Pie e Gorge. La scena dell’Oregon è molto interessante da questo punto di vista, non sono poche le esperienze di accelerazione, qui ne potete avere una lista completa.

Foto by Giulia Giapponesi

Foto by Giulia Giapponesi

Il vero slogan della città è “Keep Portland Weird”. Sarà per la folta comunità hipster? mmm secondo me no o almeno non solo, negli Stati Uniti non ci sono città che abbiano il numero di strip club della città dell’Oregon ma questa non è roba per famiglie, per cui non approfondiamo. Il 6 giugno, oltre duecento mila persone si riversano nelle strade della città per la Rose Parade e noi sfiliamo con loro, prima accanto al Sindaco Charlie e agli altri sindaci dell’area metropolitana, poi insieme agli amici delle altre città straniere ospiti. Come ha scritto Giulia la “Rose Parade piace alle famiglie povere che vivono in periferia e che si accampano durante la notte ai lati delle strade per accaparrarsi un posto in prima fila. Piace ai bambini e alle signore anziane che coltivano rose. Non piace invece alle migliaia di intellettuali alternativi che popolano la città, non piace cioè agli hipster,  di cui Portland è negli anni è divenuta la capitale USA. Non è chiaro se per esplicita contestazione della parata delle rose o se semplicemente per sfruttare il suo richiamo di pubblico, ma è nella sera dello stesso giorno che si svolge anche la principale parata hipster, la naked bike parade. Il nome spiega il tutto: si tratta di una biciclettata notturna di gente nuda che gira per la città. Sono completamente nudi? Sì. Qualcuno tiene le mutande e i calzini, ma pochi. Non tutti sono ubriachi. Sicuramente molti sono congelati. Sembra che la naked bike parade di Portland sia diventata in pochi anni famosa in tutto il mondo (ma non è l’unica città in cui si svolgono manifestazioni simili) e che attiri ciclisti nudi da tutto il NorthWest degli USA”.

Foto by Giulia Giapponesi

Foto by Giulia Giapponesi

Le rose sono importanti a Portland, sono il simbolo della città. I custodi di questa centenaria tradizione giardiniera sono i Royal RosariansVestiti in tute bianche e cappelli di paglia, i Rosarians servono la città come “Ambasciatori di buona volontà”. Formatisi nel 1912, promuovono il Portland Rose Festival. Quest’anno, l’organizzazione è guidata dal primo ministro Mark R. Smith. I Royal Rosarians sono una organizzazione civica non-profit e tutti i servizi resi dai suoi membri sono gratuiti. Sono dei bravi ragazzi di una certa età e anche molto gentili. Ogni anno, nel corso del Rose Festival, nominano una lista di dame e cavalieri di Portland con una leggera cerimonia di tre ore. Quest’anno è toccato a me, insieme a una cinquantina di altre persone tra ufficiali dell’esercito US, imprenditori, designer, medici e persone che si sono distinte nella comunità locale… se anche questo non è Weird?!

La cerimonia di cavalierato al Rose Festival

In fin dei conti: città del cibo, startup, bikers, turismo, scambi giovanili e universitari. Sono molti le strade che portano a Bologna dalle vette del Monte Hood. Buona la prima.

 Il programma della missione.

Il racconto da un altro punto di vista, quello di Bethany e Ted una coppia di blogger dall’Oregon in visita a Bologna, andata e ritorno.

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Budget della missione a Portland: la mia segreteria ha preventivato 500 euro, per spese varie delle quali ho utlizzato solo 103 euro. Volo e alloggio sono stati sostenuti dall’Associazione La Vita Bella promotrice della rassegna Portland-Bologna. Le spese che sono state sostenute da me e saranno rimborsate presentando un consuntivo con ricevute allegate. Riporterò sul blog quanto effettivamente liquidato.

 


3 commenti on “Portland ve la raccontiamo noi”

  1. […] parate, meeting intensissimi e hamburger olimpionici. I dettagli li potete leggere nel bell’articolo scritto, redatto e curato da Matteo Lepore, una perfetta panoramica di Portland e del suo […]

  2. PhlllipPotestio scrive:

    Nice job Matteo! You capture our city well. We miss you.

  3. Matteo scrive:

    Thank you Phil, you have been wonderful… hope see you soon again


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