OpenData bene comune: Bologna si muove

Internet come bene comune fondamentale e liberta’ di accesso ai dati della Pubblica amministrazione, questi gli impegni verso cui intende muoversi il Comune di Bologna. La crisi sta trasformando il tessuto produttivo emiliano e bolognese, per questo occorre individuare nuovi strumenti e nuove dotazioni pubbliche per sostenere l’innovazione delle piccole e medie imprese. La connettivita’ con banda larga e la disponibilita’ di “open data”, insieme agli spazi per il coworking, la formazione manageriale e il supporto al credito, rappresentano beni comuni del futuro che la PA insieme agli altri attori locali devono mettere a disposizione, al pari delle aree produttive attrezzate e degli isitituti tecnici professionali inventato decenni fa dal modello emiliano.

Intervenendo al seminario di OpenBologna all’Urban Center, sul tema “Opendata – perché, come, con chi, per chi” – nell’ambito del Festival delle Libertà Digitali – ho assicurato l’impegno da parte dell’Amministrazione comunale per la piena operatività dei principi-guida dell’open government (elettronico e non): trasparenza, pubblicità, disponibilità e accesso semplice e intuitivo a informazioni, procedure, processi, documenti, atti, decisioni, dati primari rielaborabili/riaggregabili.

Intanto, il Comune di Bologna pubblica da oggi in formato open (.csv con licenza Italian Open Data Licence (IODL) una serie di dati riguardanti l’utilizzo della rete civica e dei suoi servizi: il numero degli utenti di Iperbole,  i dati sulle postazioni pubbliche di navigazione, utenti e accessi al wi-fi, pagine visite e contatti al sito web fino al 2009. Una piccola azione, solo un assaggio di quanto verrà prodotto nella fase operativa del piano già avviato dall’Amministrazione in tema di Open Data. A fine ottobre sarà infatti disponibile una rilevazione dei potenziali Open Data che il Comune potrà esporre.

Ci piacerebbe che anche da espressioni della società civile, come OpenBologna, da associazioni, da imprese e comunque da cittadini interessati a questi aspetti del “governo locale aperto” venissero suggerimenti, proposte e idee per tipologie di dati da “aprire” e di possibili usi/servizi/progetti a questi correlati, individuati anche attraverso un processo partecipativo sul modello di quello messo in atto dal governo inglese: http://data.gov./opendataconsultation.


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