La Città Metropolitana e la partecipazione dei cittadini

Lunedì, il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato un progetto promosso dall’Associazione Laboratorio Urbano dedicato al lancio di un percorso di partecipazione per la Città Metropolitana. Il percorso si svilupperà in tutto il territorio provinciale bolognese e durerà circa un anno, coinvolgendo cittadini, associazioni, imprese, amministrazioni locali e tutti i soggetti che vorranno partecipare, contribuendo così a determinare l’orientamento delle istituzioni di fronte ad una delle più importanti sfide che ci attendono da qui al 1° gennaio 2014. A partire da quella data, infatti, Bologna sarà finalmente una Città Metropolitana. Starà alla nostra comunità decidere come. Di seguito pubblico l’intervento che in qualità di relatore della delibera approvata, ho tenuto a conclusione del dibattito in Consiglio.

Sintesi della trascrizione

“Grazie Presidente,

in primo luogo vorrei ringraziare chi voterà questa delibera, tanto quanto chi si asterrà (sempre che voglia astenersi ancora dopo il mio intervento). Alcuni consiglieri l’hanno già detto, si tratta di un fatto inedito nel nostro paese: la costruzione dal basso di una nuova istituzione.

Il percorso presentato alla legge regionale prevede il coinvolgimento di cittadini, associazioni, stakeholder, di un territorio metropolitano, non solo del comune di Bologna. Stanno partendo, comune per comune, gli O.S.T. dove le persone, in modo paritario, possono partecipare attarverso gruppi di lavoro, intervenire sulle tematiche, avere gli strumenti informativi necessari. Alla fine, un Town meeting concluderà il tutto, un’assemblea dove parteciperanno circa 300-350 persone, metà estratte a sorte tra la popolazione, metà invitate tra le persone che hanno partecipato ai vari O.S.T. nei comuni. Queste persone, voteranno con un telecomando e si esprimeranno sulla posizione finale che il percorso offirrà sulla Città metropolitana. Questo Consiglio e le altre amministrazioni dovranno tenere conto della proposta emersa, anche se non in modo vincolante.

Oggi, noi ci impegnamo ad aspettare che questo percorso finisca prima di assumere decisioni definitive. Io credo che questo sia un esempio certamente importante di sperimentazione sia di strumenti di partecipazione sia di metodo nella costruzione di un nuovo ente. E’ vero che l’iter di abolizione delle provincie è stato avviato con un decreto di spending review, ma è altrettanto vero che la Città Metropolitana nasce anche da una richiesta del nostro territorio che ha più di vent’anni. Dunque non ci sono alibi.

Dobbiamo avvicinarci a questo appuntamento ragionando su ciò che per Bologna significherà avere una dimensione metropolitana. Intanto, io dico, essere un territorio di un milione di abitanti … che si rappresenta a livello regionale, nazionale e internazionale come una Bologna grande … questo, a livello di attrazione di investimenti, a livello di rappresentatività sul piano delle aree urbane, della competitività del nostro territorio, non è una cosa da poco, soprattutto perché, come sappiamo, il tessuto produttivo e il tessuto sociale sono vasti e differenziati, quindi poterli rappresentare necessita oggi di una governance unitaria e rafforzata.

Un ulteriore aspetto riguarda le riforme che noi dovremo compiere. Innanzitutto tre sono le parole chiave caratterizzanti l’idea di città metropolitana che vogliamo: solidarietà, efficienza e competitività. Solidarietà che sia sopratutto una solidarietà tra territori, non solo fra noi e i cittadini; efficienza, cioé riuscire a costruire un ente che riesca, davvero in modo efficace fare di più con meno; competitività, per definire quali sono le politiche di sviluppo di un’area centrale del Paese. Queste sono le cose che più interessano ai cittadini: sapere a cosa servirà la Città metropolitana, che servizi gestirà, che riforme potremo fare per spendere di meno e meglio le risorse pubbliche e quali alleanze costruire davvero per rilanciare l’economia del territorio. Di questo dovremo discutere nel percorso di partecipazione e di questo dovremo discutere con gli altri enti, la Regione, l’attuale Provincia e gli altri soggetti delle unioni dei comuni che insieme a noi dovranno definire il destino della Città metropolitana.

