Cerchiamo emozioni e la magia nasce dalla gente / intervista a La Repubblica

“A Bologna serve un segno identitario. Un marchio che la renda riconoscibile. E quel segno saranno i suoi 42 chilometri di portici”. Non sarebbe nuova, quella dei portici, a dire il vero. Questi però sono i portici del futuro. Ripuliti, restaurati, videosorvegliati, dotati di wifi, promossi su diverse piattaforme per lanciare l’e-commerce delle botteghe artigiane, eletti a patrimonio dell’Unesco, “se non quest’anno, uno dei prossimi”. Matteo Lepore pensa in grande, e punta sulla promozione di quello che di più bolognese non c’è, per far decollare la città. L’assessore al marketing territoriale ha già riunito una cabina di regia con Camera di Commercio e Fondazioni, e in tasca ha il “tesoretto” da un milione di euro della tassa di soggiorno, una parte dei circa 1,8 milioni sulla riqualificazione territoriale stanziati dalla giunta, e un’altra dei 5,5 milioni di fondi regionali per la rigenerazione urbana.

Ma basteranno questi fondi per 42 chilometri?
“Intanto pensiamo a partire. Stiamo facendo le riunioni preparatorie della cabina di regia e a settembre vogliamo scegliere il primo chilometro di portici. Sarà un prototipo di quel che potrebbe diventare Bologna, con wirless, cablaggio e telecamere, rifiuti porta a porta e un edifico efficiente dal punto di vista energetico. L’obiettivo è che questo tipo di progetto susciti l’interesse degli investitori privati, a cominciare da quelli del commercio, che grazie all’e-commerce potrebbe proporre online i loro prodotti”.
Avete già individuato da quale “fetta” di portico iniziare?
“Non ancora, ma le possibilità sono tante. Deve essere una sezione di portico esemplare, che sommi su di sé interessi commerciali, storici e artistici. Potrebbe trattarsi di via Indipendenza, o di via Saragozza, dalla porta al Meloncello, ad esempio. Il punto comunque è fare dei portici il brand della città”.
Si riferisce alla candidatura dei portici a diventare patrimonio dell’Unesco?
“Certo. Ci candideremo quest’anno, e se non vinceremo lo faremo ogni anno, finché non otterremo quel riconoscimento. Ma soprattutto vogliamo far conoscere Bologna nel mondo come città “candidata a quel riconoscimento” per i suoi portici”.
Ci vorrà tempo però. Nel frattempo le ultime manifestazioni in città, tra cui la Repubblica delle Idee, hanno mostrato che c’è molta “fame” di eventi sotto le Torri.
“Noi non siamo alla ricerca di grandi eventi, ma di emozioni. Quando scegliamo un evento vogliamo sceglierlo per le emozioni che può regalare. E la magia nasce prima di tutto dalla gente di Bologna, da quel mix di città internazionale, città degli studenti e città dei residenti. Tre città che raramente si incontrano, ma che quando ci riescono, fanno scattare la scintilla”.
Certo, ma qual è la ricetta per farla scattare, in concreto?
“Evitare che resti una città “usa e getta”. Di passaggio. Oltre a darle un brand, l’idea è creare pacchetti turistici integrati con Milano e Firenze, sfruttando l’Alta Velocità. Basti pensare che il nostro aeroporto ha circa 6 milioni di passaggi, mentre quello di Firenze un milione e mezzo. Ho già avuto contatti con il Comune di Firenze per creare il prossimo anno dei pacchetti turistici integrati”.
Scontando il treno per il capoluogo toscano?
“Esatto, con una card scontata si può dare la possibilità di assistere a spettacoli sia a Bologna che a Firenze. Abbiamo le più belle programmazioni estive, l’assessore alla Cultura Alberto Ronchi ha costruito uno splendido programma di eventi estivi, quindi possiamo “gemellarci” culturalmente con Firenze. Stessa cosa per Milano, in vista dell’Expo 2015, per cui puntiamo a una collaborazione soprattutto come aeroporto di riferimento, visto che Malpensa è per molti versi scomoda a chi deve arrivare nel centro di Milano”.
Nel frattempo però, bisogna rendere la città accogliente. La proposta del sindaco di chiudere tutti i locali alle due è compatibile con una Bologna turistica?
“Quella di Merola è una proposta, non un’imposizione. È ovvio che un’eventuale decisione in questo senso deve essere frutto di un accordo con i commercianti. Tra l’altro tutte le grandi città turistiche d’Europa sanno gestire le diverse esigenze del divertimento notturno. Deve riuscirci anche Bologna”.

La Repubblica di Bologna 23 giugno 2012, Silvia Bignami



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