Le ragioni della scuola pubblica che vota B il 26 maggio

bCari amici,

domenica 26 maggio voterò B al Referendum perchè credo in un’idea di scuola dell’infanzia pubblica, laica e inclusiva in grado di dare risposte concrete alle famiglie della nostra città. Non è più il tempo di dividersi, non ce lo possiamo più permettere. La vera battaglia nazionale da condurre è dimostrare che una Scuola dell’infanzia pubblica di qualità per tutti è possibile laddove lo Stato, i comuni e la società civile  autorganizzata collaborano insieme per promuovere un bene comune che si chiama educazione. L’opposto di questa scelta è la privatizzazione della scuola, la separazione tra progetti educativi che tra loro smetteranno di ricercare obiettivi condivisi e di costruire insieme un futuro migliore per i nostri figli. Grazie al sistema esistente, il Comune di Bologna nel 2013 dà risposte 8.988 bambini pari al 98,4% delle domande di scuola materna contro il 50% della media italiana, mantenendo ancora 179 posti liberi a fronte di una lista di attesa di 221 bambini.

Guardiamo in faccia la realtà. Il presente e il futuro prossimo ci propongono una società sempre più plurale e carica di differenze. Religioni, modelli culturali, tempi di vita ed esigenze lavorative affollano lo scenario che dobbiamo affrontare. Non potremo mai risolvere le tante contraddizioni della nostra convivenza con un segno rosso di matita, chiusi dentro una cabina elettorale. Votando A non otteremo nulla di più di quello che avremo costruito con le nostre mani e gli sforzi di questi anni, ma solo qualcosa di meno. Il paradosso di questo referendum è proprio questo. Comunque vada Bologna rimarrà la città con la Scuola dell’infanzia più comunale d’Italia (60% contro la media italiana del 9%) grazie alla scelta della Giunta e del Consiglio Comunale di aumentare anche quest’anno gli investimenti di bilancio. Questa è la scelta politica vera, che conta 37 milioni di euro per la gestione delle materne di cui 1 milione vale il contributo alle private convenzionate (in media tra i 20 e i 40 mila euro a scuola privata). In totale, tra spese di gestione e lavori pubblici per la Scuola il Comune occupa un quarto del suo bilancio.

Se dovesse prevalere la logica di ritirare il milione alle scuole private convenzionate, di fatto, il Comune rinuncerebbe da domani al controllo pubblico su ciò che è privato in convenzione. Escluderemmo dal perimetro del progetto educativo condiviso 1.730 bambini. In un’Italia dove il diritto alla Scuola è un miraggio, Bologna ha il merito di avere edificato la Scuola dell’infanzia pubblica per tutti. Il 26 maggio prossimo, possiamo scegliere di continuare a costruirla o al contrario fermarci.

Io la penso così e per questo voterò B, rispettoso di chi la pensa diversamente.

Buon voto.

Matteo Lepore

P.s.

Rubo un post di un’amica che lavora presso una scuola paritaria privata. Spero non se ne abbia a male. L’ho trovato davvero efficace nel descrivere la scuola di oggi e di domani a cui noi amministratori dobbiamo doverosamente pensare.

Questo referendum sulle paritarie sta scoprendo tanti nervi alla sinistra bolognese… In otto anni di lavoro in una scuola paritaria cattolica ho vissuto più laicità di quanta ne avverto in tanti compagni… Io, con la quercia del pds come primo timbro sul libretto di lavoro ed una convivenza in atto, sono stata assunta senza preconcetti… In otto anni ho avuto bambini musulmani, tailandesi, rumeni, albanesi, russi e moldavi, ho accolto famiglie separate, conviventi, madri single… Genitori cassaintegrati, operai, agricoltori, disoccupati… Mi piacerebbe che chi sputa sentenze senza conoscere le nostre realtà venisse a conoscerle, per rendersi conto di come è difficile offrire un servizio di cui andare orgogliosi senza pesare troppo sulle famiglie, di quanto è difficile far quadrare un bilancio e restare aperti alla comunità, a tutta la comunità, contando anche gli spiccioli… A quanto, infine, è bello e gratificante tenere in piedi un servizio che è più di un lavoro, perché ci metti dentro tutta te stessa, e la passione per quei che fai…

Simona


9 commenti on “Le ragioni della scuola pubblica che vota B il 26 maggio”

  1. Ermanno Tarozzi scrive:

    Condivido pienamente le motivazioni per votare B e, anch’io, lo farò. Il sitema bolognese è costituzionalmente corretto e, soprattutto, è efficace per i nostri bambini e la città.