Perché, vedete, se noi davvero vogliamo partire dalla questione dell’elezione diretta del sindaco metropolitano, a mio avviso, non facciamo un buon servizio ai cittadini, perché non discutiamo della questione vera: cosa deve essere Bologna nel suo futuro, dall’anno prossimo, dal primo di gennaio. Quali funzioni dovrà assumere nel governo del territorio delegati dalla Regione, quali impegni e politiche si dovranno portare avanti delegate dalle unioni dei comuni, come ad esempio verrà riformato il welfare; di questo noi dovremo parlare quando andremo a incontrare i cittadini. Ho il dubbio che chi propone l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano maledettamente e subito, in realtà nasconda  il retropensiero che questa Città metropolitana non sia da fare. Diverso è invece chi dice “ritengo che una Città metropolitana debba essere un ente di primo livello e non di secondo livello” e si ragiona insieme sull’obiettivo che questa Città metropolitana potrà avere in futuro un’elezione diretta; io posso condividere questa impostazione, credo che noi dovremmo arrivare a quell’obiettivo, ma non ci possiamo arrivare domani. Innanzitutto abbiamo una legge nazionale che, come ci ricordava la presidente del consiglio, non nasce da una riforma dell’impianto costituzionale del nostro Paese, ma nasce da un decreto di spending review, che chiarisce delle cose e ne complica altre… noi abbiamo bisogno di completare questo percorso in una relazione seria con la Regione e con il Governo, chiedendo delle modifiche, rispetto ad esempio alla rappresentatività del consiglio, come veniva detto prima… poi c’è un bilancio del Comune di Bologna da approvare con meno 40-45 milioni, una situazione disastrata dei conti pubblici, un patto di stabilità, delle cose che dobbiamo gestire oggi e francamente io credo che dire “facciamo l’elezione diretta del sindaco metropolitano domani e scorporiamo il Comune di Bologna subito (obbligatorio se scelgiamo l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano)”, voglia dire scassiamo tutto quanto.

Un altro aspetto fondamentale, che non vorrei venisse sottovalutato, è che in un percorso costituente, come quello che noi stiamo affrontando, non è l’elezione diretta quella che maggiormente garantisce la rappresentatività dei territori, ma proprio l’ente di secondo livello. Mi dispiace che una forza politica come la Lega che è federalista a Roma, sia qui centralista… optare per l’elezione diretta del sindaco o del presidente metropolitano, vuole dire dare meno rappresentatitività ai territorio… noi stiamo proprio dicendo questo: è indubbio che un ente di secondo livello sia molto più federalista, molto più rispettoso dei percorsi democratici, partecipativi, delle identità dei singoli territori, rispetto ad una realtà presidenziale o a un sindaco metropolitano eletto direttamente, che in questa fase costituente rischia di non rappresentare davvero tutte le problematiche e le identità che esistono.

Viene riportata spesso l’argomentazione che un sindaco di una Città metropolitana, in quanto organo di governo di secondo grado, non avrebbe la legittimità per governare… beh, francamente bisogna che queste persone si vadano a rileggere i manuali, non solo di filosofia politica, ma anche di pubblica amministrazione e di diritto… dire che chi viene eletto di secondo grado non è eletto dal popolo, francamente mi chiedo: il primo ministro del nostro Paese che è un primo tra pari nel consiglio dei ministri, che cosa fa? non è legittimato dai cittadini? Possiamo dire che preferiamo una situazione istituzionale piuttosto che un’altra ma dire che gli enti di secondo livello non sono legittimati democraticamente, stiamo dicendo, onestamente, una cosa che non sta né in cielo né in terra. Il modello francese che ad esempio si costruisce sulle città metropolitane di secondo livello, non solo è un esempio democratico, ma è anche un esempio di capacità di gestione della complessità urbana, tra i migliori che ci sono in Europa. Basta andare in una città francese e vedere.

In conclusione, credo che noi oggi avviamo, grazie al voto del Consiglio Comunale, un percorso molto importante per la partecipazione dei cittadini. Segnamo un punto di svolta del riformismo emiliano e questo lo dico (vedo spesso citare nomi di partiti, francamente discutere di questo sbandierando bandiere di partito mi sembra abbastanza fuori luogo) perché è un momento importante per tutti, per tutte le realtà del nostro territorio, per tutte le culture del riformismo emiliano. Stiamo affrontando una riforma delle istituzioni dal basso senza più alibi… qui in Emilia davvero abbiamo costruito gli di enti locali, un’idea di autonomia e di federalismo che ha funzionato e che funziona nel nostro paese e che oggi va aggiornata … e mi dispiace che di fronte ad una scelta certamente impegnativa e coraggiosa a volte si ceda alle strumentalizzazioni per motivi di parte, piuttosto che guardare a quello che deve essere il bene futuro di questa nostra comunità metropolitana.

Grazie”.


4 commenti on “La Città Metropolitana e la partecipazione dei cittadini”

  1. fausto anderlini scrive:

    Scusami Matteo ma qui l’ignorante sei te, non i fantomatici personaggi che accusi. Anzi sei così ingenuamente, affettuosamente e autenticamente ignorante che non ti rispondo qui, bensì su un post che mi accingo a mettere su facebook linkando questa tua ‘prova di sapere istituzionale’……..

  2. Matteo scrive:

    Grazie per l’attenzione. Attendo le tue argomentazioni. Non ho dato dell’ignorante a nessuno ma ho solamente criticato una posizione. Mi auguro non sia considerata lesa maestà…

  3. simone contro scrive:

    É possibile ricevere il testo della delibera?

  4. Matteo scrive:

    http://tinyurl.com/ctn2zer ecco il link alla delibera


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