Cultura tecnica, una nuova generazione nella scuola

Mercoledì 9 aprile, nel corso di un evento organizzato al MAST, sono stati presentati pubblicamente i progetti del Piano Strategico Metropolitano di Bologna finalizzati alla promozione della cultura tecnica. Il convegno è stato l’occasione per confrontare il punto di vista delle istituzioni locali, delle imprese e delle scuole in merito a nuovi paradigmi e prospettive dello sviluppo economico e del lavoro in connessione con la cultura e i contesti educativi. Di seguito trovate gli interventi (non corretti) del Sindaco di Bologna Virginio Merola e dell’Assessore alla scuola Marilena Pillati, utili per comprendere il nostro orientamento in materia. Infatti, la promozione della cultura tecnica e dell’impreditorialità saranno per noi centrali all’interno della prossima programmazione dei Fondi Strutturali Europei. L’esperienza di questi anni, ci ha visti sollecitare e sostenere nuove forme di creatività, attraverso bandi e progetti, in collaborazione con la Provincia, la Regione ER e numerosi altri partner. Su questo fronte, intendiamo proseguire con alcuni nuovi progetti che presenteremo nelle prossime settimane, tra i quali l’apertura di un “acceleratore per imprese innovative” con il quale vogliamo stimolare curiosità e passione nei giovani. Ci sono materie, infatti, che non si insegnano in modo formale, ma che si imparano vedendo i maestri al lavoro o che si assorbono facendo esperienza. Per queste materie non ci sono scuole… per queste materie ci deve essere tutta la nostra comunità a disposizione. Quando, ad un questionario distribuito nelle scuole del nostro territorio, la maggior parte dei ragazzi nati da famiglie di origine bolognese alla domanda “dove vedi il tuo futuro?” risponde “qui a Bologna”, mentre i ragazzi nati qui, da famiglie straniere, rispondono in gran parte “ovunque ne mondo ci siano opportunità”, quando ogni 5 anni cambia il 25% della popolazione e le scuole elementari viaggiano con una presenza di stranieri attorno al 30%, capiamo bene che il destino della nostra città è nelle mani di questi ragazzi e della nostra capacità di trattenerli qui. Convinciamoli che Bologna è la città nella quale possono realizzare i loro progetti di vita.

Intro Virginio Merola – Sindaco di Bologna

L’incontro di oggi è dedicato ad un tema portante del Piano Stretegico Metropolitano di Bologna. La Cultura tecnica rappresenta, infatti, una dimensione valoriale ed economica sulla quale intendiamo investire nei prossimi anni, anche alla luce di un rinnovato impegno e interesse che il territorio sembra avere recuperato. Il luogo dove ci troviamo è di per sè una prova di quanto alcuni nostri imprenditori credano nel suo peso sociale. Insieme al MAST, mi piace citare il TRUST EUREKA promosso dalla Fondazione Golinelli, il progetto FARE IMPRESA IN DOZZA, le iniziative meritorie di IMA, tra le quali il sostegno al nuovo corso di DESIGN INDUSTRIALE dell’Università di Bologna e molte altre.
Se ci pensiamo, iniziatve e progetti collocati in un contesto urbano di dimensioni tutto sommato medie, come quello bolognese. Un investimento procapite in “responsabilità sociale d’impresa” che credo non abbia pari in Italia e forse in Europa.

Ma la ricchezza del nostro territorio non si ferma qui. Questo pomeriggio, avremo come protagonisti le scuole e gli studenti degli istituti tecnico professionali. In queste settimane, insieme agli assessore Pillati e Lepore, ho avuto modo di passare in rassegna le diverse iniziative che svolgono e ne ho ricavato un’impressione di grande forza. La forza della volontà e l’ambizione che spinge presidi e docenti, ragazzi e ragazze a frequentare laboratori, presentare progetti che vincono bandi nazionali, che sfidano anche le migliori imprese tecnologiche e le nuove frontiere dei maker digitali.
Un patrimonio civico quale, ad esempio, quello che spinge alcune educatori e programmatori ad insegnare ai giovanissimi a scrivere “codice informatico”, parlo del movimento del CODER DOJO che collabora con l’AGENDA DIGITALE del Comune di Bologna.

