Incontro con i lavoratori della FIOM

ansaldo_breda-320x203Ho incontrato ieri sera un gruppo di lavoratori della Fiom a seguito del presidio organizzato lunedì pomeriggio in piazza Nettuno. La manifestazione era stata indetta per richiedere l’attenzione delle istituzioni e della politica alla situazione delle persone rimaste senza lavoro a causa della crisi. Come avevo già avuto modo di evidenziare in precedenti occasioni, sono ormai circa 17 mila le persone coinvolte da ammortizzatori sociali per quanto riguarda il comparto industriale. Erano 13 mila soltanto lo scorso giugno. In cinque anni sono fallite 150 aziende. Nel 2012 circa 350 lavoratori hanno perso la copertura degli ammortizzatori sociali e sono rimasti senza impiego. Altri 300 saranno nelle stesse condizioni nei primi sei mesi del 2013. Oltre al grave tema della disoccupazione giovanile, a preoccupare è l’aumento importante dei lavoratori “adulti” che terminano la mobilità e il sostegno degli ammortizzatori, rimanendo privi di reddito e senza reali prospettive di riconversione professionale.

La Fiom ha avanzato una richiesta di maggiore attenzione politica da parte di tutte le istituzioni verso la quota di lavoratori non più giovani, con professionalità medio-basse, donne, “condannati” a rimanere disoccupati fino alla pensione, magari facendosi carico del versamento dei contributi volontari. All’incontro, erano presenti i lavoratori della ex Sabiem, i colleghi senza lavoro della Burgo, che attendono dal 2010 di essere ri-assorbiti dalla Dismeco, quelli della Bredamenarinibus, per i quali Finmeccanica ha chiesto un altro anno di cassa integrazione straordinaria, e i dipendenti della Ceam, azienda produttrice di ascensori controllata dalla multinazionale americana Otis che ha deciso di spostare la produzione in Spagna, licenziando 90 persone a Calderara.

Come assessore con delega alle relazioni sindacali del Comune di Bologna, sto seguendo alcune di queste crisi che si susseguono tra tavoli istituzionali e accordi sindacali. Purtroppo molte di queste situazioni hanno cause mediamente lontane nel tempo, quando nei decenni scorsi il nostro territorio è stato attraversato da un’ondata di deindustrializzazione e passaggio di proprietà industriale, spesso a favore di investitori esteri e interessati più al versante finanziario che a quello produttivo. Oggi, quindi, ci troviamo sempre più di frequente di fronte alla gestione di dismissioni, piani industriali al ribasso e ipotesi di delocalizzazione a fini di razionalizzazione.

Alcuni dei segmenti industriali più maturi hanno subito una forte rivoluzione tecnologica e di mercato, toccando il fondo, altri si sono mantenuti competitivi grazie al raggiungimento di nicchie di leadership a livello internazionale. In generale, la situazione che abbiamo di fornte, nel paese come a Bologna, ci pone la necessità impellente di nuove politiche per la crescita e l’allargamento della nostra base produttiva. Intanto, però, il rischio che corriamo è quello di un impatto sociale davvero insopportabile. Su questo punto, il Comune di Bologna e le altre istituzioni del nostro territorio si considerano in prima linea. Alla Fiom ho ribadito che questa è la nostra priorità, nel breve periodo, e che in gennaio siamo disponibili a ritrovarci come da loro richiesto per rifelttere su misure condivise da mettere in campo, con il coinvolgimento del mondo delle imprese. Nonostante i vincoli del patto di stabilità nazionale e le ristrettezze di bilancio, già in questo fine d’anno abbiamo programmato investimenti dedicati ai lavori pubblici e alla manutenzione, proprio nell’intento di ridare respiro all’eonomica locale.



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