Elezioni 2013: il giorno dopo e quello che penso di getto

italiaVolevamo il cambiamento. Eccolo, il cambiamento è arrivato con noi o senza di noi. E’ arrivato il momento di affiggere un cartello con la parola “Fine (questa volta per davvero)” al vecchio sistema politico italiano. Ora sta noi decidere. Possiamo scegliere di rimanere dove siamo, affidandoci al gioco dei partiti tradizionali oppure fondare una nuova democrazia, fondata sulla partecipazione dei cittadini, l’onestà, il merito e la solidarietà. Là dove qualcuno che si definisca “democratico” dovrebbe stare. Ci sono mercati che chiedono stabilità e ci sono gli italiani che hanno votato, chiaramente, imponendo e non chiedendo una rivoluzione politica e morale. Qui o si fa l’Italia, o si muore. Abbiamo fatto la bicamerale con Berlusconi e sappiamo come e’ finita… il movimento 5 stelle ha portato alla politica milioni di voti e una nuova generazione. Se dovessi scegliere nn avrei dubbi. Proviamoci. Riformiamo la legge elettorale e la politica. Mettiamo in sicurezza il paese e poi andiamo al voto per un’Italia nuova. Coraggio.


9 commenti on “Elezioni 2013: il giorno dopo e quello che penso di getto”

  1. Ermanno Tarozzi scrive:

    Pur appartenendo alla generazione di rottamandi (per forza o per ragione) riaffermo con molta convinzione che non sia opportuno chiedere le dimissioni del Segretario Bersani. Questo per una semplice ragione. Innanzi tutto mi sembra scorretto politicamente parlando dato che, anche rispetto allo statuto, non ne ricorrono gli estremi. Los tesso Bersani ha detto che la ruota deve girare e , detto da lui, ritengo ci si possa fidare. Ma, a parte gli aspetti formali, ma anche di rispetto verso le persone ( me a son à l’antigà) penso che la canea che si è scatenata contro di lui da parte di alcuni del PD, raccolta dai nostri avversari con molti e “benevoli” apprezzamenti, non ha avuto altro esito se non quello di indebolire il Segretario proprio nel momento in cui si accinge , molto probabilmente, o almeno io spero, a ricevere l’incarico di formare il nuovo governo, ma non solo. Dovrà anche affrontare e proporre agli organi del Partito, il programma da presentare. A ciò poi si aggiungono gli impegni “istituzionali”: l’insediamento dei nostri parlamentari, la nomina dei capigruppo, la nomina dei Presidenti di Camera e Senato e dulcis in fundo, la nomina del Presidente della Repubblica. E’ troppo pretendere che, avendo vinto le elezioni, si attenda ad affrontare la questione del Segretario a dopo che questi adempimenti saranno stati compiuti? In nessun Partito fra tutti i perdenti, dico nessuno, è avvenuto quanto c’è stato da noi, VINCENTI. Siamo il primo partito alla Camera e al Senato e, alla Camera, la coalizione ha la maggioranza assoluta.
    Chiudo riportando semplicemente quanto ha dichiarato oggi Bersani su la Repubblica. Domanda di Giannini :” Segretario dica la verità . Quanto pesa l’istinto di sopravvivenza delle nomenclature? Risposta ” Non scherziamo, qui c’è il Paese da salvare. Per quel che riguarda me chi pensa che sia in gioco una questione personale o è un meschino, o è un cretino”.
    Ai carneadi la risposta.
    Con molta stima.
    Ermanno Tarozzi

  2. Matteo scrive:

    Caro Ermanno, per quanto mi riguarda non ho chiesto le dimissioni di Bersani nè intendo farlo. Sto ancora riflettendo su quanto è successo e sull’esito del voto, e più ci penso più credo che il punto sia un pò più vasto del ruolo del Segretario. Ho le mie idee ma preferisco al momento tacere, perchè la fase è complicata. Temo comunque che i fatti e le dinamiche politiche degli ultimi gg ci abbiano proiettato con un salto quantico, anni luce lontatni da quello che pensavamo tutti fino al 25 febbraio 2013. Se davvero ce ne “fottiamo dell’orgoglio” è arrivato il momento di dimostrarlo.