Come fare di questo panorama la nostra frontiera, è la sfida che oggi vi lancio.
La nostra comunità metropolitana deve partire da qui, da un grande progetto carico di speranze e di identità popolare, fondato sull’inclusione e l’equità. Un investimento politico ed economico non rituale ma straordinario, nella convinzione che sulla scuola e sull’educazione all’imprenditorialità si basi il futuro di intere generazioni di cittadini, delle imprese e della nostra competitività internazionale.

Quando, ad un questionario distribuito nelle scuole del nostro territorio, la maggior parte dei ragazzi nati da famiglie di origine bolognese alla domanda “dove vedi il tuo futuro?” risponde “qui a Bologna”, mentre i ragazzi nati qui, da famiglie straniere, rispondono in gran parte “ovunque ne mondo ci siano opportunità”, capiamo bene che il destino di una città dove ogni 5 anni cambia il 25% della popolazione e dove le scuole elementari viaggiano con una presenza di stranieri attorno al 30% è nelle mani di questi ragazzi e chiaramente della nostra capacità di trattenerli qui. Di convincerli che Bologna è la città che può realizzare i loro progetti di vita.

Nei mesi scorsi, il Comune di Bologna ha partcipato, come tante altre città europee, al bando promosso dalla Fondazione Bloomberg. Prossimamente sapremo che fine avrà fatto la nostra idea progettuale ma siamo consapevoli che non sarà facile vincere.
La nostra vera ambizione era quella di sperimentare un metodo. Mettere attorno ad un tavolo dipendenti della pubblica amministrazione, imprenditori, formatori, startupper e innovatori sociali per immaginare le idee del futuro, per comprendere quali idee concrete potevamo insieme mettere in campo per rispondere a quella domanda di speranza e di inclusione di cui parlavo.
Per farlo abbiamo organizzato due workshop di co-desing, uno al centro civico Navile in via Saliceto, con 20 startupper e innovatori e uno qui al MAST con una decina di grandi imprese del territorio, due scuole e un team misto di funzionari della PA. Ne è emerso il progetto “ANGELS FOR BOLOGNA”, che oggi vi consegnamo e che l’Assessore Pillati dopo di me illustrerà brevemente. Un’idea semplice, ma essenziale allo stesso tempo, che potremmo definire “acceleratore civico”. Un progetto che intendiamo comunque vada realizzare.

Così come le “social street”, in questi ultimi mesi, hanno innescato un circuito positivo di fiducia tra i cittadini, così come il progetto FICO e l’arrivo di PHILIP MORRIS stanno aprendo nuovi orizzonti per la ripresa occupazionale, coì noi pensiamo che anche per la cultura tecnica serva una spinta da parte un’alleanza nuova guidata dalla futura CITTA’ METROPOLITANA, in grado di ribaltare i piani e proporre come eccellenza ciò che oggi è purtroppo visto come un contenitore di disagio e marginalità.

Come Sindaco del Comune capoluogo, mi sento di dirvi questo e di proporre insieme alla Regione e al Governo di candidare Bologna a fare della promozione della Cultura tecnica la chiave di volta dei prossimi fondi strutturali per lo sviluppo e l’inclusione, nonchè della Garanzia Giovani.

Perchè, vedete, credo vi sia innazi tutto un problema di visione culturale e di una conseguente scelta politica. La stessa dizione di “cultura tecnica” è tutt’altro che universalmente condivisa. Siamo troppo spesso fermi alla gerarchia dei saperi, al pensiero che la tecnologia abbia solo un valore strumentale e non favorisca lo sviluppo della personalità, insomma chi sa di filosofia è più colto di chi sa di tecnologia. (E lo dico da laureato in filosofia…). E’ paradossale che questo avvenga in un mondo pervaso dalla tecnologia, che ha modificato le categorie di spazio e di tempo, che determina nuovi modi di comunicare e di organizzare la vita del paese e delle persone.
Dipende da questo l’incapacità di valorizzare il lavoro come forma di cultura e una certa diffidenza per il mondo dell’impresa e “del fare” nel suo complesso.

Credo che da questa consapevolezza si possa partire per modificare alcune percezioni sociali che condizionano anche le scelte scolastiche di famiglie e giovani. Ormai tutti parlano di “capitale umano” come risorsa irrinunciabile per lo sviluppo, ma non dimentichiamo che la costruzione di questo capitale rappresenta prima di tutto la realizzazione dei diritti delle persone. Insomma la competenza scientifica e tecnologica fa parte della ricchezza individuale, che permette di sviluppare nel lavoro la personalità dei singoli e nello stesso tempo è la base dello sviluppo della competitività economica basata sull’innovazione e non sui bassi salari.

