Referendum: Scuola pubblica avanti insieme

voteL’intervento del Sindaco in Consiglio Comunale (28/06/2013).

Grazie Presidente. Care consigliere e cari consiglieri, io vorrei ringraziare innanzitutto i cittadini che si sono recati alle urne, e i dipendenti comunali che hanno reso possibile lo svolgimento di questo referendum consultivo. E’ stata una giornata importante per la nostra città. Ed è prima di tutto su questo referendum che voglio fare chiarezza. Il referendum consultivo e senza quorum esprime una indicazione di opinione, da valutare e considerare indipendentemente dal numero di votanti. E’ chiaro che se fosse stato un referendum vincolante e decisionale non avrebbe raggiunto la soglia necessaria per decidere nel merito. Dire che A ha vinto e B ha perso sarebbe una considerazione giusta, incontrovertibile, solo nel caso di un referendum decisionale non consultivo, come questo. Ma c’è una cosa importante da fare, allora: tenere comunque conto del risultato effettivo e provare tutti a mettere da parte senso di rivalsa e divisioni. Perché qui c’è in ballo molto di più del conteggio dei voti effettivi. Io credo che il mio compito di Sindaco è non perdere o abbandonare chi ha votato A, e allo stesso tempo, non perdere e non abbandonare chi ha votato B, e questo al di là delle differenze numeriche.Certo, ha prevalso l’opinione di chi ha votato A su quella di chi ha votato B, ma l’importante è che non ci perdiamo collettivamente come comunità, perché nessuno ha vinto o ha perso in modo definitivo.

Perciò lavorerò soprattutto per non perdere due parti importanti della città che sono andate a votare, per non sminuire l’alto senso civico testimoniato dai cittadini che sono andati a votare, dimostrando la loro volontà di partecipare per il bene comune. Lavorerò perché nessuno venga messo da parte, per tenere conto del parere di chi ha votato A, perché Bologna lotti per continuare ad avere le migliori scuole comunali, statali e paritarie del nostro Paese, e perché lo Stato faccia finalmente la sua parte.Questo dovrebbe essere il nostro unico obiettivo dopo questo referendum e questo chiedo a tutti.

Bologna non deve rinunciare al sistema delle convenzioni con le scuole paritarie private, ma allo stesso tempo, credo sia giusto cogliere la domanda di attenzione alla Scuola pubblica che proviene da quella parte di città che ha partecipato al voto, e che in particolare ha votato A. Del resto, anche il Comitato B ha dichiarato la sua disponibilità a valutare proposte migliorative del sistema delle convenzioni. La Giunta e il Consiglio comunale ne terranno conto attraverso una discussione di merito che ora si apre e che definirà le modalità e le forme. Nelle prossime settimane, per farlo avremo anche l’occasione dell’Istruttoria pubblica sulla Scuola 0-6 che si svolgerà in Consiglio comunale.

Bologna ha tutta la credibilità e la forza per rivendicare la priorità della Scuola pubblica in Italia. Sul piano della concretezza e dell’impegno politico innanzi tutto, in termini di risorse e di investimenti: 127 milioni di euro di cui 37 solo per la scuola d’infanzia. La Scuola rappresenta un quarto del bilancio comunale. Diamo risposta al 98% dei bambini nelle scuole d’infanzia, contro una media nazionale che rimane al di sotto del 50%. Il meccanismo e il monitoraggio delle convenzioni può essere migliorato con il contributo propositivo di tutti, ma non abolito.

Perciò il principale impegno del Comune deve essere quello di eliminare le liste di attesa e di garantire la piena libertà di scelta ai genitori della scuola che giudicano la più adeguata per i loro bambini.Noi oggi abbiamo 221 domande in attesa di una risposta, a fronte di circa 90 posti liberi nelle scuole comunali e statali e di circa 200 posti disponibili nelle scuole paritarie private. Confidiamo che prima dell’inizio dell’anno scolastico le domande possano trovare una risposta positiva.

La Giunta ha pianificato nuovi investimenti per realizzare nuove scuole e aumentare i posti disponibili. Per l’anno scolastico 2011/2012 sono state aperte 5 sezioni (2 comunali e 3 statali) e per l’anno 2012/2013 9 sezioni (8 comunali e 1 statale). Tutto questo con la disponibilità dallo stato di 3 soli insegnanti.A settembre 2013 saranno inaugurate 3 nuove scuole dell’infanzia, che accoglieranno 177 bambini. Sono avviati i lavori per una nuova scuola, che da settembre 2014 ospiterà altri 100 bambini.