  3. giorgio guerra scrive:

    Se dovessimo chiedere le dimissioni di Bersani dovremmo per onestà politica e coerenza farlo a tutti livelli territoriali per i gruppi dirigenti…… e quì concordo con Matteo .Il triste 94 bolognese ce lo siamo già scordato per chi c’era allora, cambiammo per non cambiare questa è la verità.I famosi otto punti di oggi sono passati attraverso l’incomprensibile politichese di pochi e quì ognuno è maestro nel fare critiche però sulla comprensione, nell’entrare nella pancia della gente e nella cosidetta rete dove i tradizionali metodi di comunicazione oggi sono limitativi.Cominciamo a parlare di riformismo vero e concreto quello che ci fù insegnato dai padri della democrazia e della ricostruzione nella nostra città e regione. Mi chiedo se Bologna è in grado di dare un segnale di riformismo nel partito e nella società, ma sentendo i vocicchi di questi giorni sono molto preoccupato e da buon rottamato disincantato al momento vedo molte troppe cinque stelle nel firmamento che rischiano di brillare per un bel pò. Dimostriamo il “contrario”

  4. Luca Rizzo Nervo scrive:

    Caro Ermanno, ho sbagliato tempi e modi. Lo riconosco e troverò il modo di spiegarlo a tutti, anche a quelli che senza neanche chiedermi conto mi hanno riempito di epiteti. fa parte del gioco. Ma se la nostra analisi oggi è, o ancor peggio sarà nei prossimi giorni (la realtà corre, Ermanno, ottobre è in un altra era geologica) che noi siamo i VINCENTI con la maiuscola di queste elezioni, allora non abbiamo solo rovinosamente perso, siamo morti. se invece guardiamo in faccia la realtà nella sua crudezza, ci accorgeremo che c’è una occasione in questo caos: Una occasione per Bersani di mettere in pista un governo davvero di combattimento e radicalità (non sarà concessa nessuna mediazione o tentennamento) per rivoltare la politica e il Paese, e ad una nuova generazione di entrare in campo con la stessa radicalità e con lo stesso combattimento di cui credo sia capace. Che non è fare una segreteria di 40enni uno per area, fra i quali alcuni che stimo molto. E’ mettere una intera generazione nuova al comando della propria responsabilità, che lamentandosi di non averla, ha spesso schivato (perchè son fatiche). una responsabilità storica di interpretare con coraggio e giocandosi tutto un cambiamento profondissimo, in cui i concetti, i mondi, i “nostri” di riferimento si mischiano con “gli altri” e atutti bisogna dare l’idea e la concretezza di unapossibilità. Ce la facciamo? sì che ce la facciamo perchè in questo partito c’è un fracco di brava gente che non ha paura. Soprattutto in questa città, che ha avuto coraggio di cambiare e ancora molto altro deve averne. Che ha il coraggio della curiosità, della sfida. Avrò detto una cazzata (giuro sulle cose più care a fin di bene non per sciacallaggio che prevederebbe un cadavere che io non penso ci sia) ma o capiamo che sta cambiando tutto e ci proponiamo di essere noi più e meglio di altri, o verremo travolti, aspettando il prossimo congresso..

