Le imprese entrano in classe: ecco le nuove scuole laboratorio

“L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha detto più volte che senza uno sviluppo adeguato della cultura tecnica non c’è futuro. Gli farà sicuramente piacere sapere che a settembre l’amministrazione comunale presenterà all’assemblea dei Comuni della nuova città metropolitana il progetto sulla cultura tecnica da sviluppare in città. Se ne sta occupando in particolare l’assessore all’Economia Matteo Lepore che ha incontrato l’assessore regionale alla Scuola, Ricerca e Lavoro Patrizio Bianchi per discutere di questo tema. Servono infatti soldi, i pochi che hanno i Comuni, quelli della Regione e soprattutto i fondi strutturali dell’Unione Europea: «Tutti i nostri sforzi — spiega l’assessore — saranno concentrati su questo campo. A Bologna ci sono 8 mila studenti che frequentano le scuole tecniche, la maggioranza dei quali è nata in famiglie di immigrati. Questi studenti alla domanda dei questionari del Comune su dove vogliono andare a lavorare rispondono ovunque ci siano opportunità: il progetto sulla cultura tecnica è finalizzato a creare le condizioni perché quelle opportunità siano qui». Il progetto è in corso di definizione ma le linee fondamentali sono già state anticipate e pubblicate all’interno del cosiddetto piano strategico metropolitano. L’idea è quella di creare una rete più strutturata tra le nove scuole tecniche (Aldini-Valeriani, Alberghetti di Imola, Archimede di San Giovanni in Persiceto, Belluzzi-Fioravanti, Majorana di San Lazzaro, Istituto salesiano, Giordano Bruno di Budrio, Malpighi di Crevalcore, Montessori -Da Vinci di Porretta Terme) e le imprese del territorio, occupare i molti spazi vuoti esistenti nelle scuole con nuovi laboratori e strutture e aumentando l’interscambio scuola-impresa” (Da Il Corriere del 26 Aprile 2014).

Nei gruppi di lavoro che lavoreranno fino a giugno ci sono una cinquantina di persone tra dirigenti scolastici, insegnanti, imprese, associazioni imprenditoriali e funzionari della pubblica amministrazione: a settembre cominceranno le sperimentazioni nelle scuole. Non è che c’è molto da inventare perché le esperienze ci sono già, bisogna solo incrementare la mole di attività. L’idea di dare vita ad un’acceleratore per imprese innovative ai Giardini Margherita nell’ambito del progetto finalista al concorso indetto dalla Fondazione Bloomberg finanziato dalla Fondazione Golinelli va in questa direzione.

Ma ci sono già altri esempi importanti. Pochi sanno ad esempio che in sala Borsa ci sono alcuni educatori e programmatori che fanno parte del movimento mondiale Coder Dojo e che insegnano l’utilizzo del pc ai piccolissimi in maniera gratuita. «Vorremmo portare questo dentro le Aldini Valeriani», spiega Lepore. L’altra esperienza che è già in corso, come si usa dire dal basso, è quella della collaborazione tra il Liceo Malpighi e la Ducati che ha provato a costruire un ponte tra impresa e scuola attivando un laboratorio didattico interattivo di fisica dedicato agli studenti all’interno della fabbrica. Nei laboratori gli studenti possono studiare i legami tra i principi fisici studiati a scuola e la progettazione di una moto Ducati da MotoGp. Molto interessante anche l’esperienza della Toyota all’istituto Belluzzi-Fioravanti dove è stato deciso di realizzare dei laboratori dove si possono fare i test per i prototipi grazie ad accordi con aziende internazionali come Texa, Toyota e Sharp.

Dunque non si parte da zero ma per l’assessore Lepore c’è ancora molto da fare, soprattutto bisogna cambiare la mentalità e dare risposte e opportunità agli studenti che non possono arrivare dai programmi ministeriali e da professori che hanno un’impostazione più tradizionale all’insegnamento. Di questo argomento ha parlato anche il sindaco Merola nei giorni scorsi ricordando anche l’iniziativa dell’Ima che ha deciso di sostenere il nuovo corso di design industriale dell’Ateneo. La sfida è essenzialmente culturale come ha riconosciuto lo stesso Merola nei giorni scorsi ad un convegno al Mast: «Per la cultura tecnica serve un’alleanza nuova guidata dalla futura città metropolitana in grado di ribaltare i piani e proporre come eccellenza ciò che oggi è purtroppo visto come un contenitore di disagio e marginalità».