  2. Fernendo Nevruz scrive:

    e invece i bolognesi si sono espressi diversAmente, si vede che non si sentivano poi così ‘marziani’! magari non iniziamo subito a fare dietrologia sull’astensionismo, anche alle elezioni nazionali il primo partito è stato di quelli che sono rimasti a casa invece di andare a votare. iniziate un pochino a ragionare invece di sputare sempre in faccia sentenze e il ‘vostro univoco’ modo di vedere il mondo!!! Ah, mica finisce qui…

  3. Francesco scrive:

    Una buona parte di Bologna oggi è più serena.
    Si è ritrovata insieme nella decisione di una scuola pubblica senza compromessi, concentrata nel suo costante miglioramento e qualifica, nella solida speranza che non debba chiedere ausilio ad organi privati.

    Questo nonostante il partito, che per anni ha goduto del nostro appoggio, si fosse ciecamente perso, avesse dimenticato i valori e le idee su cui si fondava, abbandonandosi ad un pragmatismo del bilancio.

    Peccato per l’assenza del dialogo e la prevaricazione di slogan sibillini che hanno reso il dibattito uno sterile urlo di prese di posizione, forse causato da una situazione nazionale poco tranquilla.

    Le parole del sindaco post voto sono importanti: l’indicazione è stata nettamente data, da chi ha voluto partecipare, e la direzione da prendere è stata consigliata; poi per agire bisognerà tenere conto delle esigenze di tutti, A, B e astenuti.
    Giusto, però che la direzione espressa sia rispettata, altrimenti sarebbe l’ennesimo schiaffo alla democrazia partecipata.

    Un ultimo dubbio: bene per il risultato, ma ora chi rappresenterà politicamente queste motivazioni? Qual’era il partito che raccoglieva l’opinione di oltre 50.000 persone? La frattura si sta ampliando sempre più?

    Grazie per un’eventuale risposta, continuiamo il dialogo.
    Saluti e buon lavoro.

  4. Matteo scrive:

    Caro Fernedo, io non ho sputato sentenze su nessuno… oggi il Sindaco è intervenuto in Consiglio Comunale ed ha aperto al dialogo riconoscendo il risultato. Non ha dato un colpo di spugna richiamando l’atensionismo… dopodichè il dato che 2/3 non hanno ritenuto il quesito importante non può essere ignorato, siamo seri. L’A ha vinto tra quelli che hanno votato, ma ci sono oltre 200 mila bolognesi che sono rimasti a casa, cosa che in un referendum consultivo conta. Ora però la cosa più importante è fare quello che un quesito prendere o lasciare non permette di fare e cioè entrare nel merito con l’obiettivo di migliorare la scuola pubblica.

  5. Matteo scrive:

    Caro Francesco, la campagna referendaria è andata come è andata. Si poteva giocare meglio, probabilmente sì o forse è stato meglio non essere ipocriti sostenendo apertamente una soluzione amministrativa che si ritiene funzioni. Non è un caso che in questi gg tutti abbiano richiamato il primato della Scuola di Bologna in Italia. In ogni modo, come giustamente tu dici, ora dobbiamo tutti fare un passo avanti a partire dalle parole del Sindaco che ci hanno risportato alla sostanza del confronto.

    Chi raccoglierà l’opinione di quelle 50 mila persone?
    Io credo debbano farlo in primo luogo i rappresentanti eletti nelle istituzioni. Il Consiglio Comunale ha tre mesi di tempo per esprimersi sull’esito del Referendum e deliberare un proprio indirizzo verso Sindaco e Giunta. Nelle prossime settimane avremo anche l’occasione di un’istruttoria pubblica, dove cittadini e associazioni potranno intervenire in Consiglio proprio sul tema della Scuola per i bambini da 0 a 6 anni. Quanto più saremo in grado di condurre in modo civile questa fase ricercando un sintesi che tenga conto del voto, tanto più dimostreremo che la frattura tra cittadini e politica si può colmare. La democrazia ha bisogno anche di confronto e conflitto… il Referendum lo è stato. Il fatto che ora si produca una riflessione e si arrivi ad una proposta finale sarebbe auspicabile proprio per dimostrare che la partecipazione serve a qualcosa. Non si può sempre ricominciare da capo.

    Ci aspetta un lavoro intenso.