Abbiamo firmato con il Ministero dell’Istruzione un protocollo d’intesa che porterà alla realizzazione  di nuovi edifici scolastici, tra cui tre nuove scuole d’infanzia. Abbiamo già ottenuto la priorità dei finanziamenti dal Ministero, e stiamo preparando il bando per realizzare la SGR che attuerà gli interventi.

Inizieremo da questa settimana a discutere con i sindacati e i lavoratori come riuscire ad assumere a tempo indeterminato, sulla base di un piano triennale, oltre 400 persone della scuola, oggi precarie. Noi riteniamo che vada data forza e autonomia all’impegno diretto del Comune nella scuola a cominciare dai nidi e dalle scuole dell’infanzia, e che questa debba essere l’occasione per dotarsi di uno strumento gestionale capace di guardare non solo al settore scolastico 0-6, ma all’esigenza di rilanciare la dimensione educativa e dell’istruzione in generale, per contrastare l’abbandono scolastico, per aumentare la formazione dei giovani verso il lavoro, per affrontare con decisione il tema della città educativa e dell’educazione permanente di ogni generazione. Un soggetto interamente pubblico e non privatizzabile per legge.

Questo ad oggi è il contributo di Bologna al diritto ad una scuola di qualità. Io credo che la buona scuola pubblica sia quella che dà risposte a tutte le bambine e i bambini della città con standard educativi e pedagogici condivisi. La buona scuola pubblica costruisce buoni cittadini, guarda a come la nostra società si sia trasformata con uno scenario sociale sempre più differenziato in termini di orientamenti religiosi, culturali, tempi di vita ed esigenze familiari.

Il referendum ha evidenziato una componente attiva, coinvolta e partecipe sui temi della scuola. E anche la necessità che continui un approfondimento e una discussione sul tema di cosa si  intende per servizio pubblico e bene comune. E cosa si intende dunque per sussidiarietà. L’intervento diretto del Comune e l’intervento diretto del privato sociale e del terzo settore non sono in contrapposizione, ma anzi sono la possibilità di fare crescere la cittadinanza attiva e una partecipazione del fare, non sostitutiva, ma integrativa all’intervento diretto del Comune.

Il tema perciò diventa sempre più quale idea di pubblico costruire nei prossimi anni. Il ricorso al mercato e alle privatizzazioni non ha nulla a che fare con questo dibattito. Noi crediamo che che il ruolo delle pubbliche istituzioni, a cominciare dai comuni, sia di sostenere e orientare i cittadini attivi ed organizzare l’autonoma produzione di servizi di interesse generale.

Così avviene ad esempio per i centri sociali autogestiti degli anziani, così avviene per l’erogazione dell’assistenza domiciliare, così avviene per la gestione dei parchi e degli orti urbani, ecc.. E’ un modello inclusivo di pubblico che aumenta il controllo e la programmazione del Comune e realizza modelli di gestione diversi, ma tutti a carattere pubblico e tutti per il bene comune.

Mentre lo Stato latita nel garantire il diritto alla Scuola, Bologna è da tempo in prima fila su questo obiettivo e alla continua ricerca di miglioramento. Ostinata e a volte un po’ ingenerosa verso se stessa, Bologna ha l’ambizione di parlare al Paese per indicare la frontiera da raggiungere in questo campo.  In questi 20 anni il sistema pubblico integrato ha dato buona prova di se’.

Ora, Bologna ha il dovere di fare un passo avanti. Io vi dico, vi chiedo, facciamolo insieme. In questa battaglia per ridare centralità all’istruzione e dignità alla scuola, i bolognesi sanno che troveranno al fianco il loro Sindaco e il Consiglio comunale, e intorno a questa battaglia vanno ritrovate le ragioni di una unità di intenti non solo possibile, ma indispensabile.

Al di là di tutto, l’esito positivo di questo referendum è che abbiamo sollevato il tema a livello nazionale. Diamo valore a questo risultato specifico, e muoviamoci di conseguenza. Nel confronto con il Governo chiederò agli altri sindaci di essere uniti nel chiedere che il patto di stabilità non valga per gli investimenti nella scuola e che siano stanziate più  risorse di parte corrente per dare risposte alle famiglie, e perché sia concessa ai comuni un’effettiva autonomia organizzativa in tema di gestione del personale. Facciamolo insieme.

Di una cosa insieme possiamo e dobbiamo essere orgogliosi: abbiamo dimostrato, e di questo sono veramente contento, che il conflitto è il sale della democrazia, e che la partecipazione attiva è il migliore antidoto all’antipolitica e al populismo.  Adesso dimostriamo di sapere lottare uniti per il bene comune della nostra città. Grazie”.

Virginio Merola



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