Bologna Pride: insieme per i diritti civili …due gg dopo

Il 9 giugno hanno sfilato decine di migliaia di persone per le strade di Bologna. Non erano i passanti distratti dei TDays, ma il popolo del Pride che quest’anno ha deciso di trasformarsi nel movimento dell’orgoglio LGBT e dell’orgoglio emiliano. Ebbene sì, solidarietà all’Emilia-Romagna con questo Pride ma non solo… come qualcuno ha commentato, forse la lotta contro le discriminazioni verso la comunità LGBT non sarà il tema decisivo della prossima campagna elettorale, ma rappresenta una battaglia che non si può non fare. Mai come nel 2012, il Pride ha dimostrato che si può scendere in strada per affermare i propri diritti aprendosi al resto della società, parlando anche di essa… credo sia questa la strada da seguire e il Partito Democratico farebbe bene a seguirla. Non è possibile essere per i diritti civili a compartimenti stagni, se l’Italia vuole essere un paese migliore, infatti, occorre un progresso effettivo per tutti i soggetti sociali oggi limitati nella loro libertà civile… questo vale per le donne, per i migranti, vale per le nuove generazioni e per tutte quelle persone che portano avanti istanze di libertà e contrasto ad una discriminazione subita, che spesso nel nostro paese è perpetrata per via legislativa (sia essa diretta o generata da caos o assenza normativa)… Bersani si è lanciato sulle Unioni Civili e nel suo discorso ha richiamato in parte la necessità di allargare il discorso dei diritti civili. Mi auguro che non ceda alle sirene degli spin doctor e continui, perchè il nostro PD ha bisogno di anima e di cuore se vuole appassionare. Il Sindaco di Bologna è salito sul palco del Pride e ha pronunciato questo discorso…  “Benvenuti a Bologna!Sono felice che Bologna possa ospitare, ancora una volta, il Pride. E lo faccia, quest’anno, qui in Piazza Maggiore, nel cuore della città.

Per prima cosa voglio salutare e dare il benvenuto a Bologna al signor Zamudio, padre di Daniel Zamudio. La notizia della morte di Daniel ha fatto il giro del mondo, scuotendo l’opinione pubblica e spingendo il Cile ad approvare una legge contro le discriminazioni, subito ribattezzata ‘Legge Zamudio’.

Continua nel blog di Virginio Merola



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