I diritti dei singoli sono dunque motore di una nuova crescita. Un buon orientamento consiste nel chiamare i ragazzi a riflettere presto sul loro futuro, sulle loro prospettive di vita, chiamandoli a individuare le proprie propensioni. Per questo, la tecnologia non può essere “raccontata e vista”, deve essere “toccata e praticata”, perché i ragazzi possano cogliere la sua attrattività assieme alla sua complessità.
La capacità di comprendere la complessità, la capacità di scegliere, la cultura del risultato, il senso della responsabilità sono caratteristiche della cultura tecnica e sono la base della formazione del capitale umano. Lungi dall’essere ripetitività e meccanicità la tecnologia, soprattutto quella attuale che spesso è intangibile, trova la sua migliore realizzazione nella creatività. In questo i giovani sanno essere i migliori e il loro contributo è necessario per l’innovazione.

Ad essi va garantito anche lavoro e carriera a fronte del loro impegno e delle loro capacità e va superato un altro pregiudizio; che la tecnologia sia “cosa per uomini”, la passione e l’intelligenza non hanno “genere”, se si mettono barriere si danneggiano i singoli e la società.

Dunque, in conlcusione, vorrei che dal nostro confronto di oggi emergesse una volontà comune:

– per promuovere l’educazione, la formazione e la diffusione della cultura dell’intraprendere nei giovani;

– per sostenere l’innovazione didattica nelle scuole, concorrere alla formazione del corpo docente delle scuole di ogni ordine e grado;

– per partecipare al processo formativo-culturale dei giovani, aiutandoli a comprendere l’importanza delle scienze e delle tecnologie nella vita quotidiana e per il loro futuro;

– per sostenere l’imprenditorialità giovanile facilitando il trasferimento delle competenze dalle scuole superiori, dalle università, dagli Istituti di ricerca pubblici e privati a livello nazionale ed internazionale, all’ambito produttivo e dei servizi, aiutando i giovani ad accedere al mondo del lavoro in modo propositivo.

A questo percorso, il Comune di Bologna intende partecipare mettendo a disposizione il portato di innovazione che potrà produrre l’ISTITUZIONE PER L’EDUCAZIONE di prossima costituzione e la propria esperienza di questi anni, che ci ha visti sollecitare e sostenere nuove forme di creatività, attraverso bandi e progetti, in collaborazione con la Provincia, la Regione ER e numerosi altri partner. Su questo fronte, intendiamo proseguire. Con alcuni nuovi progetti che presenteremo nelle prossime settimane, tra i quali l’apertura di un “acceleratore per imprese innovative” con il quale vogliamo stimolare curiosità e passione nei giovani al fine di aiutarli a vivere esperienze concrete.
Ci sono materie, infatti, che non si insegnano in modo formale. Che si imparano vedendo i maestri al lavoro. Che si assorbono facendo esperienza. Per queste materie non ci sono scuole… per queste materie c’è tutta la nostra comunità a disposizione.

 

Intervento Marilena Pillati – Assessore alla Scuola Comune di Bologna

Quando mi è stato chiesto di introdurre questa parte del nostro confronto, ho cercato di riflettere sulle principali linee d’azione che stanno caratterizzando l’azione delle istituzioni e dei partner coinvolti nel percorso del Piano Strategico Metropolitano per restituirvi un’ipotesi di lavoro utile e operativa, alla luce anche delle prossime scadenza di programmazione. Penso ad esempio alle scelte che la Città Metropolitana dovrà compiere nei prossimi mesi, a partire dalla sua fase costituente, così come a breve la Regione ER in tema di programmazione dei fondi strutturali.

Prima di fare ciò vorrei riprendere quanto il Sindaco Merola ha detto in chiusura del suo intervento, richiamando l’importanza della comunità e del territorio nella dimensione educativa. Quelle materie che si non si imparano solo a scuola a volte sono in effetti fondamentali per la vita delle ragazze e dei ragazzi. Il gusto, il senso civico, l’imprenditorialità sono esempi di queste materie. Pensiamo, tra questo per un memento all’imprenditorialità. L’imprenditorialità è un valore, un sapere, un approccio alla vita. Ma i processi di apprendimento dell’imprenditorialità restano in gran parte informali: si apprende dalla famiglia, dagli amici, dall’ambiente culturale nel quale si cresce, ma si può affermare che, salvo eccezioni, non ci sono grandi scuole di imprenditorialità.