Olivio Romanini – Il Corriere di Bologna, 26 aprile

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«Vanno a braccetto teoria e pratica: è nuovo umanesimo»

Intervista a Marino Golinelli – Il Corriere di Bologna

«Un nuovo umanesimo dove teoria e pratica procedono a braccetto» Golinelli: daremo il nostro contributo L’intervista II patron della Fondazione: «Condivido l’idea dell’amministrazione» Marino Golinelli, al timone della Fondazione che porta il suo nome, lo ripete sempre quando gli capita di guardare indietro e vedere tutto quello che ha lasciato, in particolare quel colosso che nel 1948 fondò da solo, a 28 anni, Alfa-Wasserman. «Oggi c’è un mondo globale in cui ci sono molte più possibilità rispetto a un tempo, l’importante è dare ai giovani una cultura e delle possibilità affinchè siano capaci di muoversi in questo mondo e così discernere opportunità reali da quelle che non lo sono».

Come mai con la sua Fondazione ha deciso di partecipare al progetto Bloomberg? «È nostro compito dare ai giovani una cultura per trovare le giuste possibilità in un mondo più articolato. E più un approccio alla vita. Quello che si insegna nelle scuole è totalmente diverso rispetto a molti anni fa, sopratutto in campo tecnologico, ma è necessario più che mai lavorare sull’essere creativi».

Oltre ai finanziamenti cosa porterete a questo percorso del Comune? «Una delle progettualità che mettiamo m campo, e che sarà presentato il 22 maggio nella sede di Unindustria, è Eureka, che nasce con gli stessi scopi del Comune: per fare cultura e formazione per giovani e studenti nelle scuole e creare un percorso imprenditorial-strutturale. Eureka è la prima scuola informale di educazione all’idea imprenditoriale per i giovani e vorremmo partire anche noi dalle scuole e via via raggiungere anche le medie e i bambini. Oltre a Eureka, la Fondazione darà un contributo a prescindere, perché l’educazione imprenditoriale è una fondamentale leva di sviluppo. C’è quindi completa condivisione di idee con l’amministrazione».

Cosa pensa dell’iniziativa dell’assessore Lepore di portare corsi tecnici anche nei licei, in uno scambio virtuoso teoria-pratica? «Rispecchia la cultura olistica e multidisciplinare della Fondazione ed è importantissimo per i futuri imprenditori perché è sempre più necessario avvicinare il metodo laboratoriale a quello teorico, mantenendo sempre però le peculiarità di dascun istituto scolastico. Bisogna cercare di dare ai giovani la capacità di anticipare i bisogni futuri e gestire i cambiamenti; al dna manifatturiero del nostro territorio va accompagnato un nuovo umanesimo fatto di scienza e tecnologia e questo va stimolato sin dalla tenera età, perché dopo è troppo tardi».

Perché? «Perché si perdono opportunità di intercettare idee creative e poi realizzarle. Oggi ci sembra che il mondo sia nuovo e non occorra fare nulla, ma la curiosità è importante, ci sono tante cose da costruire per lo sviluppo e c’è bisogno di riprendere il filo per uno sviluppo creativo».

Andrea Rinaldi

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«Una spinta a cambiare, serve anche a chi educa»

Intervista a Franco Frabboni – Il Corriere di Bologna

Il pedagogista «Si punti a sviluppare una mente plurale» «Lodevole, così si aiuta la scuola a cambiare» Frabboni: «Giusto cominciare presto» «Il progetto è stralodevole, gli dò un bel 8 e mezzo». Parola di professore. E soprattutto di pedagogista di chiara fama. Parliamo con Franco Frabboni, professore emerito dell’Alma Mater in pedagogia generale e sociale, del progetto Angeîs4Boîogna, rivolto a bambini e ragazzini da 6 a 16 anni. Un progetto innovativo che mira anche a svecchiare la scuola tradizionalmente intesa.