  5. Caro Luca, la mia generazione, ma in questo caso parlo solo per me, fa fatica a comprendere i cambiamenti che avvengono solo sulla carta, quelli “dimostrati” della TV e, con fatica, cerca di arrangiarsi sui social network. In questo caso specifico la situazione a cui ci troviamo di fronte, di cui parla anche Matteo, non è dissimile da tante altre che ho vissuto, seppur molto “piccolo”. La guerra, la fame, la battaglia di porta Lame,( dove mio padre, che lavorava sotto falso nome nella croce rossa, raccolse feriti partigiani amici di William ), le elezioni del ’48 , l’attentato a Togliatti, la disoccupazione non solo giovanile, ma di milioni di persone, lo sviluppo economico e poi, via via, le varie fasi che hanno caratterizzato la giovinezza e la maturità fra le quali le innumerevoli sconfitte elettorali. Tutto questo mi ha insegnato che, difficilmente la politica e le vicende della vita sono caratterizzate da processi repentini o da cambiamenti epocali tutto d’un tratto, quasi per miracolo, specie in un solo Paese, fortemente ancorato all’Europa, peraltro dominato in gran parte dalle nuove élite del mondo finanziario che dominano oggi anche la politica mettendo in discussione, almeno di fatto, le stesse regole democratiche. A ciò devono aggiungersi le mancate decisioni per affrontare la crisi economica vanificando quella possibilità che, da tempo, valenti studiosi di economia avevano avanzato (mi riferisco a Krugman, in particolare) per risollevarci da una situazione che considero, questa sì, drammatica creata dalla crisi. Verrebbe da dire, scimmiottando il marxismo leninismo, “che fare?”. Partendo da queste condizioni per ciascuno di noi si prospettano, a seconda del proprio modo di pensare, soluzioni diverse e, a volte, anche alternative. A mio parere, a parte quanto ho già scritto, la soluzione va ricercata all’interno del nostro sistema democratico. Se vuoi può cambiare il modo di rapportarsi con i cittadini, ma la difesa della Costituzione e delle nostre regole democratiche e della loro applicazione rimane, per me, il modo migliore per affrontare la situazione. Ma crediamo veramente che i nostri avversari, quelli veri, ci avrebbero lasciato vincere senza muovere un dito? Crediamo veramente che avrebbero voluto, per la prima volta nel Paese, che il PD potesse governare per di più sempre per la prima volta a seguito di elezioni e con un presidente del consiglio proveniente dal PCI?
    La risposta è che non potevano non renderci la vita difficile e, per di più, a fronte di nostri errori. La via da seguire, pertanto, non può che essere quella prevista dalla Costituzione che vede nel Parlamento il fulcro centrale del nostro sistema democratico. Analogo ragionamento va fatto per quanto riguarda il Partito. Nell’un caso e nell’altro, però, ciò che mi è chiaro è che l’avversario da battere è Berlusconi che non è solo se stesso, ma espressione anche di un potere finanziario, il più retrivo, che ne contraddistingue la fisionomia. Basterebbe guardare, o meglio studiare, l’albero delle sue compartecipazioni societarie per rendersene conto. Queste sono un tutt’uno con i mezzi di informazione legati a filo doppio con i “padroni del vapore” come li chiamò, a suo tempo, Ernesto Rossi. Anche il M5s (ormai un partito a tutti gli effetti come ha ben dimostrato lo studio dell’Istituto Cattaneo) non è disgiunto da questo sistema di potere. In questo momento, quindi, l’unica vera risorsa in nostro possesso, era ed è l’unità del Partito. Siamo l’unico Partito, che ha vinto le elezioni,e che la sta disgregando. I miei grandi maestri dell’università ed anche della vita, mi hanno insegnato che i Partiti rappresentano una sovrastruttura della società e, mai come in questo momento, esiste verità più vera. Ma far saltare anche questa sovrastruttura vuol dire, per noi, dare un aiuto formidabile all’avversario che, fra l’altro, rappresenta ed è parte, non saprei quanto rilevante, ma certamente non indifferente, della struttura economico finanziaria del nostro Paese. Concludendo non posso che dire che mai come in questo momento occorre unirsi nel Partito e dar forza al Segretario, il più esposto ad ogni stormir di fronda.
    Con rispetto ed affetto.
    Ermanno

  6. Caro Matteo, non ho neppur pensato lontanamente che tu potessi chiedere le dimissioni di Bersani. La tua nota, invece, mi ha portato a fare quanto tu hai detto: riflettere. In effetti è proprio di questo che c’è bisogno dopo le prime reazioni a caldo legate spesso, puramente e semplicemente, al senso di appartenenza variamente vissuto da ciascuno di noi. Sarebbe interessante aprire una discussione proprio sulle “riflessioni” magari in una qualche sede di Partito, lontano dai clamori della cronaca, ma vicino a quelli dell’analisi politica.
    Un caro saluto
    Ermanno

  7. Matteo scrive:

    Accolgo la tua proposta. Parliamone, c’è bisogno di confrontarsi per capire insieme.

  8. giorgio guerra scrive:

    E’ comunque bello cogliere la passione di un robusto militante come Ermanno e quella di una risorsa per il PD come Matteo.Detto questo il confronto deve essere “spietato” nel senso di mettere le mani nel piatto e fare pulizia, di idee,percorsi, persone, gruppi (personalmente rimpiango l’area riformista quella vera e non la spartizione di posti anche pr essa e per i soliti…)
    Dire oggi uscire dal palazzo sembra fare populismo, invece un pezzo di politica la si mantiene e si costruisce ancora stando in mezzo alla gente, tutta, di età e ceto sociale. Due pezzi importanti di discussione Bologna e Regione……

  9. Caro Matteo, la prossima settimana devo affrontare un problemino(spero) personale. Poi sarà mia cura cercarti perché sento molto l’esigenza che hai posto.
    Cordialità
    Ermanno


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