L’apprendimento informale è tale proprio perché la conoscenza che consente di assorbire è complessa e basata più sull’esempio di chi testimonia il saper fare, più che sui testi e i manuali. Si impara a fare l’imprenditore alla scuola della vita. Certo, alcune competenze fondamentali, come il management, la finanza, l’ingegneria della produzione, la legge e così via (scienza,storia, filosofia, in una accezione di visione culturale ampia), si possono apprendere in modo formale. E sarebbe bene che gli imprenditori fossero dotati di queste conoscenze. Ma la somma di queste conoscenze non fa un imprenditore. Coraggio, senso della squadra, visione, carisma, leadership, curiosità, ambizione, volontà, orientamento al futuro e alla realizzazione di sogni e al bene sociale, come molte altre caratteristiche dell’imprenditore, non si imparano sui libri di testo. Non tutti possono o vogliono aprire un’attività in proprio e l’intrapresa non significa necessariamente l’essere manager, ma l’essere intraprendenti sì questo è un principio che ha un valore positivo per tutti. Richiama l’autonomia, la capacità, il talento e anche se vogliamo il “diritto al fare” che non è cosa da poco nell’epoca in cui viviamo.Il fatto è che nel momento in cui il paradigma del lavoro cambia, almeno in parte, perché il contesto ci dice che è sensato tentare di inventarsi il lavoro piuttosto che limitarsi a cercarlo, occorre diffondere la consapevolezza delle opportunità che esistono a livello locale e globale nel mondo del lavoro così come nell’attività imprenditoriale. La scuola non è dovrebbe essere più da tempo la macchina per la produzione di persone capaci di fare cose precise, ma il valorizzatore dei talenti delle persone. E dunque, dal nostro punto di vista, occorre aggiungere alle occasioni offerte dalla scuola anche altre opportunità formative, da svolgere in parte nei tradizionali luoghi dell’apprendimento, ma non solo.

I luoghi di questa scuola informale sono oggi le università, le aziende, gli acceleratori e gli incubatori, nella città di origine e in giro per il mondo. Se vogliamo davvero una comunità ed un territorio metropolitano educante e attrattivo, occorre dunque la collaborazione di queste strutture, quelle che ho elencato che poi nel concreto sono anche strutture come quella dove ci troviamo oggi, il MAST. Tutto ciò avviene nel mondo soprattutto nelle e grazie alle città. Ecco perchè la CITTA’ METROPOLITANA, le sue politiche e i suoi strumenti saranno e potranno essere decisivi in questo senso.

Al contrario di quanto richiederebbe questa visione, il relativamente recente riordino della scuola superiore ha purtroppo confermato le vecchie linee di pensiero. Da parte nostra, in primo luogo dico che occorre individuare strumenti e politiche che possano ridurre gli effetti negativi di quelle scelte. Il Comune di Bologna ha una propria specifica storia in tema di formazione tecnica, centrata  soprattutto nella gestione per oltre 150 anni della più importante scuola tecnica ad indirizzo industriale, l’istituto Aldini Valeriani Sirani. Con il passaggio allo Stato dell’istituto cessa una fase, ma non deve accadere che questo corrisponda al disimpegno del Comune nelle politiche della formazione e della qualificazione del sistema produttivo. Non si dimentichi, fra l’altro che il Comune gestisce il Museo del patrimonio industriale che dà corpo alla identità industriale e imprenditoriale di Bologna e divulga in modi differenziati i vari aspetti della cultura tecnica.

A quella della gestione diretta deve seguire una fase nuova volta a creare un tessuto connettivo, le condizioni per cui le forze interessate trovino un coordinamento che serva a condividere obiettivi e risorse, a promuovere iniziative, realizzare progetti che servano a sviluppare le tematiche relative alla diffusione della cultura tecnica e del suo approfondimento. Anche all’interno del mondo delle imprese va sviluppata la consapevolezza della sua forza culturale, oltre che economica, raccogliendo testimonianze al loro interno, dalla storia dei prodotti a quella delle persone, fino alla raccolta degli archivi è possibile costruire patrimoni utili alla diffusione della cultura tecnica.