Cosa ne pensa professore? «Sono totalmente d’accordo. Anni fa diedi qualche consiglio a Legacoop per il progetto Coopyright destinato agli studenti della scuola secondaria di secondo grado per fornire loro anche strumenti di natura pre-professionale per mettere in piedi un’impresa, in quel caso cooperativa. Questo mi sembra un progetto più articolato e precoce com’è giusto che sia. Non si può pensare che certe competenze nascano all’improvviso alla fine delle superiori».

L’assessore Lepore nel presentare il progetto dice che «i percorsi educativi nazionali sono troppo indietro e soprattutto troppo lenti». Condivide? «Sono contrario all’idea che la scuola sia tutta nel banco e che sul banco ci sia solo, quando c’è, il computer. Ci sono momenti di condivisione, come quelli previsti in questo progetto, in cui i ragazzi sviluppano capacità e modi di relazione diversi. Sono interessanti anche le sedi individuate per i laboratori. Progetti come questo vanno nella direzione di aiutare un processo di cambiamento nella scuola».

Il coinvolgimento delle maggiori imprese della città è un valore aggiunto? «Lo è senz’altro. Il sistema produttivo e le professioni non devono però pensare di sviluppare in questi ragazzini competenze in senso stretto. Questi progetti devono aver l’obiettivo di sviluppare una mente plurale, multifattoriale. Non si tratta di sviluppare le competenze più minute, parcellari, ma quelle più sincretiche, complessive, che si sviluppano in contesti collettivi e creativi. Con questo non temo che si voglia attuare una forma di pre-apprendistato. Spero tuttavia che l’incontro precoce con le professioni non vada a ledere le capacità produttive della mente dei ragazzi e il rapporto tra mente, corpo e cuore. Insomma, non deve succedere che questi giovani siano messi in situazioni ripetitive e routinarie».

Creare una mentalità imprenditoriale da piccolissimi: si può? «Credo poco alle predisposizioni. Imprenditori si diventa, non si nasce. Credo che, nella misura in cui questi studenti siano collocati m contesti educativi-formativi stimolanti, possano sviluppare certe competenze che sono tradizionalmente collocate in un periodo successivo. E questo può certamente aiutarli a trovare la strada futura».

Marina Amaduzzi

 


4 commenti on “Le imprese entrano in classe: ecco le nuove scuole laboratorio”

  1. Ermanno Tarozzi scrive:

    Reblogged this on etarozzi and commented:
    A mio parere questa iniziativa è fra le più rilevanti fra quelle assunta e dalla Giunta in questa parte di mandato .

  2. […] Le imprese entrano in classe: ecco le nuove scuole laboratorio.(Matteo Lepore) […]

  3. […] Bologna avrà presto un nuovo spazio pubblico dedicato alla diffusione della cultura imprenditoriale. Le Serre dei Giardini saranno il nodo centrale di una rete di luoghi pubblici e privati dedicati all’accelerazione di imprese e idee innovative, coworking e servizi condivisi. Il progetto è coordinato dal Comune di Bologna con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Fondazione Marino Golinelli, Associazione Kilowatt, ASTER e NovaSOLE24ORE. Prenderà vita nei 650 metri quadrati delle serre comunali all’interno dei Giardini Margherita. Lo abbiamo presentato ieri, in occasione dell’evento dedicato all’avvio di Trust Eureka – il Vivaio delle imprese, la prima attività delle Serre, che partirà proprio il 30 giugno prossimo. La progressiva colonizzazione e riqualificazione delle Serre avverrà in tre fasi. Fase 1) nell’estate 2014 partirà la gestione temporanea delle palazzine a sud a cura di Fondazione Golinelli e Kilowatt. Fase 2) a partire dal prossimo autunno-inverno, partiranno i lavori di ristrutturazione degli immobili. Fase 3) tra il 2014 e il 2015 selezioneremo altri soggetti privati per investire sulle serre a nord. Questa iniziativa rientra nel percorso che stiamo portando avanti dedicato alla promozione della cultura tecnica e imprenditoriale, con particolare attenzione per i più giovani. […]

  4. […] al momento appare essere più grave il problema dei numeri rispetto a quello della qualità. I giovani e le famiglie non si orientano agli studi tecnici, mentre la presenza di ragazzi e ragazze… Di per sè questo non è un problema bensì un segnale della necessità di adottare iniziative per […]


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