Primarie: la nostra generazione ha perso?

avanti!

In Italia da molto tempo siamo in attesa di una nuova generazione che sia in grado di scendere in campo da protagonista e non solo di guardare con interesse alla politica. Una generazione che faccia saltare il tappo che blocca e rallenta non solo le istituzioni e la pubblica amministrazione, ma anche l’economia, la finanza e il mondo della cultura. Una generazione in grado di portare sulla scena idee e interessi nuovi. Questa generazione, la nostra, sulle proprie spalle ha caricate in modo evidente la crescita della disoccupazione e della precarietà del lavoro, l’impoverimento dei ceti medi e delle famiglie, ma anche un’energia, una competenza e una voglia di combattere superiori alle generazioni precedenti. Ora che quasi tre milioni di cittadini italiani hanno partecipato alle Primarie del Csx scegliendo in modo chiaro Pierluigi Bersani come candidato Premier, in molti si stanno chiedendo che fine faranno le speranze suscitate dalla candidatura di Renzi, come se una porta nel muro si fosse magicamente aperta per poi essere violentemente richiusa senza concessioni, come se nulla fosse stato.

A Matteo Renzi va riconosciuto di essere stato in grado di mobilitare una parte importante e non scontata dell’elettorato, una parte che non mi piace definire di destra. Persone interessate a un cambiamento prima di tutto di persone, poi di idee e di valori. Renzi è riuscito interpretare meglio di altri la voglia di innovazione di una generazione e di ridarle coraggio, anche se solo in parte. Nel discorso ai suoi sostenitori dopo la sconfitta, ha parlato in modo chiaro su questo punto: <<Mi piace l’idea che dopo questa battaglia per la nostra generazione sarà più facile provarci; mi piace pensare che altri under quaranta ci proveranno>>. Dunque abbiamo dalla nostra il tempo, la passione e la libertà per provarci ancora, perchè la nostra generazione ha tutto il futuro davanti e se questa volta abbiamo dato la prima spallata, la prossima forse il cielo ci cadrà finalmente tra le mani. Ma, allora, con Renzi la nostra generazione ha perso almeno una battaglia se non la guerra?

Chi mi conosce sa che ho votato e fatto campagna elettorale per Pierluigi Bersani. Insieme ad altri, alcuni mesi fa, ho scritto una lettera aperta al segretario del PD nella quale chiedevamo si liberasse dal vecchio che lo accompagnava per navigare in mare aperto. Di accettare con coraggio le Primarie e di promuovere al proprio fianco una nuova generazione in grado produrre un cambiamento vero del paese. Ora che Bersani ha vinto, le mie parole potranno sembrare furbe, ma credetemi (se lo volete) non lo sono. Ho avuto fiducia in Berani perchè penso fermamente che la mia generazione non possa bastare a se stessa. Ne sono sicuro. La nostra generazione è già ora e sarà domani la “generazione del cambiamento”. Una generazione in grado di caricarsi sulle spalle non solo i propri interessi e le proprie sofferenze, le proprie istanze di innovazione e merito, ma finalmente di nuovo una generazione in grado di promuovere l’interesse generale e un valore che ha un valore immenso nel tempo in cui viviamo: la solidarietà. La nostra generazione non dovrà scaricare sui propri figli il debito pubblico e ambientale, dovrà tenere insieme il merito con l’eguaglianza, ma non dovrà per questo rinunciare all’ambizione di fare dell’Italia “la più bella startup del mondo”. Perchè per fare la rivoluzione bisogna essere contemporanei davvero, calarsi nei panni degli altri e comprendere lo smarrimento che prevale attorno.

La paura è il sentimento che prevale e prevale tra coloro i quali hanno un lavoro, coloro i quali hanno risparmiato con anni di sacrifici. La paura si accompagna alla rabbia e al disorientamento delle generazioni precedenti alla nostra. Nella nostra “ricca” provincia, sono in aumento i giovani che non hanno mai avuto un lavoro fisso o un lavoro punto e basta. Ma noi ci siamo nati con questo destino, al quale non ci arrendiamo. Allo stesso tempo, ad esempio, a fine 2012 sono 30 mila persone impiegate nel settore manifatturiero delle quali 16 mila in cassa integrazione. Madri e padri di famiglia che vedono crollare il mondo. Persone che nel 2013 non vedranno un miglioramento delle loro condizioni, ma che dovranno lottare non solo per il proprio posto di lavoro ma addirittura per un reddito dignitoso. Le fasce deboli della nostra società hanno subito e stanno subendo un ulteriore depauperamento delle loro condizioni, senza contare quanti oggi sono tenuti addirittura fuori dal diritto di cittadinanza come i lavoratori migranti e giovani nuovi italiani, nati qui ma senza cittadinanza. Cambiare il nostro paese per redistribuire reddito, mettere al primo posto il lavoro e la coesione sociale è una cosa considerata troppo conservatrice per la nostra generazione o forse la condizione che rivendichiamo per noi stessi?

Le campagne elettorali sono sempre un’occasione straordinaria per conoscere la comunità in cui vivi e Bologna è una città speciale da questo punto di vista. In queste Primarie, Bersani ha raccolto molti volti nei quartieri popolari della città e in fasce sociali che i politologi definirebbero con termine ormai superato “tradizionali”. Superato perchè si pensa che sia l’apparato a mobilitare quei voti, che una nomenclatura di condominio disponga a piacimento del cosidetto zoccolo duro. Ma qualcuno di quei professori che sprecano inchiostro sui giornali, ha mai bussato ad una porta in un palazzo di via Torino, in zona Mazzini, o di via Pirandello, al quartiere Pilastro? Qualcuno di loro ha presente che quei volti e quei problemi quotidiani cambiano velocemente e drammaticamente, più di quanto si possa pensare? Anziani, donne, migranti, lavoratori e impiegati, giovani, piccoli imprenditori e artigiani, nessuno escluso. Non è “un’umanità dolente” ma l’energia stessa della vita vera. A queste persone la nostra nuova generazione cos’è in grado di raccontare?

Le Primarie hanno già cambiato il Csx e il Pd. Dal voto escono una forte richiesta di mettere al primo posto la questione sociale e il lavoro come proposto da Bersani, una forte richiesta di ricambio generazionale e innovazione come in parte proposto da Bersani ma soprattutto rappresentato da Renzi, una forte richiesta di partecipazione e di onestà come richiesto da tutti. Ora tocca a Bersani assieme a noi cucire una nuova coalizione di consensi, prima ancora che di partiti. Quanto più saremo in grado di unire interessi diversi e minoranze che chiedono il cambiamento, quanto più avremo la forza di portare l’Italia fuori dal buco in cui si è cacciata. In questi ultimi 20 anni ci hanno spiegato che nord e sud non potevano rimanere insieme, che i più ricchi andavano lasciati liberi perchè avrebbero garantito anche ai più poveri un mondo migliore ed ecco come siamo arrivati: più poveri, meno liberi e più divisi, gli uni contro gli altri e senza fiducia.

Ora tocca alla nostra generazione essere protagonista in questa vicenda, non per rottamare ma per unire, non per stare nell’angolo ma per guidare.

Qualcosa è già cambiato, dall’una e dall’altra parte. La nostra generazione c’è, non torniamo indietro.



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