Ma la sfida della CITTA’ METROPOLITANA allarga ancora di più questo scenario, oltre la storia specifica del Comune capoluogo e del suo rapporto con le ALDINI. Apre a tutto il territorio e alla dimensione della cultura tecnica nel suo complesso, considerando in questo anche le altre scuole siano esse tecniche o licei, andando oltre.
Si tratta di raccogliere i soggetti immediatamente interessati (scuole tecniche e professionali, centri di formazione professionale, imprese, terzo settore, pubblica amministrazione) per mettere in moto un processo di partecipazione che porti molte voci e iniziative fattive per affrontare e risolvere alcuni aspetti problematici. Per diffondere la cultura tecnica bisogna avere un approccio “pervasivo”, si deve lavorare per allargare la platea della partecipazione, coinvolgendo anche il mondo dell’informazione per far sì che i messaggi su quanto affrontato trovino il massimo di ascolto. Anche i soggetti del mondo del volontariato devono essere negli obiettivi di coinvolgimento; per ottenere risultati sul terreno della affermazione della cultura tecnica non si deve lavorare solo con e per i giovani nel mondo della scuola, anche gli adulti vanno coinvolti e investiti con iniziative specifiche, anche valorizzando aspetti di norma trascurati, quali quelli legati agli hobby e al tempo libero, anche coinvolgendo gli stessi giovani che non sono solo gli utenti della formazione ma sono essi stessi a loro volta una risorsa.
Nel proporci un percorso che vada in questa direzione, vi propongo di focalizzare le nostre politiche metropolitane su tre obbiettivi strategici:
– Competitività territoriale
– Inclusione
– Empowerment civico della comunità e dei cittadini
Di pensare alle caratteristiche demografiche del contesto locale:
– Ogni 5 anni cambia il 25% della popolazione, aumentano i giovani e aumentano gli over 80
– Crescono le nuove povertà, si indebolisce il ceto medio e i giovani perdono potere di acquisto, aumentano i NEET
Con questi obbiettivi, che riprendono in parte quelli della strategia europea e regionale, vi propongo che la CIttà Metropolitana si concentri su tre assi di intervento prioritari attorno ai quali erigere e rafforzare la “comunità educativa”:
– I nuovi modelli di innovazione sociale e civica basati sui giovani
– Gli edici e gli spazi collaborativi e intelligenti
– Le azioni per la competitività e l’occupazioneI nuovi modelli di innovazione sociale e civica basati sui giovani
Con questa espressione intendo la creazione della rete o meglio di una vera e propria community del cambiamento, della quale si sentano parte tutti gli attori interessati a fare e pensare in questa direzione. A riconoscersi in un’identità. Il Comune di Bologna, o meglio la città metropolitana, può candidarsi a dare vita a un movimento in cui i diversi soggetti condividono obiettivi, priorità e risorse, non per comprimere l’iniziativa dei singoli, ma per fornire elementi di conoscenza e di relazione più vasti di quelli disponibili per loro, migliorare i progetti, per evitare doppioni o peggio, contraddizioni. L’innovazione tecnologica non può non prevedere nuovi sistemi di relazioni e nuovi modi di interpretare il proprio ruolo sia nel pubblico sia nel privato.
È necessario mettere sempre più e sempre meglio in rete scuole e imprese. Il sistema delle scuole tecniche deve poter essere percepito come un sistema di eccellenza su cui le imprese investono e questa è anche, non solo ma anche, una questione di marketing e di percezione. Inoltre, una rete ed una community devono avere degli animatori e devono condividere dei beni comuni.

Fondamentale e caratterizzante in tutto ciò, il ruolo dei giovani. Noi solo utenti ma protagonisti, risorsa, elemento propulsore dell’innovazione sociale. Perchè dunque non usare la Garanzia Giovani per immettere questa risorsa nel circuito della resposabilità sociale d’impresa o della collaborazione tra PA, Scuole e Imprese?Gli edici e gli spazi collaborativi e intelligenti

Non esiste percezione della cultura tecnica senza scuole collocate in edifici accessibili, riqualificati energeticamente, collocate in contesto curati e sicuri. Qualità della scuola è anche e soprattutto l’esperienza che gli utenti vivono al suo interno, la cosidetta usabilità, che è fatta anche di spazi di collaborazione, di laoratori tecnologicamente attrezzati e perchè no… di bellezza!Le azioni per la competitività e l’occupazione