  6. Fernendo Nevruz scrive:

    Gentile Assessore,
    ecco, iniziamo davvero a lavorare per migliorare la Scuola Pubblica Comunale e / o Statale che sia… Per il resto si possono fantasiosamente fare congetture infinite su chi non è andato a votare, sta di fatto che nessuno prima del voto ha fatto campagna in tal senso, neanche il PDL che nel suo passato (neanche tanto remoto) ha cercato di affondare qualsiasi quesito referendario. Rimanendo sul dati oggettivi una certa partecipazione c’è stata non trattandosi di un referendum che si è tenuto a Berlino e nemmeno a Londra! Su i giornali si può veicolare in tanti modi un messaggio e anche sminuire un risultato, non è comunque rispettoso nei confronti dei votanti che, invece di farsi i loro sacrosanti comodi domenicali, sono andati a votare, e hanno speso del loro tempo! E non soltanto nei confronti dei tanti che hanno garantito un netto risultato ma anche di chi ha scelto B!!! Invece di snocciolare numeri alla Mannheimer non sarebbe il caso di fare un po’ di autocritica??! Il non – voto, la disaffezione e il menefreghismo non saranno un po’ incentivate anche da politiche preconsultorie dove, comunque, si tira dritto per la propria strada??!
    Oltre alle tiepide considerazioni del Sindaco poi sarebbe stato più che gradito un commento da parte dell’Assessore all’istruzione del Comune di Bologna essendo parte interessata.
    Aspettiamo comunque di sapere come finirà anche con le Maestre…

    Ah, come sempre non finisce qui… La scuola è di tutti!

  7. Matteo scrive:

    Caro Ferenendo,

    a volte faccio fatica davvero a trovare un filo logico. Dovremmo fare autocritica per avere sostenuto un’opinione? e ancora, se noi non possiamo appropriarci dell’astensionismo almeno non lo faccia nessun altro. Perchè in un Referendum non è affatto detto che chi non vota sia una persona indifferente. Una consultazione è tale proprio perchè non ha valore vincolante, ecco perchè molti cittadini da sempre preferiscono non partecipare ritenendosi ampiamente già rappresentati dal loro voto alle elezioni, dove scelgono un Sindaco ed un programma chiari. Non si capisce altrimenti come mai nella storia i referedum comunali abbiano sempre percentuali sotto il 50%… chiaramente perchè partecipa prevalentemente chi si sente toccato in prima persona dal tema, ma noi che amminsitriamo siamo eletti per rappresentare la generalità. Leggo un pò troppe sentenze in giro e ancora poche soluzioni al problema che abbiamo sul piatto: i bambini e il diritto alla scuola dell’infanzia.
    Noi abbiamo riconosciuto l’esito e abbiamo aperto al dialogo. Mi aspetto che questo dialogo si possa portare avanti ora che non c’è da votare ma da elaborare soluzioni condivise e applicabili.

    Per quanto riguarda le maestre, le incontreremo e ci confronteremo. Abbiamo obiettivi chiari, valorizzare e stabilizzare compatibilmente con le norme nazionali. Non è cosa da poco in questo periodo per un Comune. Lo faremo senza privatizzare nulla e senza tagliare ma aumentando i fondi per la scuola pubblica.

  8. Fernendo Nevruz scrive:

    Anche io faccio fatica proprio una gran trovare una politica di qualche genere in questo modo di relazionarsi con il proprio elettorato. Questa blanda giustificazione per cui vi hanno eletti e quindi tutto quello che fate va bene a prescindere, è ottimale e ricorda ‘vagamente’, i discorsi del Premier della precedente legislatura, e non parlo di Monti che avete appoggiato, ma dell’altro che pensava di essere stato incoronato Imperatore supremo.
    Non intendo comunque farmi trascinare in questa polemica politica da un Assessore che arriva a sostenere, addirittura, che dire: “Comunque vada si continua per la stessa strada” è un opinione come un’altra… A me interessano le sorti della Scuola Pubblica (dove per pubblicA si intende di tutti, per tutti, laica ed inclusiva) e non dissertazioni sul tema referendario in cui l’amministrazione è stata coinvolta fino a un certo punto dal momento che le firme necessarie son state raccolte e trovate da privati cittadini. Rimane sempre misterioso, comunque, questo atteggiamento passivo e poco reattivo da parte del PD nei confronti del tema dei diritti, si vede che c’è poco confronto con il proprio elettorato e quello che interessa, alla fine dei conti, è l’acquisizione e la tenuta del potere e non il governo reale del paese.

    Sul discorso delle maestre attendiamo di sapere anche la loro opinione. Di parole ne abbiamo sentite tante, qualcuna anche un po’ forte e fuori luogo, soprattutto dal Partito Democratico. Attendiamo qualcosa di concreto.

    Buon lavoro!

  9. Matteo scrive:

    L’opinione a cui facevo riferimento era il sostegno all’opzione B e quindi al sistema integrato. L’opinione che abbiamo sostenuto al Referendum.
    Io non ho mai detto “Comunque vada si continua per la stessa strada”… proprio mai detto nè pensato. E infatti stiamo aprendo alla discussione.

    A presto


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...