Ultimo punto ma centrale. Non ci possono essere oggi orientamento e politiche attive per il lavoro eque, diffuse ed efficaci se non si parte dalla scuola e dall’educazione informale, dalla collaborazione tra PA, Scuole e imprese. Non possiamo curare solo le punte, ma dobbiamo avere un approccio popolare delle nostre politiche. Non possiamo più permettercelo. In questa direzione, Comuni, Provincia e CITTA’ METROPOLITANA debbono trovare presto un’intesa cone la programmazione Regionale e nazionale.
Immaginando questo schema, ci interessa aprire un confronto e una progettazione con chi ci sta. Solo nella collaborazione e nel rispetto della autonomia di ciascuno si potrà trovare una soluzione, senza ricorrere a coordinamenti elefantiaci in cui tutti vogliono essere presenti per onore di firma. Meglio gruppi di progetto che seguono le singole iniziative ed un ristretto gruppo di coordinamento. Questa città, nella sua dimensione metropolitana, ha le tradizioni e le risorse intellettuali e materiali che le permettono di dar corso a iniziative di valenza nazionale.

Un esempio e davvero concludo, l’abbiamo sperimentato con l’elaborazione della candidatura bolognese per il bando della fondazione Bloomberg. Nei prossimi mesi, a prescindere dal risultato del concorso, intendiamo portare avanti laboratori di educazione informale mettendo insieme: Imprenditori, educatori, community manager e programmatori. Ci dedicheremo prioritariamente ai ragazzi tra i 10 ei 18 anni e collegheremo tre edifici, uno della PA, uno di un’impresa e una scuola. Pronti ad allargarci ad altri. Metteremo nel circuito le competenze di questi attori per accellerare le esperienze formative dei giovani, con l’obbiettivo di ingaggiarli e stimolare la lor intraprendenza. Contiamo così di porre le basi per una CITTA’ METROPOLITANA che individui una diffusa rete di spazi collaborativi e di edifici aperti all’educazione informale, sovvertendo i paradigmi tradizionali. Laddove prima trovavate un’impresa, là potrestre trovare un fablab, laddove prima eravate abituati a vedere una scuola là potreste trovare un’officina e nel parco dove prima eravate abituati a portare a giocare i vostri figli potreste trovare sale studio e spazi per l’informatica.


3 commenti on “Cultura tecnica, una nuova generazione nella scuola”

  1. […] Cultura tecnica, una nuova generazione nella scuola → […]

  2. […] che hanno i Comuni, quelli della Regione e soprattutto i fondi strutturali dell’Unione Europea: «Tutti i nostri sforzi — spiega l’assessore — saranno concentrati su questo campo. A Bologna …. Il progetto è in corso di definizione ma le linee fondamentali sono già state anticipate e […]

  3. […] Bologna ha proposto per questo premio, un modello su scala urbana chiamato #Angles4Bologna, fatto di laboratori di educazione informale e impegno civico per prevenire la disoccupazione giovanile insegnando a bambini tra i 6/8 e i 16 anni imprenditorialità e competenze del XXI secolo. I nostri quattro angeli sono gli educatori, gli imprenditori, gli hacker e i community manager o animatori. A loro ci rivolgiamo per creare un movimento di innovatori sociali, interessati a mettere a disposizione le loro competenze per incontrare i ragazzi in laboratori e attività pratiche. Per fare ciò vogliamo collegare tre contenitori: le scuole, le imprese e gli spazi pubblici. Con questo programma intendiamo accellerare i percorsi di educazione all’imprenditorialità, per trasmettere abilità plurali ai ragazzi in giovane età prevenendo il fenomeno dei NEET, ma non solo. Creare una comunità di Angels, farla incontrare attorno ad uno scopo comune, offrire loro dei servizi e degli spazi pensiamo possa generare relazioni, coprogettazione e collaborazione utili a fare crescere l’ecosistema locale e le reti dell’innovazione sociale. Questo percorso guarda a quello che stiamo per fare presso lo spazio delle Serre dei Giardini Margherita, nonchè alla nostra volontà/priorità nella prossima programmazione europea 2014-2020, di promuovere la cultura tecnica e di rivolgerci alla popolazione scolastica. […]


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